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Cronaca

Faac sotto sequestro, appello a tutela delle sorti aziendali. I Manini: 'Per alcuni è solo fonte di denaro'

Unindustria e sindaci si appellano affinche il braccio di ferro tra Curia e familiari possa trovar fine per non impedire lo sviluppo dell'azienda. I Manini piccati: 'Appoggiano pretese della Curia. Noi sappiamo che la Faac sia bene prezioso, altri invece...'

Una querelle senza fine quella per stabilire chi abbia diritto all'eredità di Michelangelo Manini (patron della Faac - multinazionale leader nell'automazione dei cancelli) che vede fronteggiarsi in tribunale i familiari dell'imprenditore scomparso e la Curia, cui un testamento (impugnato dai cugini del defunto) investirebbe come unici eredi secondo le ultime volontà espresse dallo stesso.
E se è oltre un anno che la battaglia legale va avanti, sono per l'esattezza 436 giorni che la proprietà di una delle principali imprese del nostro territorio è sotto sequestro a causa di una vicenda.

L'azienda aveva invocato un way-out, temendo ripercussioni gravi per la propria attività. E ieri si sono riuniti per discutere della questione anche il presidente di Unindustria Bologna Alberto Vacchi, e i sindaci di Bologna e Zola Predosa, Virginio Merola e Stefano Fiorini.

"Per il secondo Natale consecutivo la Faac, con tutti i suoi collaboratori - scrive il numero uno di Unindustria - è costretta ad assistere ad un estenuante quanto estraneo braccio di ferro che si consuma sulla propria pelle. Nel rispetto della piena autonomia della giustizia, ci appelliamo affinché questa situazione trovi al più presto una soluzione". "Credo che tutte le istituzioni interessate in questa vicenda debbano al più presto trovare soluzione allo stallo che impedisce lo sviluppo della Faac", ha aggiunto il sindaco Merola.

L'appello non è rimasto a lungo senza risposta. "Noi - hanno commentato i familiari di Manini - condividiamo le preoccupazioni per il futuro della Faac ma non è lanciando scomuniche, allarmi o proclamando certezze che la situazione si risolve".  Secondo i familiari l'appello rivolto dai sindaci e dal presidente Unindustria sarebbe peraltro "teso solo ad appoggiare le pretese della Curia di Bologna". I parenti dello scomparso patron della multinazionale sottolineano anche che "il Giudice ha posto, per due volte, sotto custodia tutelare (dire sotto sequestro è una forzatura) le azioni della Faac e non l'azienda. Un collegio giudicante ha confermato il provvedimento, una Corte d'Appello ha rilevato questioni di 'rito' e non di sostanza. Non si confondano le cose per altri fini". "Noi - continuano - siamo pronti a sederci attorno ad un tavolo, ma a parità di dignità e senza minacce di denunce, licenziamenti, anatemi o altro. La famiglia Manini-Rimondi è consapevole, avendola creata, che la Faac SpA sia un bene prezioso anche produttivamente ed economicamente per la città e il Paese. Sono altri che pensano sia solo un luogo da dove trarre denaro per 'opere di bene'".




 

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