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Pierluigi Prata

Pierluigi Prata

Un tempio del ferro in via Caldarese: 'Fra l'incudine e il martello trova spazio l'arte'

Pierluigi Prata racconta il mestiere del fabbro: "Un'arte appresa da mio nonno e da mio padre che porto avanti con lo stesso amore. Tutti entrando in bottega restano sbigottiti"

"Quando guardavo mio nonno trasformare il ferro in fiori pensavo che fosse una magia e immaginavo di poterlo fare anche io". E infatti oggi, a quasi 90 anni di distanza dal giorno in cui Antonio Prata cominciò la sua attività di fabbro (al tempo con un laboratorio in via San Petronio Vecchio, mentre ora la bottega si trova in via Caldarese) il nipote Pierluigi porta avanti una tradizione che è mestiere, ma è soprattutto arte.  

Il luogo è magico davvero, con i suoi archi, la luce soffusa e l'odore di ferro e vernice, le pareti colme di oggetti, dal soffitto decine di lampadari e poi serrature, disegni, calchi, vecchie fotografie e ricordi: "Per me questo luogo ha sempre avuto un grande fascino e quando da bambino venivo a trovare mio nonno ero letteralmente rapito da tutto quello che vedevo. E lui non riusciva a stare lontano da qui: persino la domenica mattina, prima che andassimo a pranzo tutti insieme in famiglia, dovevamo passarlo a chiamare qui e lo trovavamo mentre leggeva il giornale vestito a festa in mezzo ai suoi attrezzi. Lui prendeva una foglia portata sull’uscio della bottega dal vento autunnale e per insegnarmi quest’arte ne faceva un’esatta copia in ferro. Vedendo con quale abilità forgiava il metallo io restavo a bocca aperta e già mi innamoravo di questo lavoro, già lo sentivo mio, sin da molto piccolo”.

Antonio, Giancarlo, Pierluigi: tre generazioni che portano avanti un mestiere ormai raro. Come è avvenuta la trasmissione della passione per questo lavoro da padri in figli? 

"Naturalmente nulla è stato imposto nè a me nè a mio padre. Semplicemente abbiamo raccolto un'eredità fatta di lavoro e sacrifici, ma anche di gratificazioni e riconoscimenti: tantissimi questi ultimi. Mio nonno è tre volte cavaliere del lavoro, fra i nostri clienti Kirk Douglas e Greta Garbo, molte le opere indimenticabili firmate Prata, fra cui un ritratto a sbalzo su lastra di lamiera di Papa Giovanni e uno di Heisenhower. Nel mio caso in particolare, il testimone l'ho afferrato quando Angelo, un aiutante storico di mio papà, mi ha regalato la sua cassetta di strumenti di lavoro prima di interrompere la sua attività: tempo di finire la scuola ed ero già in bottega con mio nonno". 

Un po' di storia dei Prata?

"Mio nonno è nato nel 1896 e ha cominciato la sua attività sin da bambino: all'epoca finzionava così. Andò a  imparare il mestiere in una bottega della provincia tra Bologna e Ferrara. Nei primi anni del '900 Antonio Prata lavorava come operaio a Bologna nella migliore bottega di ferro battuto di Bologna: è qui che si  distingue subito per talento e capacità. Scoppiata la Prima Guerra mio nonno è arruolato nel Genio, dove in una piccola bottega da campo fa il maniscalco per ferrare cavalli, muli e somari e per diletto crea rose, calamai, forgia oggetti recuperando e trasformando reperti bellici. Si fa notare così dai suoi superiori, riuscendo a superare il conflitto mondiale solo con una ferita lieve ad un braccio. Finita la guerra aprì una bottega tutta sua, in via San Petronio Vecchio, che gestirà per circa quindici anni".

Il lavoro cresce, le commesse aumentano e una sola bottega non basta più. Antonio quindi decide di aprire una seconda bottega in via Cherubini, al tempo in “aperta campagna”, che affida in gestione a mio papà e ad alcuni dei suoi operai. Alla nuova bottega arrivano commissioni importanti da Roma: scalinate per numerosi alberghi tra i più prestigiosi della Capitale, tra cui il Residence Palace, ai Parioli, il Continental, in via Archimede".

E nonno Antonio fino a quando ha lavorato qui?

Ha seguito la sua amata bottega fino all'età 90 anni, un grande privilegio. Se ne è andato nel 1994, a 98 anni. 

E' più mestiere o più arte il vostro?

E' decisamente più arte. 

Quali sono gli articoli maggiormente richiesti dai suoi clienti? 

"Un po' di tutto a dire il vero, fra letti, lampade, appendiabiti, cancelli e oggetti più piccoli. La personalizzazione e lo studio del progetto condiviso con il committente  sono due elementi a cui non rinuncio: fra le cose che si possono vedere qui anche un attaccapanni sui generis. Me lo ha chiesto un musicista ed ecco che la struttura è un pentagono e i ganci delle note..." E fra le curiosità artistiche anche un copri-tacco-gioiello per scarpe decolletè, un enorme gallo che gode della compagnia dell'amico pavone (orgogliosamente ingombrante con la sua coda a ruota), un portalampade a tema floreale e tante altre creazioni fra cui perdersi". 

Pierluigi, quali sono i passaggi del suo lavoro dunque? Quale la cosa più difficile?

"Parto da un'idea data, fa un'indicazione, da una foto. Poi realizzo un disegno in miniatura e se questo piace al mio cliente, allora lo ingrandisco e comincio lo studio della struttura e del disegno. Il ferro si scalda, si modella e così via...La cosa più difficile per me è dare un prezzo a quello che faccio: se dovessi contare le ore non basterebbero cifre a tanti zeri, ma poi si ridimensiona tutto e l'amore che ci metto finisce per non avere un costo..."

Chi continuerà la tradizione dopo di te?

"Non ho figli e per il momento non lo saprei proprio dire. Intorno alla bottega gravitano amici che vorrebbero imparare il mio mestiere, che hanno grande curiosità e staremo a vedere. Una mancanza che sento è quella legata a una qualche formula di apprendistato, insegnamento...manca la figura del maestro artigiano e se alcune scuole non portassero bambini e ragazzi a visitare il mio 'tempio' credo che non saprebbero neppure dire cosa sia un fabbro". 

Come reagisce la gente entrando in questa bottega?

"A parte gli habituè (si sa, la bottega ha i suoi fedelissimi frequentatori e curiosi) chi entra notanto quella minuscola porticina, poi resta ammaliato: evidentemente questo è un luogo che suscita particolare curiosità e che affascina. Il marito di una ragazza americana che studiava qui a Bologna si è talmente invaghito del mio mestiere che è venuto a impararlo e periodicamente torna a trovarmi per lavorare un po' insieme. Negli USA, in West Virginia, adesso anche lui ha la sua bottega". 

ALCUNE DELLE OPERE FIRMATE PRATA. Tutti i settecento lampioni della Repubblica di San Marino, i lampioni di via D’Azeglio a Bologna, strutture (cancellate, bacheche) per chiese, tra le più importanti, anche San Petronio. E sempre a Bologna, in via Tagliapietre la teca che ospita la statua di Santa Rita e ancora opere anche per aziende e per famiglie illustri della borghesia e dell’industria bolognese, l’attività di Antonio Prata si fa sempre più intensa, apprezzata e prestigiosa, anche attraverso collaborazioni con noti architetti e professionisti.

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