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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca Calderara di Reno

Crisi azienda Perini, 66 licenziamenti sul tavolo della trattativa

Presidio di lavoratori sotto il palazzo della città metropolitana

Le paure dei lavoratori della Perini di Calderara sono arrivate fin sotto le Due torri: stamattina, in via Zamboni, tra le colonne davanti all'entrata della Città metropolitana, campeggiava uno striscione con scritto "Quale futuro per la Fabio Perini?". Tutt'attorno 30 lavoratori e lavoratrici che chiedono di "essere ascoltati"; arrivati fin lì perché hanno "bisogno del sostegno e della vicinanza di tutta la cittadinanza. Se rimaniamo da soli abbiamo perso".

Sono i dipendenti della Casmatic, azienda di Calderara di Reno parte della Fabio Perini di Lucca, dove sono scattati licenziamenti per 66 persone, "anzi, 66 esuberi", riassumono due dipendenti. Sono in presidio e scioperano mentre a Palazzo Malvezzi si tiene il tavolo territoriale con la Città metropolitana per cercare una soluzione salva-addetti.

Due donne, poco più che cinquantenni, spiegano che 66 esuberi non riguardano solo i dipendenti, "sono 66 famiglie: mogli, mariti e figli, con tutte le conseguenze". Il 13 gennaio scorso l'azienda ha presentato l'avvio della procedura di licenziamento di 66 dipendenti e il trasferimento della produzione nello stabilimento di Lucca. E chi ha scoperto della cosa ha fatto un salto sulla sedia:

"Un conto è quando decidi di trasferirti, un conto è se te lo impongono". "Io ho un mutuo qui a Bologna. Non ho moglie e figli, quindi potrei essere tra i più agevolati in un trasferimento. Ma comunque ho una vita qui", racconta M., impiegato dal 2009. "Si potrebbe pensare di fare i pendolari e rientrare nel fine settimana a Bologna. Ma stare così tanto tempo per strada, con l'età che avanza, è pericoloso". Eppoi, si obietta, "se l'azienda avesse i soldi per pagarci gli alloggi per fare i pendolari settimanali, non ci sarebbe bisogno di licenziamenti o trasferimenti".

Casmatic opera a Calderara di Reno da oltre 30 anni e negli anni ha avuto "anche 300 dipendenti", ora scesi a 118. Per loro, come sintetizza un comunicato di delegati e Usb, che la scelta dei licenziamenti e dei trasferimenti "significa, nella sostanza, chiudere lo stabilimento di Lippo".

E questo "non implica solo ricadute sociali gravi per le famiglie, ma una grave perdita del patrimonio industriale sul territorio ed un ulteriore impoverimento della nostra comunità cittadina". I lavoratori spiegano che il ricorso a "licenziamenti collettivi e trasferimenti ormai avviene ciclicamente. Anzi, prima le crisi erano settennali, ora si sono ridotte a quattro anni".

Alcuni dipendenti storici parlano di periodi in cui succedeva ogni dieci anni. Al calo del fatturato si risponde risolve "con licenziamenti lineari. Perché è più semplice fare così che indagare le cause del calo". "Si paga sempre dal basso, mai dall'alto", constata una dipendente che chiosa: "è una legge questa, la più semplice.

Le persone non sono più persone ma semplici numeri". Ai lavoratori in lotta della Perini esprimono solidarietà Fim-Cisl e Fiom-Cgil: "Nel rigoroso rispetto delle prerogative di tutti gli attori coinvolti in questa difficile vertenza e delle organizzazioni sindacali investite di questa responsabilità dalla rappresentatività dei lavoratori (o'leggasi Usb, ndr), auspichiamo il raggiungimento di un esito che salvaguardi occupazione e prospettive industriali e produttive per tutti i lavoratori dell'azienda, e che venga tutelato un patrimonio di professionalità, saperi e lavoro che ha contribuito, per sua parte, alla crescita di tutto il territorio", mandano a dire Fim e Fiom. (Vel/ Dire)

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