Catena cure dentali fallisce dopo lockdown, i clienti: "Pagato in anticipo, lavoro mai finito"

Dopo la fine del lockdown una delle numerose catene per cure dentali che hanno aperto in questi anni porta i libri in tribunale, lasciando però i clienti con prestiti finanziati anticipati e le cure ancora non prestate. I casi in tutta la regione

A Ravenna una signora ha speso 15mila euro di fido per 'rifarsi' le arcate dentali: oltre al prestito, sta gestendo dolori alla bocca e il terrore di restare senza denti. Ma c'è anche chi di denti non ne ha più da un po', "aspettando l'intervento" promesso, e non esce più di casa.

A qualcun altro, che non poteva accedere al finanziamento, è stato chiesto di poter pagare in nero: "L'ho fatto, ma i lavori non sono stati terminati". Un reggiano, invece, durante il lockdown si era premurato di contattare il call center per chiedere conferma delle riaperture e nessuno aveva lasciato trapelare dubbi: si stava solo attendendo l'ok del Governo e nel frattempo 'sanifichiamo gli studi, predisponiamo i protocolli di sicurezza' e così via. Adesso, si ritrova con un finanziamento di 6mila euro a fronte di cure, in realtà, appena iniziate.

Un altro ravennate ha pagato in anticipo, già a novembre, otturazione ed estrazione per un totale di 1.500 euro: più della metà del lavoro non si è visto. Intanto, il marketing tirava: "Se mi porti almeno tre nuovi pazienti ti facciamo lo sbiancamento gratis".

Stessa musica a Forli', dove un'onerosa parcella saldata in anticipo ha prodotto solo un pezzetto di intervento, con dilazioni continue anche "per via dell'emergenza coronavirus". Adesso, però, le sedi sono chiuse e i numeri indicati su internet o sulle porte delle varie cliniche, sono diventati irraggiungibili o addirittura inattivi.

Ma c'è anche chi ha incontrato per la strada "il medico che mi aveva convinto a sottopormi agli interventi: non ho potuto fargli un bel sorriso, perché sono senza denti da molti mesi. Ma nessun problema, appena mi ha visto ha cambiato strada". È lo scenario dentro cui si devono muovere oggi i pazienti di Dentix, realtà che ha presentato istanza pre-fallimentare in Tribunale.

Catena dentisti fallisce dopo lockdown, i clienti: "Abbiamo pagato, cure mai finite"

Le associazioni dei consumatori, da Adiconsum Cisl Emilia centrale a Federconsumatori Modena e non solo, sono al lavoro per attutire il peso del crac sugli utenti finali, spesso poco informati o conquistati da strategie di marketing piuttosto aggressive, in realtà.

Se in Emilia-Romagna l'azienda ha cliniche nei territori di Carpi, Reggio Emilia, Imola, Ferrara, Forli', Ravenna e Rimini, spiega Massimo Rancati, operatore Adiconsum Emilia Centrale: "La prassi per Dentix pare essere quella del finanziamento 'altamente consigliato' per far fronte alle costose cure odontoiatriche, in maniera tale da incassare immediatamente l'intero importo scaricando interessi e rischi sul consumatore".

Ma se le cliniche "non rispondono già più ai pazienti, la nostra associazione, invece, c'è. Scriveteci. Siamo pronti a fornire tutte le tutele del caso, a partire dall'annullamento del finanziamento", assicura l'operatore Adiconsum.

Anche il centralino di Federconsumatori Modena, che in queste ore parla di "disastro annunciato" ricordando la precedente vicenda IdeaSorriso, risulta tra quelli più bollenti. "Mi hanno estratto tutti i denti- spiega una persona beffata- dell'arcata superiore. Attendo la conclusione dei lavori da marzo. Ora mi vergogno ad uscire di casa. Mi hanno assicurato che i lavori riprenderanno, ma non mi sanno dire quando".

Finanziamenti 'altamente consigliati': la denuncia alle associazioni di consumatori

Oppure, "hanno insistito per un finanziamento- è un'altra delle testimonianze raccolte nell'area di Carpi- avrei preferito pagare un acconto e poi il resto ad avanzamento lavori. Niente da fare. Alla fine ho sottoscritto un importante finanziamento direttamente da loro, senza vedere nessuno della finanziaria. Era ottobre, i lavori dovevano iniziare subito, ma gli appuntamenti venivano continuamente rinviati con le scuse più diverse. Intanto ho cominciato a pagare puntualmente le rate, senza vedere un dentista. Poi è iniziata la pandemia...".

Un altro consumatore racconta: "Il preventivo era buono, e mi è stato presentato assieme al finanziamento come se fossero una cosa sola. Ho iniziato i lavori, mi hanno messo un perno in bocca, e da molti mesi sono in attesa di continuare i lavori, che nel frattempo ho pagato quasi per intero".

L'associazione di categoria: "Pronti a dare una mano"

Nel frattempo, l'associazione nazionale centri odontoiatrici (Ancod) si candida a dare una mano ai pazienti rimasti orfani. E' stato chiesto un incontro al ministero dello Sviluppo e al ministero della Salute, per dare la propria disponibilità a più livelli "in relazione alle criticità che stanno emergendo a causa degli studi e delle strutture odontoiatriche che non riusciranno a riaprire a seguito dell'emergenza Covid-19".

Le strutture associate ad Ancod (sono soci DentalPro, Primo, Caredent, Vitaldent, HDental, Dentalcoop, Veradent) hanno già riaperto e i centri che l'associazione rappresenta, pur non avendo relazioni con Dentix (non socia di Ancod), "sono disponibili per trovare soluzioni in primis a beneficio dei tanti pazienti che rischiano di perdere il proprio punto di riferimento per le cure odontoiatriche".

Di fronte alle notizie sulla crisi di Dentix, dice Raffaele Abbattista, direttore generale di Ancod, "a parte l'iniziale sgomento, ci siamo da subito attivati per capire l'entità delle difficoltà e stiamo cercando di capire come poter essere utili al fine di tutelare la salute dei pazienti. Per noi, prima delle polemiche sul settore, vi è la piena e ferma volonta' di sostenere i pazienti e le cure".

Dunque, mano tesa per curare i pazienti "con finanziamenti, collaborare con ministeri e parti sociali", ribadisce Michel Cohen, presidente di Ancod, ma chiedendo di non screditare il settore e i suoi 'meccanismi' di funzionamento. In particolare Ancod respinge le idee espresse da Federconsumatori, "sono battaglie di retroguardia, a difesa della vecchia corporazione che ha sempre vessato i pazienti con prezzi alti e nessuna garanzia".

Non solo clienti: anche 400 dipendenti del gruppo "preoccupati"

Se i pazienti di Dentix ("a migliaia" rimasti senza cure, o curati a metà per lo stop aziendale, nonostante gli anticipi versati) piangono, i dipendenti non ridono di certo: gli oltre 60 laboratori sparsi 12 regioni contano oltre 400 dipendenti e per loro è "fortissima la preoccupazione", dicono Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil.

Da settimane -spiegano i sindacati- i lavoratori sono "senza notizie certe su una possibile riapertura, nonostante la ripartenza di alcune aziende concorrenti. Anche dalla sede amministrativa di Milano tutto tace, ed non aiutano a rasserenare gli animi le voci delle difficoltà economiche e di un problema di liquidità che metterebbe a rischio la sopravvivenza stessa di Dentix Italia".

I dentisti, continuano Filcams, Fisascat e Uiltucs, erano "estranei alla gestione organizzativa, e si sono trovati, in questi mesi a dover sopperire alla mancanza di comunicazione" della società con la clientela che appunto è andata a chiedere aiuto alle associazioni di difesa dei consumatori; nel mirino sono finite pratiche di marketing aggressivo che proponevano anche trattamenti non necessari e casi di pagamenti anticipati per cure mai effettuate.

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La questione è molto sentita in Emilia-Romagna. Da Reggio Emilia a Rimini, da Modena a Ravenna, ma anche a Bologna e Forlì si moltiplicano i casi di persone danneggiate, e ora si somma l'allarme occupazionale, soprattutto perché il 21 giugno scadono le ulteriori cinque settimane di cassa integrazione in deroga". (Dire)

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