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Martedì, 16 Agosto 2022
Cronaca

Padre di Federico Aldrovandi: "Oggi la decisione su licenziamento agenti"

Stamattina in aula per conoscere la decisione per i poliziotti. Il 25 gennaio sarà la madre del ragazzo ad andare in aula: la donna è infatti accusata di diffamazione

Oggi Lino Aldrovandi, il padre di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto nel 2005 durante un controllo da parte della Polizia, si è presentato al Tribunale di Bologna per ascltare la prima  delle udienze che stabiliranno la pena per gli agenti condannati: “Non voglio neanche pensare che non li licenzino”. A riportare le dichiarazioni è Zic.it. “Mio figlio è stato ucciso senza una ragione da quattro schegge impazzite. E non sono parole che uso io, da padre, sono quelle scritte usate nella sentenza”. Oggi il Tribunale di sorveglianza di Bologna deciderà se i sei mesi li dovranno trascorrere in carcere (“Purtroppo con l’indulto la pena è scesa a soli sei mesi”, ricorda Lino) oppure se, accogliendo le richieste della difesa, potranno usufruire degli arresti domiciliari o dell’affidamento in prova ai servizi sociali.

TRE ANNI SCONTATI DALL'INDULTO, RIMASTI SOLO SEI MESI. Ed è così iniziata, davanti al tribunale di sorveglianza, la prima delle udienze che dovranno decidere la sorte dei quattro agenti di polizia condannati in via definitiva per eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi. Per Enzo Pontani, Paolo Forlani, Luca Pollastri e Monica Segatto la Corte di Cassazione nel giugno scorso aveva confermato la pena di 3 anni e 6 mesi (3 anni scontati dall'indulto) ed ora i giudici della sorveglianza dovranno decidere come e dove far scontare i sei mesi residui della pena.

I legali hanno presentato richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali o in alternativa la detenzione ai domiciliari. A palazzo di giustizia questa mattina si sono presentati Pollastri, Forlani e Segatto. C'é anche il papà di Federico, Lino: "I 6 mesi di carcere sarebbero un segnale positivo e di trasparenza. Un monito per chi con la divisa abbia a commettere fatti simili. Secondo me ci sono gli estremi per il carcere, ma non me lo aspetto. Per me invece il messaggio che arriva dalla tre sentenze è che queste persone non devono più vestire la divisa. Queste persone devono essere licenziate"

"Per il papà di Aldro, però, arriverà subito dopo “la parte più importante della storia di questi quattro individui che hanno ucciso mio figlio”- scrivono su Zic.it - Ne abbiamo parlato con lui proprio a Bologna, qualche giorno fa: Lino ha incontrato Haidi Gaggio Giuliani a Vag61, dove la mamma di Carlo ha presentato il libro “Non per odio ma per amore”. Al di là di cosa dirà il Tribunale di sorveglianza, Lino attende di conoscere soprattutto cosa deciderà “la commissione, probabilmente istituita dalla stessa Polizia, che potrebbe portare al licenziamento” dei quattro agenti condannati. “E’ la cosa più importante affinchè fatti del genere non accadano mai più, anche se visto quello che succede- dice Lino, con amarezza- comincio ad avere qualche dubbio su questo”.

SOSPENSIONE TEMPORANEA O RADIAZIONE? La posizione disciplinare - sospensione dal servizio, radiazione dalla polizia o altro in seguito alla condanna definitiva - è distinta infatti da quella penale e demandata ai consigli provinciali di disciplina delle questure del Nord Italia in cui i quattro poliziotti svolgono ora servizio: secondo l'orientamento giuridico, hanno più volte spiegato i legali, trattandosi di reato colposo e non doloso, sarebbe prevista la sospensione temporanea, ma il rischio è anche quello della radiazione. La decisione della disciplinare é autonoma e svincolata da sentenza penale e provvedimenti della Sorveglianza, anche se, ha fatto notare Lino Aldrovandi, i due percorsi si influenzano. E' probabile che la sorveglianza oggi si riservi sulla decisione.

LA MADRE DI ALDROVANDI ACCUSATA DI DIFFAMAZIONE: IN AULA IL 25 GENNAIO. Il 25 gennaio, intanto, sarà la madre di Federico, Patrizia Moretti, a dover comparire in una aula di Tribunale nelle vesti di imputata: è stata accusata di diffamazione, insieme ai giornalisti che riportarono le sue parole, dal primo magistrato che si occupò di indagare sulla morte di Aldro. “Mia moglie parlò di indagini non svolte correttamente e di fascicoli che restavano vuoti, la sua era una critica- commenta Lino- ma tutto quello che ha detto, alla fine, è stato messo nero su bianco anche dai giudici, che anzi sono andati anche oltre”.

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