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Fertility day, Pd: "Comune e Università possono contribuire a promuovere un confronto vero"

Sulla contesta campagna informativa voluta dal Ministero della Salute, intervengono anche i parlamentari del Pd bolognesi, bocciandone la scelta comunicative e proponendo di 'aggiustare il tiro', con il supporto di Comune e Unibo

Bologna è una delle tappe del programma di iniziative del fertilità day lanciato dal Ministro Lorenzin con l'appoggio del Comune felsineo, che però - attraverso le parole dell'assessore alle politiche della Salute, Luca Rizzo Nervo - ha voluto prendere le distanze dalla campagna informativa adottata per il lancio della giornata, sulla quale sono piovute aspre critiche nelle scorse ore.

Anche i parlamentari del Pd di Bologna si uniscono alle parole di dissenso per come è stato scelto di comunicare il tema. "Se è vero che una coppia su cinque non può avere figli -in Italia- non può avere figli per ragioni di salute è anche vero che altrettante coppie, forse di più, non possono avere un figlio a causa di difficoltà economiche o sociali".

Così l'Onorevole dem Lenzi che sprona Comune e Università di Bologna "che hanno collaborato all'iniziativa, con le migliori intenzioni", a "non aderire alla contestata campagna comunicativa, ma - aggiunge l'onorevole - possono contribuire affinché l' annunciato "fertility day"  sia una occasione di confronto vero, nelle sedi opportune, per affrontare in modo scientifico e serio tutte le cause del calo della natalità e dell'aumento delle patologie che causano sterilità".

 

LA POSIZIONE DEL COMUNE. L'Assessore alla Salute Rizzo Nervo ha fatto sapere che il Comune ha risposto ad una richiesta di supporto organizzativo e logistico arrivata dal ministero della Salute per la realizzazione dell'evento del FD (In programma per il 22 settembre) ma che i contenuti dell'iniziativa sono a cura del Ministero e sconosciuti fino al lancio della campagna dallo stesso comune felsineo. L'assessore chiarisce che la giornata "era stata presentata come un'occasione di informazione e comunicazione sulle malattie che possono incidere negativamente sulla fertilità" e anche un confronto "con il tema attualissimo della denatalità".

Ma, la campagna - ha aggiunto Nervo - "sembra colpevolizzare chi arriva ad avere figli in età più adulta, non è accettabile e tradisce una riflessione che doveva avere al centro la salute delle donne e degli uomini, delle madri e dei padri. Quindi la richiesta del Comune è "che si possa ritornare ai presupposti che hanno motivato la nostra collaborazione istituzionale e ad una coerenza con un'impostazione che troviamo snaturata dalla campagna di comunicazione, che non condividiamo. Senza questi presupposti sarà per noi impossibile confermare la collaborazione accordata”.

ALL'UNIBO CONSULENTE DEL MINISTERO DELLA SALUTE. Eleonora Porcu, presidente del tavolo consultivo sulla fertilità del Ministero della Salute e responsabile del Centro di Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita dell'Università di Bologna-Policlinico S.Orsola-Malpighi è invece tutta schierata dalla parte del ministro Lorenzin e 'difende' l'iniziativa spiegando perchè "è importante che venga portata avanti come momento di informazione e prevenzione". 

Difronte alla pioggia di reazioni negative, Porcu si dice sorpresa: "Il primo messaggio che voglio dare è che i cittadini (cittadini e non pazienti) devono avere la maggiore informazione possibile per poter scegliere come, quando e soprattutto se avere dei figli in modo assolutamente libero e in base alle proprie priorità. Non c'è niente di moralistico e non c'è niente di fascista come ho letto in giro, solo una reazione alla consapevolezza della poca e della cattiva informazione. Molte delle coppie che si rivolgono a me dimostrano infatti di non conoscere il funzionamento del proprio apparato riproduttivo.Meccanismo che comunque è molto complicato, soprattutto per quanto riguarda la donna".   

Sulla scelta comunicativa, la dottoressa non si sbilancia: "Non sono la persona adatta a dare giudizi sulla comunicazione, il mio mestiere è un altro. In generale gli slogan non mi piacciono molto, ma vedere tali reazioni nella fase preliminare delliniziativa mi ha lasciata sorpresa: non stiamo dicendo che bisogna fare dei figli entro i 30 anni d'età (e che bisogna farli), diciamo solo che che quello è l'apice della fertilità: oltre non c'è un baratro, ma un calo. Fra l'altro i tempi fortunatamente per la donna sono cambiati, non c'è più quell'obbligo di maternità che era tipico di qualche decennio addietro. Le interpretazioni che sono state date mi sembrano feroci e come costruite a tavolino".

 

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