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Fiaccolata anti-chiusure: la manifestazione dei ristoratori in Piazza Maggiore

Far luce su una situazione buia e incerta. Questo l'intento della manifestazione di stasera in Piazza Maggiore: "Vogliamo solo lavorare. Se restiamo aperti noi si evitano assembramenti senza controllo altrove"

Una protesta pacifica contro l'incoerenza e le modalità penalizzanti dei provvedimenti ministeriali nei confronti di ristoranti e bar: Piazza Maggiore si è accesa (letteralmente, viste le fiaccole) di commercianti alla vigilia del passaggio alla zona arancione, che da domani farà abbassare le serrande degli esercizi pubblici chiudendo fuori i clienti e restando attivi (chi può) solo per l'asporto e il delivery. E il popolo di tutta la filiera (ci sono anche i fornitori e tante altre figure legate al settore) è sceso in Piazza Maggiore con slogan come "Cenare e pranzare non è contagiare". Il Comitato Tutela Ristoranti Bologna ed Esercenti Resistenti chiede così di annullare l’orario di chiusura delle 18 e di potere proseguire l’apertura nell’orario serale, essendo convinte che sia più sicuro offrire ai clienti ambienti controllati, con postazioni distanziate e servizio al tavolo. E la protesta nei prossimi giorni si sposterà a Roma. 

Avete deciso di scendere in piazza alla vigilia di nuova chiusura, ma non solo. Quale pensate sia l'ingiustizia più grave nei vostri confronti?  Quanto pensate che influiscano sui contagi le occasioni di incontro al bar e al ristorante?  Quali sono secondo voi i luoghi e le circostanze più a rischio?

"Riteniamo che ci sia stata una forte discriminazione nei confronti dei ristoranti rispetto agli altri esercizi commerciali che anche in zona arancione hanno la possibilità di rimanere aperti, ma soprattutto non c’è ragione per cui se è consentito recarsi al ristorante a pranzo non si possa farlo anche a cena, se le misure di prevenzione sono rispettate e se chi si alza dal tavolo per qualsiasi ragione indossa la mascherina e il personale osserva le adeguate misure richieste dai protocolli - spiega Elisabetta Valenti, cotitolare del ristorante Il Pappagallo - Non ci sono mai state evidenze di contagi nei locali, crediamo però che sia necessario creare un distinguo tra ristorazione e bar, entrambi sono esercizi di somministrazione ma con modalità estremamente diverse, in entrambi i casi però se le misure di distanziamento vengono rispettate non vediamo la difficoltà di rimanere aperti in zona gialla e arancione e poter lavorare per tutto il servizio. Sono molto più a rischio i luoghi stretti e affollati come ad esempio i mezzi di trasporto, centri commerciali o peggio ancora gli assembramenti che si creano da qualche tempo la sera, dopo la chiusura dei locali, nelle piazze e nelle strade del centro"

"Una fiaccolata per accendere al crepuscolo una luce sulla situazione incerta e buia che impone regole a chi le ha sempre rispettate e volge lo sguardo altrove quando si creano situazioni e assembramenti sregolati, realmente pericolosi per la salute"

Abbiamo un nuovo premier. Cosa chiedete a Draghi?

"Sicuramente più attenzione alle richieste da noi portate avanti sulle aperture sia a pranzo che a cena e una migliore gestione delle tempistiche in caso di eventuali chiusure ed ulteriori restrizioni, fino ad ora non sono mai state prese in considerazione le enormi difficoltà causate da stop repentini e con preavvisi inconsistenti oltre ad adeguati risarcimenti in base agli effettivi mancati incassi perché le spese fisse, come affitti e bollette ad esempio, non si sono fermate di pari passo con le chiusure". 

Sulla vostra situazione c'è qualcosa che i media non dicono e a cui vorreste dare rilievo?

"Sicuramente quello che non viene tenuto in considerazione o che quantomeno è in secondo piano è la situazione di migliaia di dipendenti del settore ristorazione che hanno subito un danno enorme dalle chiusure e lamentano casse integrazioni inconsistenti ed erogate con enorme ritardo, questa classe di lavoratori sta rischiando di diventare la nuova classe di poveri e a breve con lo sblocco dei licenziamenti molti si troveranno in grande difficoltà, come anche tutta la filiera che ruota intorno al nostro settore che non potendo servire i locali ha subito un effettivo danno economico".

Cosa pensate dei gestori "ribelli" cha abbiamo visto nelle scorse settimane restare aperti anche "oltre le regole"?

"Non abbiamo mai avvallato le scelte di questi locali, pur comprendendone le necessità, che sono anche le nostre, abbiamo preferito percorrere altre strade"

Secondo voi ci sarebbe un modo di differenziare i gestori virtuosi che investono e si preoccupano per la sicurezza di dipendenti e clienti da quelli diciamo più "leggeri"?

"Se venissero fatti più controlli ci sarebbe modo di valutare più nello specifico chi è in grado anche rispetto agli spazi di cui dispone di attenersi maggiormente alle regole"

Zero pianificazione delle regole e cambi repentini di rotta

"Ciò che viene contestata è la totale mancanza di pianificazione delle regole, che sempre vengono comunicate con modalità poco chiare e soprattutto all’improvviso e con cambi repentini di rotta, che creano ulteriori danni ed esborsi oltre a quelli già subìti. Il Comitato Tutela Ristoranti Bologna costituito avvalendosi della consulenza legale dell’Avvocato Massimiliano Bacillieri, a cui è stato affidato il ricorso al TAR, la cui l’udienza è programmata per il prossimo 24 febbraio, ha deciso dunque di dare voce platealmente alle esigenze vitali della categoria, fino ad oggi completamente inascoltate". Avendo posto in essere tutte le procedure di sanificazione e sicurezza all’interno dei locali aperti al pubblico, il Comitato intende reagire, civilmente, alle forzate chiusure imposte dai decreti, che additano bar e ristoranti come unici responsabili della diffusione del virus, quando in realtà, con i dispositivi messi in atto, sono i luoghi più sicuri e anche facilmente controllabili dalle forze dell’ordine, rispetto ai caotici assembramenti in strada a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane.

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