Coronavirus, 'Qui vivono dei bambini': da Bologna il flash mob per chiedere risposte al governo

Cinnica, la libera consulta per una città amica dell'infanzia, chiede ai genitori di partecipare appendendo il cartello fuori dalle porte giovedì 30 aprile come simbolo di un'infanzia lasciata ai margini di ogni discussione istituzionale

"Qui vivono dei bambini". È la scritta che domani comparirà su portoni e cancelli delle case di Bologna e provincia per autodenunciare l'estistenza di bambini e adolescenti e per chiedere alle istituzioni di dare, a loro e alle loro famiglie, risposte concrete. 

È il flash mob lanciato da Cinnica, la libera consulta per una città amica dell'infanzia, che chiede ai genitori bolognesi di partecipare appendendo il cartello fuori dalle porte domani, giovedi 30 aprile. Alle 18:30, poi, le fotografie dei cartelli, saranno condivise sulla pagina Fb di Cinnica come simbolo di un'infanzia lasciata ai margini di ogni discussione istituzionale.

"Ognuno stamperà lo slogan #quivivonodeibambini, e lo esporrà sulla porta di casa dove, ormai da più di due mesi, vivono invisibili bambini ed adolescenti – scrivono gli organizzatori – per chiedere a gran voce alle istituzioni di riconoscere l'esistenza dei bambini e degli adolescenti della nostra città e di tutta la nazione. In questo periodo di crisi, cui è stata prestata attenzione ad ogni categoria, anche i bambini e gli adolescenti pretendono delle risposte a criticità organizzative, didattiche ed emotive che si sono trovati a vivere".

"Vogliamo sapere quali sono le strategie che verranno messe in atto per i mesi futuri nella scuola – prosegue Cinnica – intesa come contesto non meramente circoscritto alla didattica, ma fulcro esperienziale e complesso di vitale importanza dagli 0 ai 18 anni. Chiediamo che le istituzioni si facciano carico di proposte concrete ed alternative, per il bene dei bambini e dei ragazzi, per la risoluzione delle problematiche legate alla futura conciliazione tra tempo lavoro e tempo famiglia che tutti noi genitori lavoratori ci troveremo ad affrontare, per non doverli lasciare soli".

La rete di Cinnica, composta da genitori, associazioni, professionisti dell'educazione e liberi cittadini, chiede concretezza in tempi brevi e si impegna a verificare le risposte entro il 18 Maggio, data in cui, scrivono, esamineranno le risposte che le istituzioni vorrano dare.

"Vogliamo essere messi a conoscenza del piano strategico, delle tempistiche, delle modalità e degli attori che devono essere messi in azione per consentire il loro benessere anche in queste ultime condizioni senza continuare a lasciarli sommersi dalla noncuranza".

Il flashmob #quivivonodeibambini

"Abbiamo applaudito dalle finestre al lavoro dei nostri operatori sanitari. Ci siamo affacciati ai balconi cantando e suonando per alleviare la durezza delle prime giornate di quarantena e non sentirci soli. Abbiamo esposto gli arcobaleni disegnati dai nostri bambini per provare a rassicurarli. Nei passati quaranta giorni però – si legge nel testo della campagna – non c’è stata una sola indicazione dell’esistenza di un piano strutturato che prevedesse il loro ritorno nelle strade, nei parchi, nelle scuole. Persino il diritto dei bambini a poter disegnare è stato considerato 'superfluo'. Condividiamo una crescente preoccupazione per le risposte che tardano ad arrivare. Riteniamo irricevibile l’idea che davanti a problemi che sembrerebbero troppo grandi l’unica strategia al momento individuata sia stata quella per lo più di ignorarli.

"I problemi dei nostri bambini non possono essere rimossi solo perché la loro presenza mal si coniuga con il discorso pubblico che è stato costruito attorno a questa emergenza. I nostri bambini non scompariranno nel nulla solo perché le scuole resteranno chiuse. Al contrario, i nostri bambini continuano a vivere dentro le nostre case, continuano a giocare, continuano a disegnare, continuano a sperare. Ma i nostri bambini continuano anche a voler uscire, continuano a voler tornare a scuola, continuano a voler rivedere i loro amici, continuano a domandarsi quando finalmente arriverà anche per loro il momento di essere considerati rilevanti all’interno di questa crisi".

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Le richieste di Cinnica

"Con questo semplice gesto vogliamo 'autodenunciare' l'esistenza dei nostri bambini e ribadire una volta di più la necessità che i loro bisogni siano considerati e trovino risposte concrete. Chiediamo alle istituzioni di riconoscere l’esistenza dei nostri bambini. Vogliamo delle risposte in tempi brevi, soluzioni concrete per permettere ai bambini di riaffacciarsi al mondo esterno. Vogliamo risorse per sostenere i passi necessari che andranno fatti per fare in modo che questo accada. Vogliamo strategie efficaci per fronteggiare le povertà educative. Vogliamo azioni per venire incontro alle esigenze non più procrastinabili dei bambini portatori di disabilità. Vogliamo che tutte le azioni che verranno intraprese pongano al centro i diritti di tutti coloro che lavorano con i bambini (educatori, insegnanti, professionisti socio-sanitari) riconoscendo e valorizzando, non solo a parole, l’importanza strategica del loro lavoro. Vogliamo che lo sforzo immane fatto dalle famiglie, dai padri ma soprattutto dalle madri, in questo periodo dia la misura dello sforzo che ci attendiamo che le istituzioni sostengano per permettere ai nostri figli di guardarsi indietro tra 10 anni e dire che alla fine è davvero andato tutto bene, anzi, è andato tutto meglio. I bambini meritano il rispetto dei loro diritti".

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