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Focolaio nella struttura per disabili: "Gli utenti positivi sono in isolamento. Gli operatori sono tutti asintomatici"

Dopo la notizia degli ospiti positivi la struttura Casa Rodari spiega: "Lunedì 16 novembre sono state scoperte le prime due positività e dopo i tamponi la situazione è complessivamente di 18 utenti e 19 operatori positivi"

La cooperativa Cadiai conferma i numeri del focolaio di "Casa Rodari", la struttura per disabili di via Fossolo nella quale sono stati scoperti diversi casi di positività sia fra gli utenti che fra gli operatori. I chiarimenti sulla situazione arrivano direttamente dalla casa di cura, dopo che la notizia ha iniziato a circolare nel pomeriggio di ieri: "Le prime due positività sono state scoperte lunedì 16 novembree dopo i tamponi di controllo la situazione conta complessivamente 18 utenti  e 19 operatori infetti da Covid-19. Gli utenti positivi sono attualmente posti in isolamento e sono asintomatici o paucisintomatici. Gli operatori sono tutti asintomatici".

"Della situazione è stata subito informata Ausl - prosegue la nota della struttura - che comunque è da sempre in contatto con il servizio assieme alla task force che sta fornendo supporto nella gestione della situazione. La cooperativa sta facendo tutte le verifiche interne per assicurarsi che le procedure e i protocolli concordati con l’Azienda USL siano stati applicati correttamente, finora risulta così".

Sempre come sottolinea la nota: "Dal DPCM del 13 ottobre u.s. Cadiai ha sospeso le visite dei familiari. Casa Rodari attualmente ospita 19 utenti e vi lavorano 38 operatori. Gli operatori hanno a disposizione tutti i dispositivi di protezione necessari per il contenimento della pandemia ma non tutti gli utenti, per via della loro disabilità che li fa rientrare tra le categorie esonerate dall’uso della mascherina, sono in grado di utilizzarli".  

Covid-19: l'ultimo bollettino 

Cos'è "Casa Rodari" e chi ospita 

Casa Rodari è un servizio storico della città di Bologna che nasce con la deistituzionalizzazione dei manicomi ormai una trentina di anni fa proprio con l’intento di essere un servizio aperto al territorio e di vita comunitaria per i propri ospiti. Si tratta di utenti con gravi e gravissime patologie, prevalentemente cognitive, che portano chi ne soffre ad aver comportamenti che non consentono l’isolamento e il distanziamento fisico".

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