Focolaio Casa Rodari. La gestione: "Alcune disabilità incompatibili con mascherine e molti comunicano solo col contatto fisico"

L'INTERVISTA. Positivi 18 ospiti su 19 e circa la metà degli operatori. La presidente della cooperativa Cadiai Franca Guglielmetti analizza la situazione

Casa Rodari

Focolaio nella struttura per disabili Casa Rodari. Dopo la notizia dei 18 ospiti (su 19) e dei 17 operatori positivi al tampone molecolare, Franca Guglielmetti, Presidente della Cooperativa Cadiai che  gestisce la struttura, spiega cosa è accaduto cercando di analizzare anche le cause del contagio che ha risparmiato un solo utente, ora tenuto al massimo riparo. 

Qual è la situazione di Casa Rodari ad oggi e come è stata pensata la riorganizzazione di spazi e personale? 

"La struttura è organizzata per una vita comunitaria e quindi è estremamente complesso isolare gli spazi; la cosa più difficile però è confinare gli ospiti che non sono in grado di comprendere la situazione e in alcuni casi hanno un bisogno incomprimibile di muoversi; molti non sono obbligati all’uso della mascherina perchè la loro disabilità non è compatibile con questo tipo di presidio e hanno, nel contatto fisico, una delle loro principali modalità di comunicazione con gli altri. Ad oggi comunque, dato che sono positivi 18 utenti su 19, lavoriamo per tener a riparo l’unico ospite oggi negativo. Riguardo alla riorganizzazione del personale, in un contesto di carenza generalizzata di personale Socio-Sanitario e Infermieristico che da mesi stiamo cercando di reclutare e non si trova, stiamo lavorando per reperire personale sostitutivo che da altre strutture in nostra gestione dia la disponibilità ad integrare l’organico".

Vi siete fatti un'idea di come possa essere entrato il virus e di come si sia trasmesso fra gli utenti?

"Riteniamo che uno dei motivi per cui il virus si è trasmesso tra gli utenti fa riferimento alle caratteristiche degli ospiti che ho descritto prima (incompatibilità con l’uso della mascherina e contatto fisico come modalità di comunicazione); come sia entrato è difficile saperlo con precisione: come da DPCM del 13 ottobre scorso la struttura era chiusa alle visite ai parenti. Tutti protocolli previsti sono stati rispettati e la struttura è dotata di tutti i dispositivi utili come durante la prima ondata, quando invece non si è contagiato nessuno. Mi sembra comunque evidente, dato il quadro generale di evoluzione dell’epidemia, che rimane un’alea di incertezza sul modo in cui questo virus si muove e si diffonde, ragion per cui riesce a contagiare nonostante tutti gli sforzi e le azioni messe in campo. 

Quanti utenti sono al momento a Casa Rodari (con quali sintomi) e quanti di loro sono stati ricoverati?

"Sui 19 utenti complessivi, al momento sono presenti 17 utenti asintomatici o paucisintomatici, 1 è ricoverato ma con diagnosi non inerente a Covid-19".  

Come hanno reagito i familiari e che contatti riescono ad avere con figli e parenti (telefonate, videochiamate attraverso gli operatori...)? "I familiari sono stati tutti informati già da lunedì mattina delle prime positività e del fatto che si sarebbe proceduto con i tamponi a tutti gli utenti. Ora vengono aggiornati praticamente in maniera quotidiana rispetto ad eventuali novità. I familiari sono quindi piuttosto tranquilli, compatibilmente con la situazione come è comprensibile. Continuiamo comunque a fare telefonate e videochiamate tra gli ospiti e le famiglie come accadeva già prima, dal DPCM del 13 ottobre scorso".

Eravate preparati a un'emergenza come questa? Come era andata durante la prima ondata? Avevate avuto dei contagiati? 

"Eravamo preparati a questa emergenza nel senso che abbiamo protocolli e modalità di azione già sperimentati in altri contesti che abbiamo subito messo in atto; due elementi rendono più ardua questa situazione: l’impatto sull’organico, che risulta praticamente dimezzato, e la specificità degli ospiti (tutti hanno gravi o gravissime patologie e un’età media di 57 anni).

L’intervento nei loro confronti si deve basare su di una buona conoscenza delle loro modalità comunicative e relazionali per cui non basta trovare gli operatori disponibili, occorre anche far accettare a questi ospiti la relazione con persone che non conoscono. Durante la prima ondata non abbiamo avuto contagiati e la struttura è passata indenne attraverso i mesi più difficili della pandemia. Questo a ulteriore dimostrazione del fatto che esiste un forte dato di aleatorietà nella diffusione del virus dal momento che l’organico è il medesimo, i protocolli applicati sono gli stessi, tutti gli operatori erano e sono formati all’uopo, nulla è cambiato in merito alle modalità di svolgimento delle attività".

Dopo alcune dichiarazioni dei sindacati le chiedo qual è la realtà: agli operatori positivi è stato chiesto di lavorare comunque? 

"L’esito dei tamponi è arrivato mentre alcuni di questi operatori erano in servizio e sono stati mandati a casa nel tempo utile a garantire comunque lo svolgimento delle attività minimali; è in isolamento in servizio la coordinatrice che vuole comunque presidiare la situazione pur mantenendo tutte le precauzioni previste dai protocolli. Non abbiamo chiesto a nessun collega positivo di lavorare". 

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