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Cronaca

Riprese vietate al parco per il film di Trentalance: “Il mio un omaggio a Bologna. Alla fine ho girato in una location anche più bella”

Nonostante gli siano stati negati il Parco di Monte Sole e il Parco dei Gessi per le riprese (che non sono hard), l'ex pornodivo ha portato a termine il suo docu-film che affronta diversi temi: dall'outing di un attore di film hard, all'evoluzione del mondo del porno, e non solo

"Sarò Franco, una vita un po’ porno". E' il titolo del film-documentario sull'ex attore dell'hard Franco Trentalance che ha oggi una data di uscita (il 22 novembre 2021) e di cui si è già sentito parlare nelle scorse settimane quando la produzione (la bolognese Wobinda) ha incassato una serie di no per le location naturali che erano state scelte per le riprese, essendo quelle abitualmente frequentate dal Trentalance nelle sue camminate, ovvero il Parco di Monte Sole e il Parco dei Gessi.

E insomma, anche senza i panorami bolognesi che avevate scelto per le riprese, il film è stato fatto. Dove avete girato alla fine? Un po' di amaro in bocca? 

"Chiaramente mi è dispiaciuto, ma diciamo che la questione non mi ha tolto il sonno. Essendo un docufilm che parla di porno ma in totale assenza di scene hard (e infatto il film non è vietato) non ho capito quale fosse il problema reale: se nel 2021 a un ex porno divo che sta lavorando a un racconto di sè viene impedito di camminare in un prato e mostrare quello scenario fedele alla mia quotidianità (visto che sono luoghi dove faccio abitualmente trekking) non so a che punto siamo. Lascia delle perplessità. Ci hanno fatto aspettare molto per una risposta e poi è stata no. Eppure il mio voleva essere un omaggio e non uno sfregio, considerando anche che la pellicola verrà portata in tutta Europa, poteva essere anche una buona pubblicità per la bella Bologna. Che comunque c'è lo stesso, anzi, il posto che abbiamo trovato alla fine è forse anche più bello: un'area privata sui colli". 

La questione ha avuto anche dei risvolti divertenti o comunque curiosi? 

"Uno sì in effetti. E' nato spontaneamente sul web l'hashtag #unparcoperfrancotrentalance, un po' sulla falsa riga di quello che vediamo per salvaguardare gli animali in via d'estinzione. E in un certo senso il lo sono anche visto che appartango a un porno d'annata". 

E' soddisfatto di come è venuto il film? Quando e dove lo vedremo?

"Sì, mi piace. E' venuto un po' più poetico di quanto immaginassi. Verrà proiettato a partire dal 22 novembre (lo abbiamo saputo solo ieri) in trenta città italiane. Trenta, come Trentalance. Ovviamente inclusa Bologna. Sul tema delle sale, per quello c'è da spettare ancora un po', ma usciranno a breve tutti i dettagli". 

Cosa tratta il film? Un'autobiografia che si concentra sulla persona, sull'attore, sul professionista? 

"E' il racconto mi me stesso che porta a delle riflessioni. Non ha nulla a che vedere con il ricordo commovente che arriva dall'infanzia o cose del genere, ma la storia di qualcuno che decide di vivere a modo proprio. E diciamolo: per vivere così, ci vuole anche coraggio. Il documentario parla del porno e della sua evoluzione, ma anche della mia come essere umano".  

Una vita fuori dagli schemi? 

"Sicuro. Non è il mio lavoro che mi ha portato ad essere in un certo modo ma il contrario: sono io che ho scelto il lavoro che faceva per me".

Ci sono anche delle altre voci, giusto? 

"Sì. C'è per esempio Priscilla Salerno, che racconta la difficiltà per una ragazza di dire in famiglia che fa la porno attrice. Outing che non sempre è una scelta, spesso è una spiegazione da dare quando la cosa si è saputa per altre vie. All'interno del docufilm anche Italo Pentimalli, autore del libro La forza del cervello quantico, di straordinario successo. Così, per dire...". 

E uno dei temi è come il mondo del porno sia cambiato, anche attraverdo l'avvento del digitale...

"Io sono quello delle VHS e dei DVD. I giovani come Max Felicitas (all'anagrafe Edoardo Barbares, classe 1992) lavorano in un altro mondo: lui si è creato uno spazio nel quale è produttore, regista, protagonista. Si è ingegnato ed è bravo. Noi eravamo quelli degli ingaggi, delle trasferte all'estero, dei 'ti faremo sapere'. Un fenomeno interessante a proposito di rete è quello di Only Fans, una piattaforma nata per dare intrattenimento tramite abbonamento (i fans si abbonano ai contenuti dei loro preferiti) che è passato dal curiosare nella vita di una celeb a ragazze che fanno cose più o meno hard e raccolgono un sacco di follower paganti. Cifre piccole che però moltiplicate diventano grandi". 

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