Funerali Monsignor Catti: San Pietro gremita, scout in prima fila per l'ultimo saluto

Se n'è andato tra due ali di folla, accompagnato dai suoi scout in uniforme e sulle note della canzone "Insieme". Così l'ultimo saluto all'amato sacerdote, che da poco era stato insignito della Turrita d'argento

foto Dire

Se n'è andato tra due ali di folla, accompagnato dai suoi scout in uniforme e sulle note della canzone "Insieme". Così l'ultimo saluto a monsignor Giovanni Catti, il sacerdote scomparso sabato scorso fa all'età di 90 anni e di recente premiato dal Comune con la Turrita d'argento. Questa mattina la Cattedrale di San Pietro era gremita per lui; in prima fila, il sindaco Virginio Merola in fascia tricolore, la presidente del Consiglio comunale, Simona Lembi, amministratori e politici di oggi (l'assessore Marilena Pillati) e di ieri (dalla Dc alla sinistra, Giovanni Salizzoni, Piergiorgio Maiardi Ugo Mazza, Mauro Moruzzi, Carlo Monaco e altri ancora), esponenti di associazioni e movimenti (il segretario della Cisl, Alessandro Alberani). E soprattutto i tanti che lo hanno conosciuto nel suo impegno attivo per il lavoro, per i giovani e l'educazione e per la pace. Perfino il vescovo emerito di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi (che con Catti visse la stagione del Concilio, "fu compagno di una vita di don Giovanni"), ancora oggi punto di riferimento di Pax Christi, ha voluto far sentire la sua vicinanza oggi alla Chiesa e alla comunità bolognese.

Tra gli applausi, a messa, gli scout del ''Bo4'' lo hanno ringraziato, come ha detto Aurora, perchè non è stato un semplice "assistente", ma un educatore vero; "grazie per averci insegnato che la preghiera deve essere breve chiara e bella". Poi, un'altra ex capo delle ''Cocci'', Federica, lo ha salutato con la benedizione di San Francesco che lui tanto amava ripetere a grandi e piccoli.

E' toccato al vicario generale della Diocesi, Giovanni Silvagni, ricordare Catti durante l'omelia: ''don Gianni'' fu per lui "un maestro, un confratello e, alla fine, un confidente, sempre con un rispetto dei ruoli diligente e scrupoloso". In questi ultimi anni di vita, a Silvagni Catti ha raccontato i suoi pensieri, "le sue preoccupazioni e le sue sofferenze, alcune anche intime", ma sempre con "tranquillità e serenità". Era uno che ha dovuto fare i conti con guai di salute parecchie volte, "ma resuscitava sempre dalle sue cadute, ''di pacca'', come direbbe lui", aggiunge Silvagni ricordando quanto fosse lucido anche di recente (come prova anche la bella omelia al Baraccano per i suoi 90 anni). Oggi, "non è facile separarsi da don Gianni, ma per lui siamo felici, la sua esistenza terrena si è conclusa in grande pace, senza strascichi o complicazione". Silvagni insiste sul tratto di semplicità e saggezza di Catti dispensate tanto alle commissioni Vaticane quanto nell'accademia dei burattini che amava, ma è in questa frase forse il riassunto piu' efficace di una vita: "Era consapevole, come amava ripetere, che nell'educazione quasi tutto dipende da quasi niente, cioè l''educazione è offrire agli altri quello che si è e si ha, con semplicità e convinzione, sempre nel grande rispetto della libertà di chi abbiamo davanti". Citando Papa Francesco sull'importanza di pensare e operare su tempi lunghi, Silvagni conclude la sua riflessione dicendo che le "angolature inedite e originali, senza voler essere originali" di Catti hanno seminato tanto e "i processi che don Gianni ha iniziato chiedono ora di continuare in ciascuno di noi". E' lo stesso impegno che gli scout si prendono davanti a tutti alla fine della messa.

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(Agenzia Dire)

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