Post-Covid e reati, il capo della Mobile: "Dopo il lockdown leggero calo, ma attenzione ai furti in casa"

Il punto sullo stato dell'arte del crimine in città. Le raccomandazioni sulle accortezze da utilizzare e la lode al senso civico dei bolognesi: "Partite per le vacanze? Lasciatelo detto ai vicini che conoscete"

Reati calati anche di due terzi durante il lockdown, ma anche nella ripresa i livelli pre-pandemia sono lontani dall'essere raggiunti. Non bisogna però abbassare la guardia, poiché - soprattutto nel periodo di ripresa delle attività, ma anche delle vacanze - il rischio è quello di ritrovarsi coinvolti in fatti spiacevoli, non da ultimi i furti in appartamento.

A commentare il dato, intervistato da Bolognatoday, è Luca Armeni, 52 anni, il dirigente a capo della squadra mobile della questura di Bologna dal 2016.

D: Prima di tutto, Armeni, di cosa si occupa il vostro ufficio?

R: Agisce in via repressiva, cioè dopo che i reati sono stati commessi. E' anche il servizio di polizia giudiziaria per tutta la provincia (parallelamente al Nucleo investigativo dei Carabinieri, ndr) quindi ha il compito di svolgere indagini a 360 gradi. A livello provinciale la mobile coordina gli uffici di polizia giudiziaria all'interno dei vari commissariati, a livello regionale coordina le attività della altre squadre mobili delle province, per evitare che ci siano accavallamenti nelle indagini, o viceversa per raccordarne le attività oppure per fornire supporto a uffici già saturi con il lavoro ordinario.

D: E durante il lockdown cosa è successo? E' cambiato -e come- il lavoro nella mobile?

R: Per sua natura, il nostro lavoro varia in base all'andamento dei reati, che come noto nel lockdown sono sensibilmente diminuiti. Anche numericamente, come si evince dai dati, è cambiato in negativo, nel senso che abbiamo avuto flessioni anche consistenti di tutti i reati, in alcuni casi di un terzo, o due terzi. Ma la novità è un'altra.

D: Quale?

R: In alcuni casi non si è tornati ai livelli precedenti. Se prendiamo a confronto i dati di prima e dopo la chiusura dovuta al covid, mentre a febbraio eravamo a livelli 'standard', a maggio e a giugno si è comunque a un numero inferiore di fatti rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

D: Può dare qualche cifra?

R: Furti in appartamento, rapine e spaccio di sostanze sono i casi dove il calo è stato evidente. Per dare un'idea, nel mese di aprile 2020 abbiamo fatto 5 arresti per droga: nel mese di aprile 2019 ne facemmo 13. Marzo idem, da 12 a 5. A maggio invece da 8 che erano, risaliamo a 11. E parliamo di arresti in flagranza per spaccio.

D: Come si giustifica un tale calo?

R: Fattori psicologici e logistici. Anche dopo la riapertura del 4 maggio abbiamo tutti un po' sofferto di quella tendenza a rimanere a casa, una sorta di 'effetto chioccia': questo ha portato all'impossibilità di realizzare per esempio un furto in abitazione, o una rapina in strada. In secondo luogo la città si è svuotata. Già a giugno e a luglio, abbiamo visto uno svuotamento della città paragonabile negli altri anni all'agosto bolognese. In molti sono partiti, e non solo studenti. E se mancano le persone mancano anche le potenziali vittime.

D: Sullo spaccio di sostanze nell'ultimo periodo si sono contate però diverse operazioni della mobile, soprattutto per quanto riguarda la cocaina. Stiamo assistendo a un ritorno?

R: La droga che a Bologna va per la maggiore è l'hashish, seguito dalla marijuana, dalla cocaina e infine dal'eroina. Diciamo che la cocaina rimane ristretta negli ambienti facoltosi. Il numero di sequestri e di arresti nell'ultimo mese si può spiegare con il fatto che con la riapertura, l'accumulo di sostanze rimasto fermo nei mesi del lockdown si è risbloccato. E' un po' come una diga che viene svuotata: esce l'acqua tutta insieme. Quindi i sequestri per questo sono più consistenti, ma quella droga lì sarebbe arrivata comunque, solo in un tempo più lungo.

D: E per i furti in appartamento? Qual è la dinamica degli ultimi tempi?

R: Per i furti in appartamento la cosa è leggermente diversa. Confrontando marzo 2019 con marzo 2020, da 302 episodi si è passati a 142, anche lì siamo quasi a un terzo, ad aprile da 281 del 2019, si passa a 131 nel 2020. Ed è qui che si vede un cambiamento: a Maggio con la riapertura , al contrario dello spaccio, siamo comunque rimasti a 159 episodi, dai 345 di dodici mesi prima. Idem per giugno, 376 furti in appartamento l'anno scorso contro 219 di due mesi fa. Non vorrei però passasse un messaggio sbagliato.

D: E cioè?

R: Non pensiamo che il fenomeno non ci sia più. Occorre mettere in campo tutte le precauzioni possibili.

D: Vuole elencarne qualcuna?

R: Mettersi d'accordo con i vicini per dare un occhio ogni tanto, e svuotare la cassetta delle lettere. E qui si può fare. Qui a Bologna c'è tanto rapporto di vicinato, cosa non scontata in molte altre città, tra cui quella dove provengo io, Roma. Qui si conosce il vicino quindi non è sbagliato, in questo caso, contare sui dirimpettai -se si è in buoni rapporti- per sorvegliare la propria abitazione mentre si sta via qualche giorno. E c'è un altra raccomandazione.

D: Dica.

R: Fare stendere lo zerbino davanti casa. In molti condomini l'impresa di pulizie lo lascia sollevato quando pulisce: anche questo può essere un indicatore che l'appartamento è momentaneamente vuoto e quindi vulnerabile. Anche in questo caso una mano dal vicino può essere utile.

D: E per quanto riguarda le tecnologie anti-intrusione?

R: Per chi invece può e vuole permettersi qualche spesa in più consiglio un impianto di allarme e un sistema di videosorveglianza. Questo ci dà un notevole aiuto, in fase sia di prevenzione che di indagine, qualora debba avvenire una effrazione. Partire già con un volto o con un numero di targa permette di accelerare di molto le indagini, e in alcuni casi anche di sventare il furto o recuperare il maltolto.

D: Capitolo rapine. A Bologna sono sempre più rare più quelle organizzate da bande, è più probabile invece essere rapinati mentre si è in negozio o per strada. In questo caso, l'eventuale mascherina indossata può dare problemi alle indagini?

R: La mascherina non è un grosso problema. Nel caso della rapina in banca difficilmente è un rapinatore improvvisato. Sì c'è stato qualche caso singolo, dove il soggetto entra con un cutter e asporta qualche centinaio di euro. Ma per lo più nel caso degli istituti di credito si tratta di batterie che vengono da fuori e che hanno preparato per tempo il 'colpo', con ruoli precisi e orari stabiliti. Questi sono professionisti, troverebbero comunque il modo di travisarsi, con o senza mascherina.

D: E nel caso dei rapinatori 'amatoriali'? Di recente si sono succedute rapine in farmacia con la siringa.

R: In questo caso si tratta di persone autoctone, residenti in città. Anche con la mascherina l'identificazione prima o poi viene effettuata,  perché questa tipologia di persone non ha una strategia, agisce quando ha bisogno di denaro, e ne incassa poco, probabilmente per pagare altre cose sul momento e poi tende a replicare, tende cioè a diventare seriale. Quindi dopo due o tre episodi di solito il soggetto si rintraccia.

D: In conclusione, che giudizio dà a Bologna, nel suo rapporto con i fatti delittuosi?

R: Per la mia esperieza e il confronto con le altre città, più piccole e più grandi, dove ho lavorato, posso dire che a Bologna non manca il senso civico. La gente qui non ha paura di denunciare, e lo fa in molti casi mettendoci la faccia. Questo lo si vede anche dalle segnalazioni che riceviamo in centrale oerativa oppure attraverso lettere private. Molto poche sono anonime. E anche per fare denunciare, riconoscere ed eventualmente deporre come testimone. C'è un forte senso civico, e questo a noi da una grande mano nel lavoro.

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