Furti di auto, al palo banda del 'Range Rover': raffica di arresti

Il gruppo aveva base logistica sotto le Due Torri

Entravano in macchina rompendo un finestrino, poi con un computer disattivavano l'allarme e mettevano in moto i fuoristrada Range Rover, spostandoli subito dall'Emilia alla Campania. Tutto tra Bologna e San Lazzaro, tra marzo e maggio 2018.

Il Capo della Squadra Mobile: "Tecnica precisa"\VIDEO

Così la Squadra Mobile di Bologna ieri ha arrestato sei cittadini campani e due bolognesi, tutti pregiudicati, accusati di nove furti e almeno quattro tentativi. Otto le misure cautelari in carcere disposte dal Gip del tribunale di Bologna.

L’indagine, con il coordinamento della Procura di Bologna, in collaborazione con la Polizia di Napoli e Caserta, è partita il 27 marzo 2018 quando, a seguito di un furto di un'autovettura, una volante ha intercettato i ladri che dopo un inseguimento si sono schiantati contro un muretto. Uno dei due era riuscito a scappare ma l'altro era finito in manette.

Da lì gli uomini e le donne della Polizia, grazie a intercettazioni, pedinamenti e lavoro di analisi, sono riusciti a ricostruire altri quattro furti antecedenti, fino all'ultimo episodio, risalente al 4 maggio 2018, quando alcuni di loro vengono bloccati a bordo di un fuoristrada rubato, in autostrada, all'altezza di Arezzo.

Come agivano

I sei campani arrivavano sotto le Due Torri per fare dei sopralluoghi, poi, insieme ai due bolognesi, che avevano un ruolo logistico ma anche di partecipazione ai furti, non appena ne adocchiavano una la rubavano e il giorno stesso la trasferivano a Napoli o Caserta, per poi farne perdere le tracce. Non agivano in zone particolari, colpivano in modo casuale, sia di notte che di giorno, dal centro storico alla periferia.

"La tecnica era precisa e veloce - spiega il Capo della Squadra Mobile di Bologna, Luca Armeni - si parla di persone avvezze a questo tipo di attività, scaltre e senza scrupoli: si avvicinavano all'autovettura, uno di loro rompeva il lunotto, entrava nell'abitacolo e con un computer disattivava l'allarme - spiega - poi tramite centralina accendeva la macchina". 

"Probabilmente sceglievano questo tipo di fuoristrada perché il loro computer - continua - che non è stato ritrovato durante le perquisizioni, era adatto a quel sistema di allarme e centralina. Oltre al fatto che si tratta di auto di grossa cilindrata, parliamo di un valore di oltre 400 mila euro in tutto, che evidentemente in quel periodo erano richieste dal mercato clandestino". 

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