Covid e giovani iperconnessi, come parlare dei futuri possibili: "Mescolando scienza e musica elettronica si può"

Scienziati e organizzatori di eventi cercano un contatto con i ragazzi: "Abbiamo riflettuto su come il virus sia il frutto di un entanglement, su come questa connessione potrà portare ad ulteriori eventi negativi, ma anche su come l'uomo sia una specie adattabile"

La performance di Alessandro Zannier

Può la musica elettronica, mescolata alle riflessioni di esperti, a luci ed effetti speciali far riflettere i giovanissimi sul loro futuro (seriamente)? Sugli effetti del Coronavirus e sull'iperconnessione che li tiene costantemente in rete, in balia di fake news, in ostaggio della condivisione costante e a tutti i costi? La risposta è sì e la prova scientifica sta tutta in una sola parola che arriva proprio dalla scienza: èntanglement è una delle proprietà della meccanica quantistica che portarono Albert Einstein (e non solo lui) a metterne in discussione i princìpi. In sostanza si tratta della dimostrazione di correlazioni a distanza fra particelle, ma letteralmente la parola in sè sta ad indicare un groviglio, un intreccio, un mescolamento. Un esempio: la combo scienza e musica. 

"Abbiamo fatto dialogare musica e scienza per trattare argomenti che riguardano tutti ma con un approccio nuovo - spiega Caterina Praderio, ideatrice del progetto Concerti Parlanti che si è tradotto in due eventi andati in scena a San Lazzaro di Savena – Se mi chiedete perché ho deciso di organizzare questo genere di spettacoli la risposta è che credo che gli artisti abbiano la capacità di comunicare in maniera molto efficace temi importanti. E che i ragazzi, in questa speciale maniera, li possano cogliere più facilmente. Penso che questo periodo storico così strano richieda un cambiamento radicale da parte di ognuno di noi per salvare il nostro futuro, e ognuno ritengo possa fare il proprio pezzetto di dovere. Noi lo sappiamo fare così e mi piacerebbe che gli artisti contribuissero ai cambiamenti con le loro numerose qualità".

Scienza e politica:  "Prima separate, il Covid le ha fatte avvicinare"

Un solo palco e due mondi, quello della musica e quello della scienza: "Il Covid potrebbe anche avere alcuni meriti, se così si può dire - spiega il prof Dario Braga, dell'associazione Parliamone ora - visto che per esempio ci ha fatto aprire gli occhi sulla scienza, prima considerata una cosa impalpabile e lontana. Distaccata dalla politica fino all'emergenza e poi così strettamente collegata ad essa vista l'esigenza di prendere decisioni rapide e incisive. Abbiamo in Italia una lunga tradizione di sottofinanziamento della ricerca e oggi siamo diventati anche più consapevoli delle nostre grandi capacità". Questo il punto di vista scientifico. E poi ci si mette l'arte, di cui parla 

Entanglement, quel "mescolamento" che fa pensare a come ripartire dopo il Covid-19

Ed "Entanglement" è anche il nome di un progetto firmato da Alessandro Zannier (alias Ottodix) che è uscito in piena pandemia e ha mostrato subito il suo sconcertante valore profetico nei contenuti: "Si racconta tra musica elettronica e sonorità alla Battiato, l'epoca dell'iperconnessione globale in cui siamo immersi, del concetto di causa-effetto immediata che gli eventi hanno ormai su scala planetaria, dalle pandemie all'inquinamento, dai mutamenti ambientali alla macroeconomia, fino alle fake-news e alle informazioni virali. I contenuti  di questo progetto che include anche un omonimo album lo hanno messo al centro di discussioni che vanno ben oltre la musica e ha dato vita a dibattiti in ambito universitario, architettonico-ambientale e start-up per una nuova concezione di eventi live, a tal punto da aver ispirato nel nome un'operazione interdisciplinare formata da un pool di docenti, architetti, giornalisti, direttori di fondazioni, musicisti e addetti allo spettacolo per ragionare sulla ripartenza degli eventi post Covid-19". 

"Il mio Entanglement è stato preso come live-test per studiare nuove soluzioni di spettacolo e nuove filosofie di ascolto" Alessandro Zannier

Caterina Praderio spiega come una forma di comunicazione può rompere dei muri e fonde il racconto di qualcosa di serio e profondo (narrato da una voce autorevole) con una serata a misura di ragazzi, ma non solo: da dove nasce l'idea/esigenza di parlare di futuro (sebbene con una formula così atipica) con i giovani proprio in questo momento storico, quello del Coronavirus? Far arrivare un messaggio, quando si tratta di giovani generazioni, è anche una questione di linguaggio? 

"La scelta di parlare di futuro, mi è arrivata dalla percezione della 'fretta', o meglio dalla velocità, con cui siamo quotidianamente bombardati di informazioni, alcune fuorvianti, altre fake, altre solamente veloci, e quindi della fretta con cui viviamo, senza dare attenzione al tempo che passa, alle persone a noi care, e invece rincorrere quotidianamente degli slogan. Basti pensare a quante volte guardiamo il cellulare invece di ascoltare chi ci sta accanto, perdendo attimi, che sommati diventano mesi. Un altro elemento importante del futuro per me, è il passato, e qui torna il concetto del tempo, la paura del ripetersi di alcuni eventi negativi del passato in quanto siamo occupati a rincorrere il futuro, dimenticandoci del passato. Usare un linguaggio differente, perchè? Perchè il linguaggio dell'arte ha sempre un impatto emotivo maggiore rispetto a ciò che viene considerato "comune", quindi un messaggio veicolato da un cantante viene memorizzato più facilmente che una conferenza classica".

Nessuno è rimasto identico a come era pre-Covid: riflessioni anche su Instagram 

Come hanno reagito alla pandemia i giovani con cui è a contatto? Quale la sua impressione? Da quello che puoi osservare è vero che la vivono con superficialità come si dice? Che non rispettano i distanziamenti e che usano la mascherina solo dove costretti? "I giovani con cui lavoro io, che sono un target particolare (quelli appassionati di teatro, musical, arti performative) hanno reagito in maniere ovviamente differenti a seconda della propria modalità di vivere, ma ho notato che tutti sono usciti da quei due mesi di distanziamento fisico, con diverse riflessioni, nessuno è rimasto identico, nessuno ha negato l'evidenza di ciò che stava accadendo. Mi ha stupito in particolare una ragazza di 23 anni (che non sono pochi, ma nemmeno tanti) che durante il lockdown ha condiviso su Instagram alcune riflessioni che un quarantenne non sarebbe riuscito forse neanche ad avvicinare. Forse l'abitudine allo studio della musica e del teatro, arti che come prima cosa insegnano ad ascoltare l'altro, o se stesso, hanno agevolato questi ragazzi nel restare aderenti alla realtà, non negare, ma usare questo tempo per crescere. Posso quindi raccontare una realtà differente da quella che si racconta in giro. 

Iperconnessione ed entanglement: una parola presa in prestito dalla scienza

Fra gli argomenti che avete trattato c'è anche quello dell'iperconnessione: cosa è emerso dalle riflessioni e dai confronti? "L'iperconnessione è stata oggetto del secondo evento organizzato per Bologna Estate, Entanglement. Con i professori dell'associazione Parliamone ora, abbiamo riflettuto su come il Covid sia il frutto di un entanglement, su come questa connessione potrà portare ad ulteriori eventi negativi, ma anche su come l'uomo sia una specie "adattabile", per cui possa imparare a convivere con questo tipo di eventi (il resto meglio chiederlo ad Ottodix)

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I giovani e le arti: quali opportunità possono dare? "Le arti regalano l'ascolto. In Italia purtroppo non regalano uno stipendio adeguato, anche se paradossalmente il nostro paese vive del turismo regalato, oltre che dal paesaggio, anche da opere artistiche di livello altissimo, eseguite in tempi antichi, quando l'arte era parte integrante dell'economia di una società, di un impero, di uno Stato. Ora ha perso il suo valore economico, stiamo vivendo di arte antica e non moderna, ma il valore dei contenuti rimane, rimane l'arricchimento che porta a chi pratica l'arte, a chi la esegue, la studia ed ascolta. Nessuno si accorge che l'arte è presente ovunque, nella comunicazione, nei libri, nei video di youtube, di Netflix...e che senza quella, le giornate sarebbero meno ricche di emozioni e contenuti per tutti". 

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