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Cronaca

Garante nelle carceri: "A Bologna 35 detenuti vanno a lavoro, il futuro è il contrasto alla povertà"

Ha visitato 5 istituti nella regione: “Disoccupazione, bassa scolarizzazione, poche esperienze professionali, rete famigliare inesistente"

 Ascolto dei detenuti in cinque carceri dell'Emilia-Romagna. Il garante Roberto Cavalieri ha visitato in questi giorni le strutture detentive di Reggio Emilia, Modena, Castelfranco Emilia, Bologna e Forlì per far luce sulle problematiche. 

“Disoccupazione, bassa scolarizzazione, poche esperienze professionali, rete famigliare inesistente o comunque gravata dalla povertà segnano la vita dei detenuti comuni, ai quali non resta altro futuro che quello di scontare per intero le loro condanne, congelate in contesti che offrono poche occasioni di vero riscatto” rileva Cavalieri. 

Le visite si sono concentrate sulla rilevazione dei problemi relativi alle modalità di detenzione dei detenuti comuni, quindi che rientrano nel circuito della media sicurezza, e la realizzazione di colloqui con i ristretti. "Queste visite sempre molto utili per avere un quadro veritiero della situazione - afferma Cavalieri - rafforzano la mia convinzione che il problema principale sia quello della mancanza di misure di contrasto alla povertà. La maggior parte dei detenuti ha lamentato difficoltà nell’ottenere risposte dai competenti uffici di sorveglianza sia riguardo alla concessione della liberazione anticipata sia in merito alla concessione di misure alternative alla detenzione e di benefici. A questi problemi si aggiungono quelli relativi a risposte a bisogni sanitari, in particolare modo per le persone ristrette che già prima della detenzione erano portatrici di patologie complesse".

Nel corso delle visite, tutte effettuate nel mese di agosto - riporta il garante - è stata data particolare attenzione alle minoranze penitenziarie: donne, giovani, persone lgbtq+, anziani.

“Le figure direttive degli istituti penitenziari presenti in servizio nel periodo delle visite, si prodigano, assieme ai funzionari giuridico-pedagogici e al personale di Polizia penitenziaria, per cercare di sostenere i detenuti nella soluzione dei loro problemi, ma, purtroppo, il sovraffollamento, le ristrette disponibilità di finanziamenti e il contesto di territori non sempre ricettivi rendono il loro lavoro una vera e propria impresa” puntualizza Cavalieri.

Lavoro esterno

Il garante Roberto Cavalieri, infine, fa sapere di aver avviato un monitoraggio sulla capienza delle sezioni per detenuti che accedono al lavoro all’esterno o in semilibertà e sulla presenza di detenuti che godono di questi benefici. "Si distinguono - sottolinea il garante - gli istituti penitenziari di Ravenna, Castelfranco Emilia e Bologna, con presenze numerose di detenuti in queste condizioni: a Ravenna oltre il 20% dei detenuti definitivi accedono a benefici, mentre a Bologna sono 35 i detenuti e le detenute che tutti i giorni escono dal carcere per lavorare". Per quanto riguarda, invece, le strutture detentive di Reggio Emilia e Modena, a parere del garante "è necessario un maggiore impegno da parte dell’amministrazione penitenziaria e della Magistratura di sorveglianza per ampliare il numero di reclusi che possono accedere al lavoro esterno".

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Cosa fa il Garante dei detenuti

Il Garante per i detenuti si occupa di garantire la piena attuazione dei diritti e degli interessi delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale.
Il Garante per i detenuti è una figura istituita dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna e opera sia all'interno che all'esterno del carcere.
All’interno dei luoghi di detenzione, il Garante verifica le condizioni di vita di chi ne è ospite e promuove iniziative volte all’informazione e alla tutela.
Fuori dalle istituzioni carcerarie, il Garante mira a valorizzare la collaborazione e il confronto con tutte le realtà, istituzionali e non, che si occupano di problemi legati alle carceri e ai luoghi di privazione della libertà personale.
È possibile presentare istanze e rivolgere richieste al Garante regionale delle persone private della libertà personale. 
Alcuni Comuni sede di carcere hanno, inoltre, istituito un proprio Garante comunale.

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