Cronaca Centro Storico / Piazza di Porta Saragozza

Gay Pride Bologna. Don Ligabue: 'Noi rispettiamo gli omosessuali, loro rispettino noi'

Non va giù alla chiesa la partenza del corteo da porta Saragozza - sede del museo della Beata Vergine di San Luca: 'una provocazione' per i cattolici. L'udc chiede a Merola di spostare l'itinerario

Il prossimo 9 giugno la manifestazione Gay Pride avrà luogo a Bologna: attese 200 mila persone. Ieri gli organizzatori hanno annunciato, soddisfatti, il programma 2012, incentrato alla rivendicazione dei diritti delle famiglie omosessuali. Il corteo sfilerà da porta Saragozza, luogo simbolico anche per cattolici e omosessuali (dal 1982 fu la sede dell'Arcigay bolognese e oggi ospita il museo della Beata Vergine di San Luca), per poi raggiungere il cuore della città, piazza Maggiore.

Se il Comune felsineo, per voce dell'Assessore Matteo Lepore, si è mostrato aperto e d'appoggio all'evento, non sono mancati i malumori in città. In cima alla lista degli scontenti la chiesa. Si tratta di "una provocazione" quella di far partire il corteo da porta Saragozza, per don Celso Ligabue, parroco da 20 anni della chiesa di Santa Caterina, 250 metri appena dalla porta.

"E' vero che la città è di tutti e io non ho potere, ma quella è quasi una chiesa! E' un luogo sacro. E i bolognesi meritano rispetto" sottolinea il sacerdote. Per lui meglio trovare un'alternativa: "potrebbero scegliere un altro luogo, come porta Sant'Isaia oppure l'attuale sede dell'Arcigay. In fondo non sono mai partiti da qui per una manifestazione". E rivendica: "noi rispettiamo gli omosessuali, loro rispettino noi. In fondo perché creare tensioni? Credo che la diocesi e la città avranno una certa reazione...". Insomma è una questione di rispetto, per don Celso, al di là del fatto che nella stessa Porta il movimento omosessuale ha 'abitato' per 20 anni: "quella sede l'hanno avuta a dispetto dei bolognesi, diciamo che ce l'hanno imposta con molte polemiche". Poi "é stata liberata grazie al sindaco Guazzaloca, è stata risanata e oggi è un museo". E conclude: "Così sembra fatto apposta!".

Da parte della Curia invece nessun commento ufficiale. Mentre in una nota il segretario provinciale dell'Udc, Maria Cristina Marri, incalza: "Invito il Sindaco - aggiunge - a concordare modalità alternative nel rispetto di luoghi che la comunità Bolognese accomuna alla Beata Vergine di San Luca. Perseverare in questa scelta corrisponde ad essere complici di clima di scontro".

REPLICA DA EQUALITY. Alle affermazioni di don Celso risponde Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia: "Il Pride nazionale di Bologna - aggiunge Mancuso - può essere anche per la chiesa di Bologna un'occasione di dialogo, proprio perché parte da Porta Saragozza, prima sede dell'Arcigay e allo stesso tempo ora Museo della Beata Vergine di San Luca. Ciò che per Cristo è sacro è l'incontro, non la difesa gelosa di simulacri che non devono mai sostituire il messaggio evangelico".
 

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