Cronaca

Pride all'asilo, un papà: 'Mia figlia non sarà gay per aver disegnato un arcobaleno'

Dopo la polemica sulla festa coi bambini a tema Gay Pride, la difesa delle educatrici e del progetto parte da alcuni genitori. Branà, Arcigay: "I bambini non vanno strumentalizzati, scelte discutibili dei media"

I disegni del "Diario di Bordo"

Un arcobaleno che ha sollevato un gran polverone. La vicenda dell'asilo estivo "Arcobaleno" di Casalecchio di Reno che ha trattato l'argomento del Gay Pride con i bambini è diventato tema nazionale, soprattutto dopo l'interpellanza del deputato FI Galeazzo Bignami ai ministri dell’istruzione e della famiglia e la richiesta da parte della leghista Lucia Borgonzoni delle dimissioni dell'educatrice responsabile. 

«Si parla di famiglie indignate, ma poi si scopre che le famiglie in realtà sono d'accordo con le educatrici e ne consegue un uso delle categorie molto curioso - il commento di Vincenzo Branà, Presidente Circolo Arcigay Il Cassero - I bambini non devono essere strumentalizzati politicamente, non devono essere bottini di guerra, sono i cittadini del futuro. Non è una dimenticanza se la nostra Carta Costituzionale in tema di scuola lascia fuori le famiglie (articolo 33), semmai un atto di grande lungimiranza che ci fa riflettere sulla pericolosità del concordare l'educazione scolastica con le famiglie: i bambini a volte vanno ancora salvati dalle famiglie. Succede ancora anche a Bologna che ragazzi gay e lesbiche vengano messi alla porta dai loro genitori perchè omosessuali».

I fatti: la festa al centro estivo e le letture sulle famiglie arcobaleno

Il giorno precedente al Bologna Pride (venerdì 6 giugno ndr) nel centro estivo per bambini dagli zero ai sei anni di Casalecchio di Reno gestito dalla Cooperativa Dolce vengono preparate dalle dade dei fogli colorati per il diario quotidiano sul quale si legge "Ci siamo dipinti la faccia coi colori dell’arcobaleno per festeggiare insieme il Gay Pride, viva l’amore!" che fa riferimeno anche a due letture fatte in classe (a tema famiglia arcobaleno) dal titolo “Buongiorno postino” e “Piccolo Uovo”. Vedendo i lavoretti e i disegni dei piccoli, alcuni genitori si sono rivolti al consigliere comunale Andrea Tonelli, della “Lista civica Casalecchio di Reno”, denunciando il fatto di non essere stati avvertiti e di non aver gradito. 

Un papà: «Preferisco che mia figlia capisca che il mondo non è solo bianco o nero»

«Vorrei esprimere il mio dissenso nel vedermi rappresentato da quel gruppo di genitori che si sono risentiti. Così come alcuni media hanno scritto in favore di chi ha visto questa attività in malo modo (quanti? chi?) si dovrebbe scrivere anche a proposito di ciò che pensa l'altra parte di mamme e papà che non vede di cattivo occhio un cartellone con su scritto Viva l'amore (probabilmente la vera maggioranza)» a parlare è il papà di una bimba che frequenta il centro estivo della Meridiana. 

Il genitore pone l'accento su un eco della stampa che secondo lui non ha dato reale spazio agli approfondimenti, ma che ha trattato la vicenda invece in modo piuttosto superficiale: «Sono state riportate delle cose in maniera superficiale. Ad esempio, le letture citate fanno parte della collezione di libri che da almeno inizio anno stanno lì all'asilo: i genitori che tanto tengono all'educazione dei propri figli hanno mai dato un occhiata alla biblioteca del nido? Al progetto didattico? I media sono riusciti a far diventare un'attività fatta da dei bimbi che sarà durata al massimo un'ora fra letture e disegni, in una succursale della parata per l'orgoglio gay. Io non sono uno psicologo, nè un pedagogista, ma preferisco che mia figlia capisca che il mondo non è solo bianco o nero così, in maniera graduale, leggera e spensierata, e non in modo violento e discriminatorio proprio di molti adulti».

«Di sicuro mia figlia e gli altri bimbi non diventeranno gay per aver disegnato un arcobaleno, e se un giorno qualcuno di loro scoprisse di esserlo spero che questo bigottismo spesso causa di episodi di bullismo e discriminazione che hanno portato al suicidio di molti ragazzi, sia superato - continua il genitore della piccola iscritta al nido - Vorrei che si facesse percepire quanto sia stato importante il lavoro delle dade per i nostri figli. Non mi va che degli articoli scritti in maniera superficiale gettino fango sul loro meraviglioso lavoro nonostante uno stipendio di sicuro non adeguato all'importanza che rivestono per le famiglie di oggi».

E anche Vincenzo Branà, Presidente Circolo Arcigay Il Cassero, pone l'accento sulla professionalità delle maestre, inserendole in un contesto qualitativamente alto e per certi versi avanguardistico quale il modello educativo bolognese: «Bologna è la città dei bambini e delle bambine, città portatrice di un modello educativo anche avanguardistico per certi versi e senza dubbio di grande valore. La professionalità va difesa e non ci devono essere strumentalizzazioni politiche perchè la scuola non deve cambiare a seconda dei colori politici. Sui giornali avrei preferito leggere interventi di pedagogisti autorevoli del territorio visto che a Bologna ne abbiamo, eccome. Avrebbero potuto dare parola a una professionalità da difendere». 

Branà, cosa direbbe quindi alle dade del centro estivo di Casalecchio? 

«Per loro massimo sostegno e grande stima. In un contesto di strumentalizzazione è molto complicato uscire dalla comfort zone: ci vuole una dose di coraggio in più, qualcosa che non ha nulla a che vedere con la politica, ma solo con l'amore per il proprio mestiere e la professionalità di cui si è capaci. Bologna è fatta di persone così, che al loro lavoro (spesso malpagato) non sottraggono passione e competenza. E' questo che testimonia e deve testimoniare questa vicenda. Sarebbe stato più comodo per le maestre parlare d'altro, ma loro non lo hanno fatto. Questo coraggio da molto onore alla categoria. Ora ricostruiamo la fiducia». 

Come, secondo lei che è fra l'altro giornalista, hanno trattato il tema i mass media?

«Intanto massimo rispetto per i colleghi, che possono decidere i loro parametri di notiziabilità. Mi colpisce però che il Gay Pride da 30 mila presenze non sia finito in prima pagina mentre la questione dell'asilo sì. Il vero tema è che dal giorno successivo alla parata abbiamo assistito a un fuoco incrociato, che ha ci portati anche a questa polemica sollevata fra l'altro da chi a un Pride non ci è neppure mai stato. Il Gay Pride ha scatenato delle reazioni indirette e c'è stato un attacco laterale da parte di alcune parti politiche. I media fanno il loro lavoro, solo mi ha stupito che siano stati interpellati docenti della Sapienza di Roma e dell'Alma Mater...scelte tutte legittime, ma che raccontano la voglia di costruire a priori un coro di un certo tipo, a discapito della curiosità autentica. A noi resta il diritto di critica.». 


 

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