Lavoro, l'86% lavoratori Gd vuole smartworking anche in futuro

Si tratta di un questionario promosso dai sindacati a quasi 2mila lavoratori

Foto archivio

Il lavoro da remoto, sdoganato durante il lockdown? E' promosso dai lavoratori della Gd di Bologna: l'85% pensa di operare efficacemente a distanza e l'86% lo ritiene uno "strumento efficace da adottare in futuro".

Lo riferiscono Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil riportando gli esiti del sondaggio effettuato tra i dipendenti, appresi l'altro ieri in un incontro con l'azienda: al questionario hanno risposto 1.177 lavoratori su 1.268 (93%), spiegano i sindacati. Tra gli altri dati, emerge che l'85% degli intervistati ha raggiunto un "equilibrio positivo" con il responsabile per gestire meglio le attività.

I sindacati, poi, giudicano "interessante il dato su quanti giorni alla settimana si potrebbe lavorare in remoto": il 24% ha risposto cinque giorni, l'11% quattro, il 29% tre, il 22% due, il 6% uno e il 3% nessun giorno. Tra gli aspetti positivi del lavoro da remoto prevale (67%) il risparmio di tempo per l'assenza di spostamenti, mentre tra le criticità primeggiano (50%) la "percezione di essere sempre connesso" e le "difficoltà nel gestire il tempo di lavoro (pausa pranzo, fine della giornata)". Gli aspetti da migliorare? Soprattutto (62%) l'adeguamento della dotazione informatica.

"Come delegati Fim-Fiom-Uilm siamo molto soddisfatti per l'esito complessivo", si legge nella comunicazione diffusa dalle tre sigle: "Sicuramente alcune modifiche che l'azienda ha apportato al questionario, dietro nostro suggerimento, ha complessivamente rafforzato il questionario stesso, anche nella percezione dei lavoratori a cui era indirizzato".

L'esito della rilevazione, inoltre, "indica chiaramente la necessità di condividere quanto prima con l'azienda un accordo di smart working che tenga in grande considerazione positività e criticità emerse dal questionario", scrivono Fim, Fiom e Uilm. 

Se i confederali plaudono, arriva però lo stop dell'Usb. "Lo smart working e il lavoro da remoto messo in atto in un momento di emergenza non devono essere confusi - scrive il sindacato di base - nonostante alcune ovvie analogie, perché questa confusione-sovrapposizione può falsare la discussione e condizionarla in modo strumentale".

Per Usb, primo sindacato in Gd, "è fondamentale che, parlando di smart working, vengano discussi temi che in fase di emergenza non si sono affrontati": ad esempio, dotazione di strumenti di lavoro efficienti e connessione internet a carico dell'azienda, integrazione economica per il vitto e "diritto allo scollegamento".

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Fim, Fiom e Uil, intanto, riferiscono che nell'incontro di ieri la Gd ha anche comunicato che il lavoro da remoto sarà prorogato fino al 31 ottobre e lo stesso vale anche per i permessi Covid a carico dell'azienda. Poi c'è un altro punto: il Mes, che non è il Meccanismo europeo di stabilità di cui discute la politica ma il Manufactcuring execution system, cioè un sistema di rilevamento dei dati delle macchine utensili. L'azienda ha spiegato che questa tecnologia permetterà di superare alcune attività di compilazione manuale e di velocizzare le analisi indirizzate al miglioramento dell'efficienza, riferiscono i sindacati, segnalando però di aver "chiesto una sospensione della discussione per poter fare una valutazione" su questa novità. "Abbiamo inoltre dichiarato che questa discussione potrà riprendere con ulteriori approfondimenti, una volta chiarito e formalizzato per accordo che questo sistema non verrà utilizzato per effettuare azioni di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori", scrivono Fiom, Fim e Uilm. (Dire)

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