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Gioco, la legge regionale "costerà" 3.700 posti di lavoro. E ludopatici a rischio "ghettizzazione"

La previsione della Cgia di Mestre che ha presentato a Bologna il primo report sul gioco legale in Emilia-Romagna, uno studio commissionato dai gestori di Astro in lotta contro il giro di vite sul settore

La legge dell'Emilia-Romagna sui giochi, sommata all'aumento delle tasse, creerà una "situazione drammatica" per il gioco lecito in regione, con la perdita di 3.700 posti di lavoro già nel 2020 e la perdita di 502 milioni di euro di gettito fiscale. La previsione è della Cgia di Mestre che ha presentato oggi a Bologna il primo report sul gioco legale in Emilia-Romagna, uno studio commissionato dai gestori di Astro in lotta contro il giro di vite sul settore, in particolare con il 'distanziometro' (distanza minima di 500 metri dei locali da luoghi sensibili come scuole, chiese e ospedali) introdotto dalla Regione.

Ebbene, secondo la Cgia il 'costo' dell'operazione sarà la perdita del posto di lavoro per oltre la metà degli addetti in un settore che oggi occupa 5.262 persone in Emilia-Romagna. L'impatto previsto è la riduzione dell'80 degli esercizi 'generalisti', ad esempio i bar dotati di 'macchinette', e del 60% delle sale interamente dedicate al gioco. A rischio dunque, con la progressiva chiusura delle sale, c'è secondo il report gran parte del gettito fiscale che il gioco legale garantisce alle casse pubbliche, oggi 537 milioni di euro all'anno in regione. Una cifra che "supera le entrate garantite sia dalla Tari che dall'addizionale comunale Irpef. Se mancasse- secondo la Cgia- per rimpazzarlo ogni famiglia della regione dovrebbe versare 266 euro annui in piu' di tasse". Ma i primi a pagare saranno i lavoratori. Tra tasse e distanziometro, spiega il ricercatore della Cgia Andrea Vavolo, "viene a meno il margine prodotto complessivamente dal settore per sostenere l'occupazione".

L'impatto massimo della legge regionale riguarda i principali centri urbani, a partire da Bologna dove si prevede che la mannaia si abbatta addirittura sul 95% delle attività. Il rischio, secondo il presidente del centro studi Astro Armando Iaccarino, è quello della "ghettizzazione" di chi soffre di azzardopatia, proprio la categoria che i divieti vorrebbero tutelare. "La domanda di gioco c'e'- sottolinea Iaccarino- se l'area legale si riduce è ovvio che l'offerta verrà cercata in quella illegale e una parte del gettito verra' stornata per andare verso le organizzazioni malavitose". Inoltre la lotta alla ludopatia secondo i rappresentanti dei gestori "perdera' un'arma importante, il controllo sociale diffuso garantito dalle sale legali. Nascondere i luoghi dove si gioca significa fare un 'favore' a chi soffre davvero di ludopatia".

Di fronte a questi dati, Astro chiede alla Regione un ripensamento. "Se i due obiettivi sono il contrasto all'illegalita' e ai disturbi del gioco d'azzardo gli operatori sono assolutamente allineati, non c'e' contrapposizione con gli enti pubblici", garantisce Iaccarini. "Il tema e' l'efficacia delle misure che si adottano e noi vorremmo confrontarci su queste. Perchè è evidente che soprattutto sul disturbo del gioco d'azzardo le misure neo-proibizioniste non sono efficaci. Vorremmo riuscire a confrontarci su questo". (agenzia Dire)

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