Cronaca

Giorgio Faletti, l'addio del 'collega' bolognese Carboni: " Granitica e gioiosa determinazione"

Il collega bolognese Roberto Carboni ricordando l'artista scomparso ieri: "Faletti ha dimostrato che se si mette d’impegno, anche senza le ali l’uomo sa volare"

Giorgio Faletti si è spento ieri a Torino all'età di 63 anni a causa di una malattia che lo aveva costretto anche a interrompere il suo tour teatrale, data di Bologna compresa.  Il suo collega-scrittore bolognese Roberto Carboni (ex tassista che ha scalato le classifiche in libreria con i suoi romanzi noir, l'ultimo "Il Dentista") gli ha voluto dedicare due parole (o meglio, due righe) per dirgli addio ripercorrendo le tappe di una carriera eterogenea approdata brillantemente alla scrittura.

Per Giorgio.

Non era mica il fatto di voler fare tutto. Qui si trattava di saperlo fare sul serio. Di riuscire ogni volta a sospendere l’incredulità del pubblico. Apparire genuino.
Hai detto niente.

Scrivi per riviste osé e ti ci diverti. Poi passi a fare il comico e diverti gli altri, con le lacrime agli occhi. Quindi vai a Sanremo e invece di cantare ghiacci il sangue alla gente.
Il pubblico si chiedeva stupito dove fosse finito il comico, e da dove fosse invece uscito quel nuovo fenomeno che non conosceva. L’Italia, incollata al televisore, aveva di fronte qualcosa di diverso, di autenticamente incantato. Che non solo brillava, ma sapeva spargere la propria polverina magica. Volava e ti faceva volare.

Dopo è arrivata la scrittura. Ancora. Una novità. Una nuova giostra. Montagne russe, tensioni, notti insonni. Milioni di copie vendute.
Giorgio Faletti ci ha regalato un intero luna park di emozioni. Apprezzo l’artista, ma sono letteralmente fulminato dall’uomo. Capace di raggiungere le vette più alte e rimettersi in gioco con spirito nuovo, con la stessa voglia, umiltà e gioia negli occhi. Basta vedere il suo sguardo, no?  I suoi occhi chiari ricordano più le insondabili profondità marine, che non un placido cielo. Come facevi a capire quello che gli passava per la testa. Non potevi. Ma sapevi per certo che qualsiasi nuova diavoleria, sarebbe valsa i soldi del biglietto.

L’alchimista Giorgio Faletti se n’è andato. Rimangono le sue magie, le sue giostre colorate, l’infinito arcobaleno di sentimenti che ha saputo generare. Per me, soprattutto, rimane la sua granitica, gioiosa determinazione. Ha dimostrato che se si mette d’impegno, anche senza le ali l’uomo sa volare.
Riposa in pace Giorgio.

Roberto Carboni

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