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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Giornata mondiale Ictus: nel 2021 aumentano chiamate, ma calano i ricoveri in Emilia-Romagna

Aumento delle chiamate al 118 per sospetto ictus, Donini: "Abbiamo una rete d’eccellenza per il trattamento"

Sul territorio regionale, nel corso degli ultimi due anni si è assistito a un aumento delle chiamate al 118 per sospetto ictus celebrale: dalle 10.227 del 2019 si è passati alle 11.173 del 2020. Contemporaneamente però si è assistito a un calo di pazienti ricoverati con ictus sistemico acuto (6.853 nel 2019, 6.113 nell’anno successivo). Si parla di ictus celebrale: domani, venerdì 29 ottobre, ne ricorre la Giornata mondiale.

L'ictus celebrale -ricorda la Regione in un comuicato- rappresenta la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza nei Paesi dove è maggiore lo sviluppo economico, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori.

tornando ai dati in EMilia-Romagna, per quanto riguarda le terapie effettuate nella fase acuta dell’assistenza, sono rimaste stabili nel caso della trombolisi endovenosa, il trattamento farmacologico che consente di dissolvere un trombo o un embolo (18%). Sono aumentati invece i ricorsi alla trombectomia meccanica (dal 9 al 10%), ossia l’intervento con un catetere inserito nell’arteria femorale all’inguine e fatto scivolare su fino al punto dove c’è il trombo, l’occlusione del vaso sanguigno, nella testa, in modo da rimuoverlo.

“In Emilia-Romagna- ricorda l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini- abbiamo una rete d’eccellenza per il trattamento dell’ictus (Rete Stroke), grazie alle strutture e al personale che vi lavora quotidianamente: l’importante è potervi accedere nel minor tempo possibile. È anche estremamente importante- prosegue l’ assessore - che le persone siano consapevoli dei fattori di rischio, e di quali stili di vita sia bene seguire: anche in questo caso, come per tante altre patologie, la prevenzione è una preziosa alleata”.

L’ictus: cos’è, come si verifica

Quando il cervello, in seguito alla chiusura o alla rottura di un’arteria, non riceve più sangue (ischemia) o viene inondato da sangue “stravasato” da un’arteria rotta (emorragia) si verifica l’ictus cerebrale. Ci sono quindi due tipi di ictus: ischemico (dovuto alla chiusura di un’arteria cerebrale) o emorragico (causato dalla rottura di un’arteria cerebrale). Fattori di rischio per l’ictus sono la pressione alta, alcune cardiopatie, il diabete, il sovrappeso, elevati livelli di colesterolo, il fumo e l’abuso di alcol. In altri termini, è lo stile di vita che aumenta in maniera consistente l’insorgenza della patologia.

Frequenza, trattamento, mortalità

L’ictus è più frequente dopo i 55 anni, e la sua prevalenza raddoppia successivamente a ogni decade: nel 75% dei casi si verifica nelle persone con più di 65 anni, ma colpisce, sia pure in misura minore, anche i giovani. La mortalità dopo un ictus ischemico, a 30 giorni dal fatto, oscilla nei vari studi a livello mondiale tra il 10 e il 25%. A un anno dall’evento acuto, un terzo circa dei soggetti sopravvissuti a un ictus, indipendentemente dal fatto che sia ischemico o emorragico, presenta un grado di disabilità elevato.

Cosa fa la Regione: tempestività della presa in carico

Da anni la Regione Emilia-Romagna è impegnata nell’assistenza alle persone con ictus cerebrale, e nella definizione della rete dei servizi socio-sanitari per garantire la tempestività della presa in carico attraverso la gestione delle varie fasi: emergenza-urgenza, acuta e post-acuta. Nel 2015 è stata confermata l’organizzazione dell’assistenza secondo il modello Hub & Spoke (reti cliniche integrate) per le discipline/attività di rilievo regionale, fra cui la rete delle neuroscienze e dell’assistenza all’ictus. Attualmente sul territorio sono 12 le Stroke Unit (SU) che erogano la trombolisi endovenosa; di queste 5 sono considerate anche di secondo livello: AOU Parma, AOU Modena, IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche della AUSL di Bologna, AOU Ferrara e Ospedale Bufalini di Cesena della AUSL della Romagna.

I dati dei ricoveri per ictus ischemico acuto per Ausl

Considerando il territorio di ogni singola Azienda sanitaria, per Piacenza si è passati dai 476 ricoveri del 2019 ai 472 del 2020; a Parma dai 738 ai 583; a Reggio Emilia, dai 698 ai 595; a Modena, dai 1.147 ai 1.097; a Bologna, dai 1.527 ai 1.358; a Ferrara, dai 631 ai 561; infine, per l’Ausl della Romagna, si è passati dai 1.636 ricoveri del 2019 ai 1.447 del 2020.

I dati sull’assistenza in Regione (2020)

Per quanto riguarda le modalità di arrivo dei pazienti ai Pronto Soccorsi, per il 78% dei casi è avvenuta attraverso il ricorso al 118 e per il 22% con i propri mezzi. Per i pazienti che hanno utilizzato il 118 la percentuale di centralizzazione primaria è stata dell’83%, cioè il 118 li ha trasportati direttamente a un Pronto Soccorso con una Stroke Unit autorizzata alla trombolisi endovenosa.

Per i 6.113 pazienti con ictus ischemico acuto ricoverati, il 59% è transitato da una Stroke Unit mentre la parte restante è stata ricoverata presso altri reparti (Medicina Interna, Geriatria). Il 18% (1.126) dei pazienti con ictus ha effettuato la trombolisi endovenosa mentre il 10% (633) la trombectomia meccanica. La riabilitazione ospedaliera è stata fatta in fase acuta nel 18% (972) dei pazienti con ictus; il 13% (705) ha effettuato la riabilitazione intensiva nei reparti di Medicina Riabilitativa e il 18% (977) è stato ricoverato presso i reparti di Lungodegenza post-acuzie e riabilitazione estensiva. Nella fase di assistenza territoriale il 14% dei pazienti ha usufruito dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e il 7% è stato assistito nelle strutture residenziali per anziani. /CV

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