Cronaca Reno / Via Giotto

Giravano in Cayenne e in casa bottino da 100 mila euro

Ecco chi erano e come sono stati incastrati gli 8 giovani albanesi arrestati dalla squadra mobile per ricettazione di auto e preziosi risultati provento di furti e rapine in casa

Contanti sequestrati

Hanno notato un' auto rubata poco prima parcheggiata nel solito posto, ed è scattata l'operazione. Una perquisizione simultanea in tre appartamenti, scattata nella mattinata del 17 dicembre, con una trentina di agenti coinvolti, sotto la regia della V sezione guidata dal vicequestore aggiunto Elena Ceria. Da tempo gli investigatori erano sulle tracce dei soggetti, che anche il Gip, nel convalidare i fermi e accogliere la custodia in carcere, ha definito "inseriti in un circuito criminale di rilevante spessore" di carattere "professionale". Per ora ai fermati, tutti cittadini albanesi irregolari sul territorio, è contestata solo la ricettazione dei beni, ma le indagini, ancora in corso, si stanno indirizzando verso il collegamento degli indiziati con i furti e le rapine messi a segno tra il Veneto e le Marche, ma anche a Bologna. Orologi, macchine di grossa cilindrata, borse, centinaia di banconote. Il bottino della "banda" è ingente, si stimano circa 100mila euro di valore.

I fatti. A dare il La alle indagini, un arresto avvenuto sui colli il 25 novembre scorso dopo un inseguimento. C.M. 23enne albanese è stato trovato a bordo di un Porsche Cayenne risultato rubato a Treviso. Il secondo episodio nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, dove un residente di via delle Rose, zona Castiglione, denuncia il furto di un auto, una Audi, le cui chiavi erano state rubate dalla propria casa. La macchina viene trovata poche ore dopo dagli agenti in via Giotto, in zona Barca. Quel luogo, già noto agli investigatori, ha evidentemente fatto dedurre che nei dintorni potesse essere ubicata una base del gruppo. Le perquisizioni, disposte dal Pm Michele Martorelli, hanno interessato tre appartamenti di cui uno a Bologna in via Botticelli, e altri due a Casalecchio, in via Cristoni e in via Bazzanese.

Nel primo gli agenti hanno trovato quello considerato come il capo del gruppo: S.D., 29 anni, evaso dal 2009 e con 2 ordini di carcerazione a suo carico, oltre a svariati precedenti specifici. Il ragazzo aveva almeno tre alias, nomi fittizi sui quali gravano precedenti specifici e inosservanza norme stranieri. Nell'appartamento sono state ritrovate molte borse, contanti, e perfino due diamanti. Un orologio è risultato essere stato rubato appena il giorno prima a Treviso. La casa risulta di proprietà di una amica ospite, ad un primo esame estranea ai fatti.

Nell'appartamento di via Cristoni, assieme a gioielli, contanti, e chiavi di automobili rubate sono stati fermati A.H., 31 anni, i fratelli N. e K.T., 23 e 25 anni, e N.P., 28 anni. Quest'ultimo risulta evaso dal carcere di Viterbo dai primi di novembre. I quattro erano in possesso delle chiavi sia dell'Audi rubata poche ore prima che di una Bmw 330 rubata a Roma a inizio dicembre. L'auto rinvenuta a poca distanza, aveva nel bagagliaio oggetti da scasso, tra cui una smerigliatrice angolare con dischi da cantiere, e un piede di porco. Nel terzo appartamento i poliziotti hanno identificato altri due presunti componenti della banda: si tratta di A.N. e E.P., di 21 e 22 anni. A metterli nei guai un orologio di marca risultato rubato a un residente in via San Donato a inizio novembre. In quell'occasione i ladri vennero sorpresi dalla figlia del proprietario, e proprio per questo vi sarebbe un parziale riconoscimento facciale di uno dei malviventi. A collegare tutta la banda gli oggetti rinvenuti nei locali: ad esempio, le chiavi di casa di via Cristoni in possesso agli occupanti di via Bazzanese, oppure le chiavi dell'auto di proprietà di uno dei sette trovate nel giubbotto dell'altro.

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E' ancora presto per collegare la banda ad alcuni furti "celebri" nel bolognese, ma la polizia sta lavorando in questa direzione. Per ora si indaga solo per ricettazione, e non anche per furto. Occorre scandagliare l'intera refurtiva (sono molti gli oggetti da riscontrare) e procedere di intesa con l'autorità giudiziaria per avviare anche questo filone di indagine. Di sicuro è comprovata, e riconosciuta dal Gip, l'ipotesi associativa per tutti e sette i fermati. Nell'ordinanza di convalida dei fermi il giudice Panza riconosce sia il pericolo di fuga che la capacità di reiterare i reati.

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