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Cambiare lavoro per cambiare vita, la svolta di tre giovani parte dai colli bolognesi

Tre ragazzi e un lavoro nuovo per tutti: quello agricolo. Lo scorso anno hanno aperto un'azienda agricola e sui colli bolognesi coltivano la terra e producono miele, vino e birra: "Adesso i tempi li detta la natura"

Lawrence ha incorniciato una bella laurea in storia, Aurora ha chiuso per un po' lo studio di massofisioterapia e Lorenzo, che lavorando nel settore degll'organizzazione di eventi con il covid ha patito molto, ha svoltato assecondando la sua passione per l'apicoltura. Così è finita che tutti e tre si sono trasferiti sui colli bolognesi svoltando con un lavoro che non c'entra praticamente nulla con la loro formazione, ma che garantisce pochi e apprezzatissimi vantaggi: stare all'aria aperta e a contatto con la natura, avere ogni giorno diverso dall'altro e dei tempi completamente diversi dalla loro "prima" vita professionale. Di contro, la sveglia suona presto, il freddo (e il caldo) picchia duro e, con una piccola azienda agricola come la loro, non si diventa certo ricchi. Nel giorno in cui si celebra la Festa del Lavoro, una storia (anzi tre) che conferma come l'Italia, in Europa, sia il primo Paese per numero di aziende agricole gestite da giovani under 40. Una bella notizia a giudicare dal risultato. 

"Il progetto era nell'aria e poi finalmente è diventato concreto quando siamo riusciti a farci prima affittare e poi vendere alcuni appezzamenti sui colli bolognesi, nei pressi di San Luca - spiega Lawrence Coleman, 37enne bolognese dalle origini britanniche - dove è nata la nostra azienda agricola. Ho studiato al Minghetti e mi sono laureato in storia, ma quando ho cominciato a interessarmi di apicoltura è scattato qualcosa che mi ha portato fino a qui". Il 'qui' è un cancello sempre aperto e un bancone al quale si ordinano birra e vino a centrimetro zero, miele, leccornie di vario genere e, naturalmente le verdure del campo. Fave comprese. E infatti sul cartello si legge: "Campo di Fave". Sparsi per tutta l'area verde ci sono dei tavoli e delle sedie, tutto di recupero, che accolgono senza alcun obbligo i clienti. Ci si può portare da mangiare, anche se nel weekend conviene assaggiare la piccola cucina dei ragazzi e da bere lo si prende qui.

Primo maggio: tutti gli eventi per celebrare la Festa del Lavoro 

Da dove è arrivata la spinta che lo ha portato a una scelta come questa? Così radicale, per certi versi? Vantaggi e svantaggi? Chi sono i primi clienti? "Si tratta di una scelta personale - spiega il giovane imprenditore - che comporta, ovviamente, sia vantaggi che svantaggi rispetto a un lavoro diciamo più tradizionale. I primi sono l'autonomia di gestione e organizzazione e il poter vivere all'aria aperta. La nota dolente è che a fare questo lavoro si guadagna poco. Siamo qui per il secondo anno e da quando abbiamo aperto i nostri clienti (quelli che comprano la verdura dell'orto, ma anche il vino e la birra, il miele) sono proprio i nostri vicini di casa: i residenti di questa bellissima zona di Bologna". 

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Lawrence Coleman

Aurora, sorella di Lawrence è la quota rosa della società. La creativa dei tre, come dicono i suoi compagni di avventura: "Sono massofisioterapista e la prima svolta l'ho avuta qualche anno fa, quando ho scelto di riposarmi da un periodo lavorativamente troppo intenso per un'esperienza itinerante in Sud America. Adesso eccomi qui, finalmente liberata dalle quattro pareti di uno studio e sempre all'aria aperta, a contatto con la natura. Natura che detta i suoi tempi, completamente diversi da quelli a cui molti sono abituati". Il più grande ostacolo nell'operazione che ha visto questi ragazzi aprire l'attività? "Le difficoltà legate alla zona in cui ci troviamo. Che una volta era agricola, che è doventata poi residenziale e che per tornare agricola ha bisogno di alcuni passaggi. I vincoli paesaggistici partono da una giustissima idea di tutela, ma spesso complicano molto delle cose che potrebbero davvero essere molto semplici". 

E poi ci sono quelle piccole battaglie culturali, che riguardano le piccole abitudini: "Ci piacerebbe che la gente venisse da noi con il proprio bicchiere o la propria tazza. In questo modo ridurremmo uleriormente l'impatto. Abbiamo anche una fontana e l'acqua (che qui è molto buona) è disponibile per tutti". 

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Autrora Coleman

Il terzo elemento del gruppo è Lorenzo Cioni detto Hans. "Bolognesissimo, ma sembra tedesco" scherzano gli altri, per spiegare l'origine del soprannome. "Lavoravo nell'organizzazione di eventi, settore che con il covid ha avuto una bella batosta - spiega il 35enne - poi ho deciso di cambiare tutto, trainato da Lawrence, che aveva già in mente questo progetto da un po'. Lorenzo era già esperto di apicoltura, gli è poi evidentemente venuto facile prepararsi anche alla coltivazione della terra ed è nel campo che trascorre la maggior parte del tempo. Anche per lui, il cambiamento radicale è stato il ritmo di vita: "Tutto ciò che piantiamo ha i suoi tempi e noi non possiamo fare che adeguarci: aspetteremo che le viti siano pronte per il vino, aspetteremo che gli alberi siano abbastanza grandi per fare ombra". E intanto Campo di fave è baciato dal sole fra via Casaglia e via della Cavriola. 

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