L'amianto nell'acqua che beviamo: un documentario ci dice tutta la verità

Anteprima del cortometraggio-inchiesta realizzato a Bologna: "Le istituzioni non rispondono, non ci danno la mappa delle tubature dell'acqua e noi rischiamo di ammalarci"

Metti l'amianto nell'acquedotto ed ecco che la formula chimica diventa H2A. E questo è il nome del documentario nato da uno studio sulle acque bolognesi (qui il dossier "nero" di Hera) messo a punto da Giuliano Bugani, Daniele Marzeddu e Salvo Lucchese e presentato in anteprima nazionale dagli autori stessi al cinema Europa di via Pietralata (qui il trailer). Una sala gremita ("Non ce lo aspettavamo" dicono gli autori del cortometraggio) e facce sbigottite davanti a un dubbio atroce: e se bevessimo, ci lavassimo, usassimo quotidianamente acqua contaminata e cancerogena?

LA VIDEO INTERVISTA ALL'AUTORE

UN PROBLEMA ITALIANO. Ma non è un allarme solo felsineo. Infatti tutti gli acquedotti pubblici in Italia sono in cemento-amianto, sicure solo poche eccezioni legate ad aree montane: "Solo Bologna possiede 180 chilometri circa di acquedotti realizzati in questo materiale. Pochi lo sanno e nessuno ne parla. Il documentario H2A L'amianto nell'acquedotto di Bologna racconta cosa è pubblico e cosa non si sa, quanto sia realmente pericolosa la fibra di amianto, interroga oncologi e scienziati, pone l'accento sull'imbarazzante silenzio delle Istituzione nonostante le ripetute domande poste, mentre le fibre rilevate in via Castiglione sono notevoli". 

NON RISPONDE LA POLITICA. In sala, fra il pubblico, anche il consigliere grillino Massimo Bugani "Praticamente l'unico rappresentante delle istituzioni che ci ha ascoltato e ha accolto la nostra richiesta di risposte da parte del Comune di Bologna - spiega l'omonimo (e non parente) Giuliano Bugani - Abbiamo scritto alla Gabellini, al Sindaco Merola, all'assessore Rizzo Nervo e a Riccardo Finelli di Hera senza alcun risultato".

IL CONSIGLIERE GRILLINO SPOSA LA CAUSA. "Bisogna andare a fondo - conferma il rappresentante del Movimento 5 Stelle - io ho già presentato due interrogazioni e quando ho chiesto a Hera la mappatura delle tubature dell'acqua, questa mi è stata negata con una spiegazione che ha dell'assurdo: è un'informazione che non si può rivelare per precauzioni anti-terrorismo".

Noi di Bologna Today abbiamo rivolto qualche domanda a Giuliano Bugani, autore del documento video.

Come nasce il documentario H2A?

Nasce a seguito di una proiezione estiva (nel 2012, all’Arena Orfeonica) del documentario "Anno 2018: verrà la morte", con la regia mia e di Salvo Lucchese, sui lavoratori esposti all’amianto. Il documentario è stato vincitore di dieci festival. In questo documentario c’è una sequenza nella quale il dottor Vito Totire, presidente nazionale dell’AEA (Associazione Esposti Amianto) fa riferimento all’acquedotto in cemento-amianto di Bologna.

Che cosa è accaduto dopo la proiezione del documentario?
Al termine della proiezione dell’Orfeonica nel 2012 alcune persone dell’Associazione ci chiedono se possiamo fare un documentario apposito solo sull’acquedotto di Bologna. Accettiamo e alla regia e al montaggio ci siamo io e Daniele Marzeddu, alle riprese Salvo Lucchese con musiche di Pasquale Pettrone. Partiamo senza un soldo, e fortunatamente entra in gioco il sito Pubblicobene.it  che raccoglie per noi una cifra simbolica che ci permette però di ammortizzare le spese vive.

E così è partita l'inchiesta...

Abbiamo inviato richieste di intervista al sindaco di Bologna, all’assessore alla sanità Luca Rizzo Nervo, all’assessore all’ambiente, a tutti consiglieri di maggioranza e opposizione, ma tutti rispondono di non volere rilasciare interviste tranne Massimo Bugani del M5S e Caviano del centro Democratico. Non rispondono alle e mail HERA e altre Istituzioni pubbliche. Decidiamo quindi di intervistare i cittadini di Bologna. Le riprese vengono fatte nell’ autunno 2012. Poi vengono intervistati il dotto Luciano Mutti di Vercelli, oncologo di fama internazionale, il dottor Morando Soffritti dell’ Istituto Ramazzini, Centro Mondiale di Ricerca sul Cancro, e il Presidente dell’ AEA Vito Totire.

Cosa è emerso dalle dichiarazioni dei bolognesi?

I dati e l’esito delle interviste dimostrano che i cittadini, al 90% non sanno della presenza di tubature in cemento amianto; dai medici invece abbiamo la conferma che l’ amianto ingerito è cancerogeno, fortemente cancerogeno.

Qualche dato preciso sull'amianto nelle acque bolognesi?

Non si vuole fare allarmismo, nel senso che chi di dovere fa gli accertamenti sulla presenza di fibre di amianto nell’acqua potabile, ma va detto però che nessuno informa i cittadini quando c’è rilascio di fibre.Nel giugno di quest’ anno, il dottor Torire ha fatto una conferenza stampa dichiarando che in alcune strade di Bologna, tra le quali via Castiglione, sono state fatte rilevazioni e trovate 10.000 fibre di amianto per litro. Gli indici degli USA sono tranquillizzanti rispetto queste cifre, ma secondo la scienza è sufficiente una sola fibra per scatenare il cancro. Una sola è la risposta a questa inchiesta: l’ amianto va sostituito! Noi abbiamo fatto un documentario sull’acquedotto di Bologna, ma quasi tutti gli acquedotti italiani sono in cemento-amianto. In quanti lo sapevano?

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