Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca Centro Storico / Piazza Dè Tribunali, 4

Femminicidio, processo d'appello a Giulio Caria: presidio UDI per il caso Caramazza

"Siamo qui per dire basta all'impunità": da questa mattina l'Unione Donne d'Italia è in presidio davanti al Tribunale, dove si sta svolgendo il processo d'appello a Giulio Caria, condannato per l'omicidio della compagna Silvia Caramazza

Chi potrebbe mai dimenticare il delitto di Silvia Caramazza, uccisa e poi riposta in un congelatore? Di certo questo caso di femminicidio non è stato dimenticato l'Unione Donne d'Italia, che oggi è in presidio alla Corte d'Assise d'Appello, in Piazza dei Tribunali: "In occasione del processo di appello di Giulio Caria autore del femminicidio di Silvia Caramazza avvenuto a Bologna nel luglio 2013 abbiamo organizzato un presidio per dire basta all'impunità". La manifestazione di questa mattina è stata promossa da UDI con l'adesione del “Presidio permanente di Bologna per la libertà delle donne” formato da associazioni, e gruppi femminili della città. 

Dalle aule dei Tribunale oggi la notizia un rinvio: l'imputato infatti (ieri sera) ha revocato l'avvocato d'ufficio che gli era stato affidato e ne ha nominato uno nuovo e il prossimo appuntamento davanti al giudice è stato quindi fissato per il prossimo 30 marzo. 

Giulio Caria era stato condannato a 30 anni di reclusione. L'uomo accusato di aver ucciso e poi nascosto in un freezer il corpo della compagna Silvia è stato condannato a 30 anni a termine del  processo in rito abbreviato (2014), mentre il pm aveva chiesto l’ergastolo. Caria era imputato per omicidio volontario aggravato da stalking e per aver agito con crudeltà, oltre che per l'occultamento del corpo della giovane. 

La sentenza aveva confermato l'omicidio "maturato in ambiente persecutorio", avrebbe escluso l’aggravante della crudeltà ritenendo probabilmente che alcune lesioni siano state inferte sul corpo della donna già morta. Riconosciuta, invece, l'aggravante dell’occultamento di cadavere. Era stata riconosciuta dal Gup anche una provvisionale di risarcimento all’Unione Donne Italiane (Udi) e al Comune di Bologna, ente quest’ultimo che si era costituito costituirsi parte civile in un procedimento per un femminicidio.

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