Ambiente, il "Global strike" in tempi di pandemia: il 24 aprile lo sciopero sarà "digitale"

Il quinto sciopero globale per la giustizia climatica e sociale si terrà sul web

Cortei a Bologna

"In assenza della pandemia globale, ci saremmo trovat* numeros* insieme in piazza per il quinto sciopero globale per la giustizia climatica e sociale", ma "questo venerdì, dalle 11 alle 13, invaderemo i social di foto con cartelli e striscioni". 

Quindi i giovani dei "fridays for the future", ispirati a Greta Thunberg, sono stati costretti a fare diventare il fermo in programma per il 24 aprile, "digitale". Si parteciperà scattando foto con cartelli di protesta - hashtag #ritornoalfuturo

"Progettiamo insieme il modo per ripartire con il piede giusto quando l'emergenza sanitaria sarà finita - fanno sapere gli attivisti - convertiremo questo sciopero in un #digitalstrike, che rivendicherà le stesse identiche tematiche, oggi in modo ancora più forte e chiaro dal momento in cui uno dei potenziali effetti dello stravolgimento dell'equilibrio terrestre si sta mostrando ai nostri occhi in modo più evidente che mai. Le riflessioni da fare su quello che sta accadendo nel mondo ora sono moltissime, e la giustizia sociale e climatica stanno diventando sempre più centrali, vitali". 

Sotto le due torri, a partire da marzo del 2019, sono stati migliaia i ragazzi, compresi gli studenti di scuole medie, a sfilare, rispondendo all'appello di Greta, ma il coronavirus ha bloccato le manifestazioni di piazza. "L'avvento di questo virus, come è stato spiegato in molti studi, è infatti collegato alle numerose attività iperproduttive che alterano drammaticamente equilibri delicati che rendono possibile la nostra esistenza su questa terra - scrivono gli attivisti nella nota - invasione di habitat naturali, allevamenti intensivi, agro e silvicultura portata avanti dalle politiche estrattiviste che sono alla base del sistema economico imperante, aumentano significativamente la probabilità di spillover e contaminazioni virulente. In aggiunta a questi fattori certamente non secondari, si pone la questione dell'inquinamento dell'aria. Purtroppo è risultato chiaro dalle scelte politiche dell'ultimo periodo, che non fosse sufficiente la morte di centinaia di migliaia di persone in tutta Europa (416mila ogni anno, secondo le stime dell'Unione europea) per intervenire e migliorare la qualità dell'aria. Ci troviamo, però, a dover affrontare un virus che va a colpire un organo che proprio per questo è già compromesso a priori da concentrazioni pericolose di particolati atmosferici, e numerose altre sostanze chimiche rilasciate dalla combustione dei famigerati fossili".

Si teme anche che l'apparato economico reagisca "con impatti ancora più significativi sul nostro ecosistema. Inoltre non è difficile immaginare come, se l'attenzione sui temi ambientali non verrà mantenuta alta, questi potrebbero passare in secondo piano nelle prossime scelte politiche, che si concentrerebbero per prima cosa sul riportare 'a regime' i vari Paesi". 

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