Cronaca Zona Universitaria / Via Zamboni

Unibo e No Green Pass, il prorettore Degli Esposti: "Qualcuno dimentica i giorni bui della pandemia"

L'INTERVISTA al prorettore vicario dell'Alma Mater Mirko Degli Esposti dopo le prime sospensioni e polemiche legate al certificato verde

Lezioni in presenza al 100% di capienza e strade piene di studenti. Sembra un ricordo del mondo pre-covid ma invece è come appare, oggi, l'Università di Bologna. Tutto normale insomma, ad eccezione di mascherine e green pass. Proprio quest'ultimo continua a far discutere e anche in Ateneo negli ultimi giorni sono spuntati alcuni dissidenti. 

Sono stati sospesi un docente e un'impiegata contrari alla certificazione verde, si è costituito un gruppo di circa un centinaio di dipendenti che ha inviato una diffida al rettore e una studentessa contraria al green pass ha portato alla sospensione di una lezione. Casi sporadici, dopotutto, che in via Zamboni non destano preoccupazione. Ne abbiamo parlato con Mirko Degli Esposti, prorettore vicario dell'Università di Bologna.

Green pass obbligatorio all’università, in generale cosa ne pensa?

"Partiamo da una premessa: il green pass non piace a nessuno, così come la mascherina e le altre restrizioni. Penso però che la vaccinazione sia lo strumento che ci permetta di vivere in presenza e ho l’impressione che la stragrande maggioranza di docenti e studenti l’abbia capito. Alcuni probabilmente hanno dimenticato i mesi di pandemia. Per me quel lungo e interminabile periodo, quando andando in rettorato vedevo solo strade vuote, aule vuote e biblioteche vuote, è stato uno dei momenti più tristi della mia vita. Vedere in questi giorni l'università piena di ragazze e ragazzi – nei laboratori, nelle biblioteche, su via Zamboni – ci rende felici. Il nostro obiettivo è sempre stato uno: tornare in presenza, con docenti e studenti in aula, in sicurezza. Mi auguro che il quadro epidemiologico rimanga lo stesso e che, gradualmente, si possano eliminare varie restrizioni. Se succederà, ricordiamolo, sarà grazie al grande senso di responsabilità della maggioranza delle persone".

In altri paesi europei, come la Francia, il green pass all'università non è obbligatorio. La via è garantire a tutti i diritti fondamentali, senza discriminazioni

"Se oggi l'università è tornata a vivere è grazie a questa legge dello Stato che ha permesso un ritorno alla normalità che quasi tutti vogliamo. La nostra comunità studentesca penso abbia risposto e stia rispondendo perché apprezza e non perde di vista l'obiettivo principale: studiare in presenza. Certo, con regole e restrizioni. Se si lede il diritto allo studio? In questo momento il diritto più importante è la tutela della salute e della sicurezza e la certificazione verde è uno strumento che va in questa direzione. Inoltre garantiamo anche la didattica a distanza per cui, sebbene non sia la stessa cosa, chi non ha il green pass può comunque seguire le lezioni online. Mi piace? Ovviamente no, vorrei non ce ne fosse bisogno, però è grazie a questo strumento se finalmente abbiamo le aule al 100% della capienza".

C'è un gruppo di dipendenti vs il green pass che ha inviato una diffida e si è attivati anche a sospendere una lezione per la mancata esibizione del certificato da parte di una studentessa 

"L'università è il luogo per eccellenza del libero pensiero per cui ciascuno è libero di esporre le proprie idee. Ripeto: si tratta di eventi sporadici, la mia percezione è che in tantissimi, la stragrande maggioranza, vogliono tornare alla normalità e con grande sacrificio verso la comunità hanno scelto di vaccinarsi. Capiamo le posizioni di ognuno ma il nostro protocollo lo applichiamo, non possiamo fare altrimenti. Quello che posso dire, per il resto, è che abbiamo ricevuto decine di mail di ringraziamento da parte degli studenti. Sono felici di ritornare in aula, non dappertutto è così".

Tra le richieste del gruppo, tamponi gratuiti e per i vaccinati

"Non mi unisco all’esercito di esperti epidemiologici dell'ultima ora, guardo al contesto e ribadisco quello che ha già detto il rettore: noi abbiamo fondi pubblici e dobbiamo badare alla spesa. Se dovessimo fare tamponi gratis dovremmo rinunciare ad altri servizi sicuramente più prioritari come i vaccini  – antinfluenzali e covid – e le visite mediche. Se incontreremo questo gruppo 'No Pass'? Non ci siamo ancora confrontati, io personalmente posso dire che non ho mai evitato nessun confronto. Una cosa però è certa: continueremo a tutelare la legge e l'università, sicura, in presenza". 

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