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Operazione 'Scatole cinesi': evasione fiscale milionaria, coppia di coniugi nei guai

Il primo sequestro in città nei confronti di persone di etnia cinese ufficialmente 'nullatenenti'. La coppia ha evaso le tasse per 1,5 milioni attraverso 16 aziende tutte intestate a prestanome

Un'articolata frode fiscale milionaria è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Bologna che ha sequestrato anche beni mobili ed immobili per un valore di 1,5 milioni di euro. 

E' l'operazione “Chinese boxes” (scatole cinesi), coordinata dal PM Marco Forte e portata a termine dalla polizia tributaria nei confronti di soggetti di origine cinese, autori di una frode fiscale attuata tramite la creazione di una serie di società “apri e chiudi” intestate a prestanome che hanno utilizzato fatture per operazioni inesistenti ed hanno omesso sistematicamente il pagamento delle imposte sui redditi e dell’IVA.

A carico degli stessi si è proceduto al sequestro preventivo, disposto dal GIP del Tribunale di Bologna, Dott. Bruno Perla, di n. 5 beni immobili (3 a Bologna e 2 a Milano), n. 2 autovetture e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro. 

Si tratta del primo sequestro in città nei confronti di persone di etnia cinese, che di solito risultano formalmente nullatenenti. In questo caso, grazie alle indagini svolte, è stato possibile individuare ed aggredire dei beni che erano stati fittiziamente intestati a soggetti terzi: “Gli imprenditori cinesi rappresentano una parte importante dell’economia bolognese - ha detto il Procuratore aggiunto Valter Giovannini - ma come tutti, devono ovviamente rispettare le norme che regolano gli affari e la libera concorrenza commerciale”. 

LE INDAGINI. A seguito di una verifica fiscale eseguita dal II Gruppo di Bologna nei confronti di una ditta con sede nella provincia bolognese, esercente l’attività di confezionamento di capi di vestiario, è stata rilevata un’evasione fiscale di oltre 1.500.000 di euro messa in piedi tramite di fatture false utili per azzerare i ricavi derivanti dalle prestazioni rese ad una nota azienda italiana operante nel settore dell’abbigliamento.

Gli inquirenti hanno inoltre ipotizzato che i reali proprietari ed amministratori di fatto dell’impresa, due coniugi cinesi, per non pagare le imposte si servano i società di comodo e prestanome. Sono state svolte anche indagini tecniche, che hanno permesso di acquisire elementi di prova: la coppia sarebbe titolare di ben 16 aziende, con sede nel medesimo stabile, tutte formalmente intestate a cittadini di origine cinese “prestanome”, che nel corso degli anni sono state coinvolte nel sistema di frode.

All'atto della perquisizione è stata rinvenuta la documentazione contabile delle società coinvolte, rilevando, allo stato, l’utilizzazione a partire dal 2010 di fatture false per oltre 15 milioni di euro. 

L’operazione sviluppata dalla Guardia di Finanza di Bologna, in coordinamento con la Procura della Repubblica felsinea, si inquadra nella linea di azione volta a rafforzare ulteriormente l’attività a contrasto dei fenomeni illeciti con l’individuazione dei reali beneficiari delle frodi e l’aggressione del relativo patrimonio, tutelando più efficacemente l’erario e l’economia legale dalla concorrenza sleale delle imprese che con artifici si sottraggono agli obblighi impositivi.

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