Cronaca

2 anni di indagini e 80 militari per l'operazione "Speed": sequestrati beni per oltre 50 milioni, 3 in arresto

Evasione milionaria, bancarotta fraudolenta e legami con la malavita organizzata. Via auto di lusso, immobili e persino uno yacht. Altri 13 indagati

Nell’ambito dell'operazione “Speed”, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa del G.I.P. del Tribunale - Dott.ssa Francesca Zavaglia. Sono state arrestate tre persone, di cui due coniugi domiciliati in provincia di Salerno. L'operazione ha portato anche al sequestro preventivo di 11 società e beni per un valore complessivo di oltre 50 milioni di euro.

L’attività, condotta dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Bologna, coordinata dai magistrati Francesco Caleca e Manuela Cavallo, è partita dall’analisi "di numerose e raffinate operazioni finanziarie e societarie, tra cui il fittizio trasferimento della sede legale dalla provincia di Salerno a quella Bologna di un’importante cooperativa operante nel settore del trasporto merci - gravata da debiti erariali per oltre 25 milioni di euro - avvenuto poco prima del fallimento".

L’esecuzione dei provvedimenti ha richiesto l’impiego di 80 militari della Guardia di Finanza che hanno operato tra la Campania, l’Emilia Romagna, la Lombardia e la Puglia.

Come evidenziato nell’ordinanza del G.I.P., il modus operandi prevedeva il cambio di denominazione dell’ente, lo spostamento della sede, la cessione delle quote societarie e l’affidamento delle cariche relative all’amministrazione e alla liquidazione a soggetti compiacenti, a dimostrazione dell’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere esperta nel portare a compimento operazioni fraudolente ai danni dell’Erario. Sono stati inoltre ricostruiti i collegamenti degli indagati con un gruppo imprenditoriale salernitano - operante nei settori dei trasporti, della logistica e dello smaltimento di rifiuti - riconducibile a una famiglia a sua volta indiziata di legami stretti con la criminalità organizzata campana e calabrese.

Le indagini tecniche

E' stata necessaria l’installazione da remoto di "Trojan" (malware o 'virus' installato per controllare i dispositivi elettronici - ndr) nel dispositivo mobile di uno degli indagati e l’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette, hanno portato alla luce i collegamenti della società, poi fallita, con altre imprese, anch’esse amministrate dagli arrestati, che hanno beneficiato di crediti di imposta attraverso fatturazioni infra-gruppo prive di reali giustificazioni economiche.

In particolare, uno degli arrestati è stato destinatario, nel 2007, di un provvedimento restrittivo della libertà personale eseguito nel corso di un’operazione che ha portato alla cattura di un latitante facente parte del sodalizio camorristico “Nuova Famiglia” operante nella provincia di Salerno.

Oltre ai tre soggetti destinatari dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono indagate ulteriori 13 persone ritenute responsabili del reato di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) finalizzato al trasferimento fraudolento di valori (art. 512 bis c.p.), all’autoriciclaggio (art. 648 ter 1 c.p.), alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 del D. Lgs. n. 74/2000), alla bancarotta fraudolenta e alla bancarotta semplice (artt. 216 e 217 della Legge Fallimentare).

Immobili, auto di lusso e yacht

Le indagini, durate quasi due anni, hanno condotto anche all’esecuzione di provvedimenti di sequestro “impeditivo” delle quote di 11 società, il cui compendio aziendale ha un valore stimato in 25,5 milioni di euro circa, in quanto ricomprendente ben 90 immobili (ubicati nelle province di Salerno, Napoli, Bari, L’Aquila e Reggio Emilia) e 634 veicoli e natanti di valore (tra cui una Ferrari F430 e una Porsche Macan, nonché uno Yacht di 16 metri).

Guardia di Finanza: confiscata villa da 600mila euro a trafficante

Il G.I.P. del Tribunale di Bologna ha inoltre disposto il sequestro finalizzato alla confisca diretta del profitto del reato di risorse finanziarie rinvenute sui conti delle società coinvolte e degli amministratori di fatto delle stesse per 19 milioni di euro, di una villa con piscina del valore di 500 mila euro e di un impianto di recupero rifiuti ubicato a Nocera Inferiore (SA), la cui titolarità è stata fittiziamente attribuita dai coniugi arrestati a un prestanome “incensurato” e, quindi, in possesso dei requisiti “formali” per poter ottenere le autorizzazioni necessarie a operare nel settore.

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