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Foto GVC

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Uragano Matthew ad Haiti, gli operatori bolognesi: 'Emergenza alimentare e colera'

Dai Caraibi l'aggiornamento della ong felsinea: "Questa catastrofe non era evitabile, ora è possibile e doveroso prevenire l'emergenza alimentare e la ripresa dei focolai di colera"

La furia dell'uragano Matthew ha devastato Haiti e ora si sta abbattendo sugli Stati Uniti (il presidente Obama ha già firmato lo stato di emergenza). Anche Papa Francesco ieri ha dedicato una preghiera alle vittime di questa furia naturale che ha provocato centinaia di morti, con numeri che continuano a crescere. 

"Man mano che si procede con la ricognizione dei danni il quadro della situazione diventa sempre più grigio, se non nero - spiegano gli operatori di GVC, la onlus bolognese presente con staff e progetti in entrambe le isole caraibiche di Haiti e Cuba -  riporta che il numero dei morti ad Haiti è salito a circa 900. Preoccupano soprattutto le perdite dei raccolti, che oscilleranno tra l’80% e il 100% in alcune zone. Un danno incalcolabile ma dalle conseguenze tragicamente prevedibili, specie per Haiti dove l’autosufficienza alimentare è cronicamente compromessa e il tasso di mortalità infantile è fra i più alti al mondo, l’88%”.

“Purtroppo, nella grottesca sfida dei numeri, Matthew ha superato per impatto catastrofico l’uragano Sandy - spiega Federico Palmas, responsabile GVC per l’area del Centro America e i Caraibi - Il nostro staff ad Haiti sta bene, ma le comunicazioni non sono facili, così come a Cuba, dove la nostra responsabile paese non riesce a raggiungere parte dei nostri collaboratori nei territori più colpiti”. 

Come vi state muovendo? Quali i rischi maggiori?

"La nostra organizzazione ha stanziato i primi fondi e sta inviando una squadra di esperti nelle aree colpite per verificare i danni e predisporre interventi urgenti. L’obiettivo è quello di prevenire per tempo ed efficacemente l'emergenza alimentare e contenere i focolai di colera". 

Quale la situazione ad oggi? 

"1,3 milioni di persone colpite, di cui 750 mila necessitano di aiuti umanitari, oltre 366 morti accertati (nel frattempo sono aumentati ndr) e stime che fanno salire a 900 il numero delle vittime. 1.855 case sommerse e 61.537 persone evacuate (dati ufficiali dell’ONU). Sono solo alcuni dei numeri di Matthew, l’uragano più forte degli ultimi 10 anni che si è abbattuto sui Caraibi"

Le criticità sono, per così dire destinate al essere 'a lungo termine'...

“Il problema principale, oltre al numero dei morti che pare destinato a crescere, sono i raccolti: il danno è enorme, le zone più colpite sono tra quelle con il livello di insicurezza alimentare e nutrizionale più compromesso, ma in generale in tutto il paese il ciclone porterà una perdita del raccolto in media del 80%, condannando molte zone rurali a una difficile carestia durante la prossima stagione secca. Il Paese è ancora fortemente dipendente dall’aiuto internazionale e a quasi 7 anni dal disastroso terremoto del 2010, dovrà essere garantito tutto il sostegno necessario non solo per risolvere l’emergenza nell’immediato ma anche per prevenire quella che potrebbe essere una gravissima crisi alimentare di portata nazionale”.

"Questa difficile situazione si è ulteriormente aggravata a causa del cambiamento climatico (particolarmente grave in tutto il centro America) che incide in maniera molto negativa sulla produzione agricola (mancanza di pioggia, cicloni, erosione del suolo ecc..). Con GVC abbiamo lavorato molto sul rafforzamento dell’agricoltura di sussistenza e non, proprio per aiutare il paese a raggiungere una sostenibilità alimentare soddisfacente, introducendo nuovi sistemi di coltivazione, impiegando specie e tecniche colturali più adatte a climi aridi e inariditi e ridurre gli effetti del degrado ambientale. Abbiamo cercato di rendere reperibili cibi dall’apporto nutrizionale migliore: in periodi di siccità (sempre più lunghi) soprattutto nelle aree montane più remote l’incidenza della malnutrizione infantile diventa estrema, registrando numerose dolorose morti soprattutto tra i bambini e in generale le persone più deboli. Come è vero che questa nuova catastrofe non era evitabile, quello che è possibile e doveroso fare sarà prevenire per tempo ed efficacemente l’emergenza alimentare, oltre che il combinato potenzialmente disastroso di questa e la ripresa dei focolai di colera che dal post-Sandy ad oggi sono stati faticosamente riportati ad una situazione di contenimento". 

Come possiamo contribuire e fare qualcosa per aiutarvi? 

Per sostenere la popolazione di Haiti, è possibile effettuare una donazione sul conto corrente IBAN IT21A0501802400000000101324 o in posta attraverso il conto corrente C/C 000013076401 intestato a GVC onlus con causale "Emergenza Haiti". Inoltre si può effettuare anche una donazione on line dal sito Gvc Italia. 

GVC - Gruppo di Volontariato Civile, è una organizzazione non governativa laica e indipendente, nata a Bologna nel 1971. Sin dalla fondazione opera per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni nei Paesi in via di sviluppo attraverso progetti di cooperazione internazionale e aiuti umanitari. Gvc è presente in circa 25 Paesi con interventi nel settore della salute, dell’educazione, della nutrizione, dello sviluppo socio-economico e rurale e della ricostruzione post emergenze. Oltre ai progetti di cooperazione internazionale, GVC promuove azioni di advocacy, campagne di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche dello sviluppo, in collegamento con il territorio italiano, europeo e dei Paesi in cui è presente.  

GVC è presente ad Haiti dal 2010 a seguito del terremoto e da allora sta realizzando interventi d’emergenza (ricostruzione/prevenzione disastri)  e di sviluppo (sicurezza alimentare, rafforzamento della società civile e sviluppo rurale integrato) nei Dipartimenti del Centro, Ovest e Nippes. Inoltre, ha sviluppato anche programmi transfrontalieri che coinvolgono comunità rurali Haitiane e Domenicane. Negli anni del post terremoto ha lavorato con la Protezione Civile dei dipartimenti colpiti dall’uragano con progetti di prevenzione e riduzione delle catastrofi naturali, e risposto all’emergenza dell’uragano Sandy nel 2012 con progetti di sostegno al ripristino e riavvio delle infrastrutture igienico sanitarie e programmi di assistenza alimentare.

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