Cronaca

"Appropriazione indebita e autoriciclaggio": sequestro da 6,5 milioni per società del patron Hellas Verona

L'indagine parte da Bologna, il procuratore Amato: "Impedito lo svuotamento delle casse della società calcistica". Il Gip: "Rischio fortissimo di dispersione del patrimonio, azione necessaria"

Un "maquillage contabile" che avrebbe depauperato la società sportiva e un "rischio fortissimo" della dispersione dei fondi presumibilmente distratti dai bilanci, trasformati in utili da dividendo. 

Queste sono le motivazioni che hanno portato al sequestro preventivo di 6,5 milioni di Euro a carico di società riconducibili al patron dell'Hellas Verona Maurizio Setti, già numero due del Bologna una decina di anni fa. Le accuse ipotizzate dalla procura di Bologna, che hanno avuto riscontro da parte del Gip, sono di autoriciclaggio e appropriazione indebita.

Le indagini sono state portate avanti dalla Guardia di Finanza felsinea, coordinata dai procuratori Francesco Caleca ed Elena Caruso, mentre l'ordinanza che dispone il sequestro delle somme milionarie è stata firmata dal giudice Sandro Pecorella.

Le indagini della Finanza sugli asset societari

I reati contestati si collocano nelle gestioni societarie interne alla proprietà del Verona dal 2019 fino a oggi, e riguardano due società bolognesi che costituivano il mezzo con il quale gestire la società sportiva. Entrambi i soggetti giuridici sono stati già oggetto di alcune sentenze di fallimento, successivamente revocate, all’inizio di quest’anno, in sede di appello.

Nelle pagine dell'ordinanza si ripercorrono le tappe delle "vorticose operazioni di cessione infragruppo e rivalutazioni" che nel tempo hanno portato "strumentalmente e ingiustificatamente" ad incrementarne il valore.

Quello che gli inquirenti contestano all'attuale presidenza è "una sofisticata operazione di autoriciclaggio per ben 6,5 milioni di euro, importo illecitamente sottratto dall’indagato alle casse della società calcistica".

Sequestro da 6,5 milioni per patron Hellas Verona, Amato: "Società calcistica parte lesa" | VIDEO

L'artificio contabile utilizzato -secondo l'accusa- per distrarre e poi fare rientrare nelle proprie disponibilità il denaro sarebbe stata quella di indicare "in diversi documenti bancari e contabili la provenienza da una distribuzione di 'dividendi'", anche se in realtà si sarebbe trattato "di una disponibilità finanziaria accantonata in bilancio quale 'riserva di versamenti soci in conto futuro aumento di capitale', di per sé non distribuibile".

Il Gip: "Rischio fortissimo di dispersione dei capitali"

"Fortissimo -analizza il Gip Pecorella nelle 45 pagine di ordinanza- è infatti il rischio che il denaro ora asservito illecitamente a garanzia del debito" nei confronti di una società utilizzata per l'operazione "venga disperso, tenuto anche conto che essendo stato qualificato il versamento quale 'distribuzione dividendi', l'Hellas Verona non ha alcun titolo per rientrare delle somme se non l'accertamento reati qui ipotizzati". 

Amato: "Il Verona calcio è parte lesa"

"Ci siamo mossi per impedire lo svuotamento della società calcistica" commenta a latere il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato. "Queste somme di denaro -spiega- erano nelle disponibilità della società di calcio poi sono state trasferite come utile di altre società" e in tutto questo "Hellas Verona è parte lesa" mentre il sequestro preventivo avvallato dal Gip "letteramente 'para il colpo' di un potenziale danno per il normale esercizio della società calcistica".

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