"Tentata estorsione, lesioni e diffamazione": misure cautelari a carico di 6 attivisti di Hobo

Cinque divieti di dimora nel comune di Bologna e un divieto di avvicinamento alle parti offese, disposti dal GIP. Gli attivisti: "Si sono presentati senza guanti e mascherine e senza rispettare la distanza di sicurezza"

Cinque divieti di dimora nel comune di Bologna e un divieto di avvicinamento alle parti offese, disposti dal
GIP Dott. Sandro Pecorella, su richiesta del Pubblico Ministero Dott. Antonio Gustapane, a carico di altrettante persone aderenti ai collettivi Il padrone di merda e Hobo, tra i 37 ed i 24 anni, 5 di loro con precedenti di polizia.

"Operazione di polizia in corso, stanno recapitando divieti di dimora ad alcuni compagni/e bolognesi. Si sono presentati senza guanti e mascherine e senza preoccuparsi di rispettare la distanza di sicurezza:", hanno scritto gli attivisti sui social. 

La Sezione Investigativa della DIGOS di Bologna, unitamente alla DIGOS di Lucca, ha dato esecuzione questa mattina alle sei misure cautelari. Per gli inquirenti, i provvedimenti "derivano da numerosi fatti reato, anche a carattere violento, posti in essere dai sodali in danno di altrettanti esercizi commerciali, società o cooperative di servizi per asserite somme di denaro non versate a dipendenti o presunte inadempienze contrattuali". 

Si fa riferimento anche alla pagina facebook "Il Padrone di merda", un mezzo di denuncia del collettivo su abitazioni fatiscenti, contratti irregolari e lavoro mal pagato, dove nei mesi passati il gruppo aveva documentato e pubblicato le diverse iniziative messe in campo. 

Tra i "raid" contestati, quello al Nails Cafè, il 9 e 20 luglio, al negozio Nove Hair il 16 novembre u.s. con l'interruzione dell'attività "ponendo in essere anche aggressioni fisiche nei confronti dei titolari presenti ed esigendo somme di denaro, asseritamente dovute, con modalità estorsive". 

L’attività di indagine, coordinata dal Sost. Proc. Dott. Antonio Gustapane della Procura della Repubblica di Bologna, aveva già portato alla denuncia di 19 aderenti al collettivo Hobo, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di tentata estorsione, lesioni personali, violenza privata, diffamazione, imbrattamento di cose altrui, disturbo delle occupazioni pluriaggravati in concorso e utilizzo di mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico.

Accuse che, ovviamente, il collettivo 'Il padrone di merda' respinge in toto. "Cosa viene imputato? -si difendono gli attivisti- Di perseguitare e non dare tregua ai padroni che non pagano i lavoratori. Pretendere di ricevere il salario pattuito da questa mattina ufficialmente si chiama “estorsione”! Andare dal padrone di merda a chiedere conto di truffe e molestie, disturbando così i suoi sporchi affari, da questa mattina ufficialmente si chiama “violenza”!".

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Il collettivo pensa che si tratti di misure 'politiche', che impediranno proteste in un momento di crisi economica conseguenza del lockdown da coronavirus. "L’economia dei lavoretti in nero e malpagati -si legge- deve riprendere alla svelta e in un momento come questo le maschere bianche rappresentano indubbiamente un problema per tutti i padroni pronti a scaricare sui propri dipendenti i costi della crisi economica".

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