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Chiude l'hub migranti: 'I ragazzi spostati in Sicilia, ma in tanti hanno trovato lavoro qui'

Diversi degli ospiti del centro smistamento che, in attesa della burocrazia, sono impiegati nella ristorazione con contratti di lavoro. 'Rischiano di vedere cancellati i loro sforzi'

La protesta degli operatori dell'hub migranti di via Mattei si sposta in consiglio comunale, dove i sindacati di base Adl Cobas e Usb chiedono che il Comune si esprima riguardo all'improvvisa serrata dello storico centro di smistamento ed ex Cie. La chiusura è stata dichiarata dalla prefetta Patrizia Impresa nei giorni scorsi, cogliendo di sorpresa quasi tutti addetti ai lavori. A questo si aggiunge la preoccupazione per la sorte degli attuali ospiti, circa 180, gran parte dei quali da venerdì 14 rischiano di dovere fare i bagagli con destinazione la sicilia, in un centro a Caltanissetta.

"Ci sono ragazzi che qui lavorano" obietta Cecilia Muraro di Adl Cobas "e hanno contratti a tempo determinato e indeterminato, solitamente nel mondo della ristorazione. Cosa faranno da venerdì, quando dovranno sceglier se andare in sicilia e perdere il lavoro oppure rimanere qui e uscire dal percorso dell'accoglienza?" si chiede la sindacalista, precisando che gli ospiti del centro in questa situazione sono diverse decine.

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La soluzione per alcuni degli ospiti, quelli con la situazione lavorativa più stabile, sarebbe quella di prendersi un classico posto letto in affitto "ma sappiamo tutti molto bene come sia difficile, nelle loro condizioni, anche per via della loro situazione burocratica", osserva ancora Cecilia, che aggiunge: "Siamo stati all'incontro in prefettura, abbiamo chiesto di congelare la situazione e di istituire un tavolo territoriale con gli enti locali. Oltre che a un no a tutte le nostre richieste, ci è stato risposto che erano arrivate delle direttive dal ministero".

Circostanza confermata da Fabio Perretta di Usb coop sociali, che osserva: "Se questo è il tipo di politica che si intende applicare sul territorio in tema migranti, allora siamo davanti a una presa in giro. Ci auguriamo che il Comune si prenda in carico il problema e, almeno lui, si faccia promotore di un tavolo per superare questa situazione, dato che si è già speso politicamente per situazioni simili". 

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Più tardi, il consiglio comunale è stato brevemente interrotto quando una cinquantina di operatori dell'hub, giunti dal lato del pubblico, ha esposto uno striscione, poi rimosso dagli stessi manifestanti senza particolari tensioni. Intanto in una nota l'assessore Barigazzi ha parzialmente appoggiato le richieste degli operatori. "E' indispensabile -si legge in una nota di Palazzo D'Accursio- che la Prefettura avvii un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti al fine di definire misure e azioni che abbiano l'obiettivo, per noi irrinunciabile, di preservare il modello di integrazione costruito in questi anni. Dobbiamo mantenere la tradizione del confronto tra istituzioni e in questo senso- sottolinea Barigazzi- non aiuta apprendere all'ultimo momento decisioni già assunte. Il Comune di Bologna, al di la' delle competenze formali, va sempre coinvolto". Un riferimento, per quanto implicito, alle modalità con cui si è mossa la Prefettura.

Dall'altro lato dei banchi invece l'opposizione plaude allo stop a tempo indeterminato delle attività del centro di via Mattei. La chiusura dell'Hub "è finalmente una buona notizia", dichiara invece Francesco Sassone (Fi), presentando un proprio odg: la struttura di via Mattei "non deve più riaprire" o, se proprio dovesse tornare in funzione, "almeno diventi un Cpr".

Parole che hanno provocato una nuova reazione dei manifestanti, che hanno contestato l'intervento di Sassone a suon di "vergogna" e di frasi come "mandiamo Fi in Libia". Guidone, intanto, informa che l'assessore Lombardo si è reso disponibile ad incontrare i lavoratori in un'altra sala del Comune. (Pam/ Dire)

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