Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Prima volta in Italia: 27enne salvato dall'infarto con la tecnica del congelamento

27 anni, troppo giovane per una attacco cardiaco, ma tant'è che è stata proprio l'ipotermia a salvarlo: un gel utilizzato per la prima volta in Italia ha rallentato il suo metabolismo, "mettendo il cervello a riposo" così da evitare danni

Un arresto cardiaco improvviso, ma senza danni neurologici, grazie al pronto intervento del 118 Bologna Soccorso. Per la prima volta in Italia uno strumento di raffreddamento del corpo, utilizzabile già durante il trasporto in ospedale, non invasivo e più rapido di ogni altro strumento analogo. Lo sfortunato protagonista, un giovane di 27 anni, colpito la scorsa settimana (ma la notizia è stata resa nota ieri da Auls Bologna) da arresto cardiaco mentre sosteneva un esame professionale in un comune della provincia bolognese.

LE FASI. Alle 9.30 il 118 riceve una chiamata di soccorso e invia un'ambulanza. Alle 9.36, una seconda chiamata fornisce ulteriori particolari sulla possibile causa del malore, viene così inviata anche un’automedica. Contemporaneamente, all’uomo viene praticato il massaggio cardiaco da parte di una persona presente.

Ambulanza e automedica, alle 9.48, provvedono a defibrillate e quindi a stabilizzare e intubare il giovane per la ventilazione meccanica. Al termine delle manovre rianimatorie, prima del trasporto all’ospedale Maggiore, si avvia la procedura di ipotermia per portare la temperatura corporea a 33°. L’ipotermia, rallentando il metabolismo, protegge il cervello da possibili danni subiti a seguito di arresto cardiaco. Il 118 ha utilizzato, primo in Italia, uno strumento di raffreddamento, un kit adesivo speciale da posizionare sul corpo del paziente, ovvero un gel in grado di ridurre la temperatura 15 volte più rapidamente del ghiaccio, non è invasivo e può essere applicato prima del trasporto in ospedale.

Alle ore 10.47, l’uomo è accolto nella unità di Emodinamica dell’Ospedale Maggiore. La tua temperatura corporea è già scesa a 33°. La coronarografia, eseguita immediatamente, non evidenzia danni o alterazioni alle coronarie. L’uomo viene quindi ricoverato presso la Rianimazione e mantenuto in ipotermia per 24 ore attraverso sedazione farmacologica.

IL RISVEGLIO. Al risveglio, il giorno dopo, è accolto nella UTIC dell’Ospedale Maggiore, dove sono attualmente in corso gli esami necessari per approfondire la natura dell’arresto cardiaco e predisporre le azioni utili a prevenire futuri episodi.

IPOTERMIA. L’arresto cardiaco colpisce in Italia, ogni anno, 1 persona su 1000 abitanti. Le persone colpite, nella maggior parte dei casi, soffrono già di malattie cardiache. L’utilizzo di alcuni farmaci o l’abuso di alcool e droghe aumentano le probabilità di un arresto cardiaco.Il trattamento con ipotermia consiste nel raffreddamento dell’organismo a 32-34 gradi centigradi, con l’obiettivo di mettere a riposo il cervello, salvaguardandolo per un tempo prolungato dai danni da mancanza di afflusso di sangue. Inoltre, grazie ad esso i cardiologi possono intervenire immediatamente sulle coronarie, responsabili di oltre il 50% degli arresti cardiaci, con procedure di emodinamica. 

OSPEDALE MAGGIORE. Nella Rianimazione del Maggiore, dal 2004 ad oggi sono stati oltre 130 i pazienti con arresto cardiaco trattati con ipotermia, 30 dei quali nel 2012. L’80% di essi, appena arrivato in ospedale, ha effettuato una coronarografia con angioplastica, migliorando le possibilità di sopravvivenza. Oggi la casistica dell’ospedale Maggiore fa registrare per i pazienti trattati con defibrillazione angioplastica e ipotermia una sopravvivenza del 50% dei casi Fonte: Ausl Bologna)

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