Infermieri del S.Orsola-Malpighi: "Noi interinali è come se non esistessimo. Eppure lavoriamo come gli altri"

"Bonaccini ha dato i 1.000 euro ai colleghi, ma anche noi siamo infermieri e abbiamo affrontato il Covid-19 in prima linea"

Una decina di infermieri e operatori sanitari del Pronto Soccorso del Sant'Orsola-Malpighi ha fatto gruppo per chiedere all'unisono che cosa abbiano di diverso rispetto ai loro colleghi dipendenti pubblici, rivolgendosi direttamente alla Regione Emilia-Romagna e al suo governatore da cui vorrebbero avere una risposta: "Nelle scorse settimane Bonaccini ha parlato tanto del bonus da 1.000 euro dedicato agli infermieri, ma poi ci sono degli esclusi come noi. Nessuno sembra considerare gli infermieri che lavorano attraverso agenzie interinali, eppure c'è stata una bella corsa alle assunzioni e sono state anticipate anche le lauree per consentirci di lavorare il prima possibile". 

Un riconoscimento in media di 1.000 euro a ognuno dei circa 60mila medici, infermieri, operatori sociosanitari dell’Emilia-Romagna, per il lavoro straordinario che stanno facendo ogni giorno in prima linea per fronteggiare l’emergenza sanitaria e curare le persone. Compresi i medici di medicina generale. Attraverso lo stanziamento di 65 milioni di euro deciso oggi dalla Giunta regionale, insieme a un pacchetto di misure a sostegno di famiglie, imprese, lavoratori, studenti, per la sicurezza nei siti produttivi e a investimenti per un totale di quasi 320 milioni di euro. (dal sito della Regione Emilia-Romagna) 

"Parlo a nome di tutti noi infermieri interinali con un contratto di somministrazione nel Pronto soccorso generale dell'azienda Sant'Orsola-Malpighi di Bologna - dice la portavoce di questo gruppo di infermieri, allargato poi ai colleghi degli altri reparti - In quest'ultimo mese si è tanto sentito parlare del bonus 1000 euro che il Presidente della Regione Emilia-Romagna ha stanziato per i vari operatori sanitari impegnati in questa emergenza Covid-19, eppure noi evidentemente siamo diversi anche se in prima fila, al fianco dei colleghi dipendenti pubblici, dal primo giorno, continuando a svolgere il nostro lavoro con passione e professionalità. Questo non è bastato per includerci nei professionisti a cui erogare il sostegno".

Che tipo di contratto avete con l'agenzia interinale? "Da marzo ad oggi abbiamo avuto dei contratti da 36 ore settimanali (quindi un full time) della durata di un mese. Abbiamo assistito a delle vere e proprie assunzioni di massa, con anticipazione di un mese delle lauree per consentirci di lavorare il prima possibile. Questo mese però il rinnovo arriva fino al 30 settembre per coprire tutte l'estate". 

Quali sono le vostre mansioni in ospedale? Per molti l'inizio della propria carriera professionale è coinciso con il Covid-19? Come è andata? "Noi siamo un'unità vera e propria e gestiamo le postazioni alla pari degli altri colleghi. Non siamo solo di supporto insomma. Ci sono fra noi infermieri che si sono laureati il 24 marzo e il 26 marzo hanno cominciato il loro turno in ospedale sotto Coronavirus. Per quanto mi riguarda, non ho avuto paura, se non nella primissima fase, poi lavorando sempre con tutti i dispositivi di sicurezza non ci si sente in pericolo". 

Avete avuto dei sostegni economici in questo periodo intenso? Come va al Pronto Soccorso? Perchè fate questo appello? "Abbiamo avuto i 100 euro del premier Conte e basta. A parte questo bonus governativo sarebbero state le singole regioni eventualmente a fare altro: ed è infatti una questione di principio quella dei 1.000 euro che sono stati tanto pubblicizzati ma che non arrivano a tutti. Il nostro appello serve a questo, a farci notare perchè abbiamo lavorato esattamente come gli altri e continueremo a farlo. Il Pronto Soccorso ora è tornato affollato e la gente ci viene anche per una banale puntira di zecca. Si vede che adesso lo vedono come posto sicuro". 

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