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Irene Conti

Irene Conti

In via Abba apre il forno di comunità: storia di Irene, da urbanista a panificatrice

A Bologna apre un posto speciale: tra yoga, lievito madre e farine da grani antichi. "Stare al computer molte ore al giorno non faceva più per me. Una volta alla settimana aprirò le porte del mio forno"

Irene Conti, bolognese, 31 anni, tra qualche mese aprirà "Da madre ignota", un forno di comunità, in via Abba 12/a, che, oltre al pane, ha passione da vendere, tra yoga, fermentazione, forno a legna, impasto fatto a mano, pasta madre e farine da grani antichi. 

Irene, come sei arrivata a decidere di aprire un forno "speciale"?

"Mi sono laureata in pianificazione urbanistica a Firenze. Anche grazie a questo percorso sono arrivata al pane. In quella facoltà l'approccio è molto attento alla sostenibilità, ai temi della sovranità alimentare, agli aiuti ai piccoli agricoltori, tenendo conto di chi vive il luogo anche attraverso i percorsi partecipati. 

Per me fare la spesa è sempre stato un 'atto politico', anche le piccole scelte si ripercuotono, andavo a fare la spesa ai mercati contadini e poi mi è sempre piaciuto autoprodurre e cucinare. Ho sempre panificato in casa, portavo in giro la pasta madre da Firenze a Bologna come fosse un figlio, e ho iniziato a pensare 'quasi quasi faccio la fornaia'. 

A un certo punto nella mia vita è entrata la permacultura ...

L'idea iniziale era di finire gli studi e diventare una progettista, quindi ho frequentato un PDC - Corso di progettazione in permacultura (definizione dell'Accademia Italiana di Permacultura: processo integrato di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile, equilibrato ed estetico - ndr), in Portogallo. Lì ho scoperto che era una filosofia e uno stile di vita, ogni minima scelta che fai è parte di un pensiero permaculturale. Quindi mi è letteralmente partito il 'trip' del pane e delle verdure fermentate. 

Com'è avvenuto il "passaggio"?

Fare l'urbanista mi piaceva, e mi piace ancora, ma nella pratica non riuscivo più a pensare di stare ore davanti al computer, quindi mi sono presa un un annetto per viaggiare e chiarirmi le idee. 

Ho fatto esperienza di servizio volontario europeo in Croazia, al confine tra Bosnia e Serbia, in un centro di permacultura e formazione ambientale. Un villaggio sperduto, ma frequentato da tanti giovani provenienti da tutto il mondo. Nato dopo la guerra come centro promozione di pace, con una casa zen, è stato poi trasformato e incentrato anche sull'autoproduzione. 

Facevamo pane per tutti, mi sono divertita molto a sperimentare, ma mi sono resa conto che la campagna isolata non faceva per me, la città ha nelle sue criticità anche le sue potenzialità. Ho capito anche che per far capire alla gente che un cambiamento è attuabile, devi dimostrarglielo.

Sono seguiti ancora viaggi tra India e Francia, lavori stagionali, il cammino di Santiago, corsi di Yoga, altra mia grande passione, poi il ritorno a Bologna, a maggio 2019, con l'idea di approfondire il tema della panificazione. La teoria più o meno la conoscevo ma mi mancava 'fare bottega' e l'atto pratico della grande quantità di impasto". 

Con un'amica Irene ha fatto esperienze da un panificatore-coltivatore in toscana e in una comune a Bagnaia, nel senese, che ospitava un raduno: "Lì ho davvero imparato perchè si preparava il pane per 300-400 persone".

Quindi non ti sei più fermata...

"Io e la mia amica Martina, che viveva in un ecovillaggio nel pistoiese, abbiamo comprato un forno a legna  e messo su un piccolo laboratorio dove facevamo il pane per amici e parenti. Piaceva molto e quando lo portavo a Bologna dovevo dire dei no, così è scattato l'entusiasmo". 

Poi è arrivato il covid: "Non mi sono più spostata, andavo ogni tanto a Marzabotto a fare il pane a casa di un amico e ho iniziato a chiedermi 'sei sicura di volerlo fare? Buttati'". 

"Il mio sarà un forno di comunità, una volta alla settimana aprirò le porte per permettere alle persone di venire a cuocere la pagnotta da me"

E' iniziata la ricerca dei locali, con l'aiuto di mio padre, preferibilmente ex-pizzerie da asporto per avere tutto a norma, poi un'amica mi ha consigliato di dare un'occhiata ai bandi Acer, ho partecipato e mi sono aggiudicata una ex-pizzeria in via Abba, dove ora sto facendo i lavori.

Sono anche socia di Camilla (il supermercato autogestito - ndr), anche lì ho fatto assaggiare pane ed è piaciuto quindi li coinvolgerò non solo come fornitrice. Il mio sarà un forno di comunità, una volta alla settimana aprirò le porte per permettere alle persone di venire a cuocere la pagnotta da me. 

La reazione dei tuoi genitori?

"All'inizio erano titubanti, non percepivano la mia convinzione, poi hanno visto la mia determinazione e mi hanno detto, ok ti aiutiamo". 

Come mai il nome "Da madre ignota"?

"Viene da una storia simpatica. Io e Martina, la sera del suo compleanno abbiamo fatto pane e pizze nell'ecovillaggio dove abitava, poi abbiamo iniziato a ballare su una musica balcanica. Lei a un certo punto mi ha detto 'questo gruppo si chiama Figli da madre ignota', ci siamo guardate ed ecco il nome del mio forno che potrebbe aprire a metà aprile, dopo i lavori e dopo un mese di crowdfunding "Adotta la pagnotta" perchè devo installare una canna fumaria esterna e molto costosa". 

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