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Martedì, 25 Giugno 2024
Cronaca Centro Storico / Via Cartoleria, 20b

Antonio e il futuro della vineria 'La Confraternita': "Riaprire da solo sarà impossibile"

Una settimana fa il gestore ha annunciato la chiusura della nota enoteca in via Cartoleria. Il 28 giugno la festa d'addio e poi la pausa a tempo indeterminato: "Dalla città un amore inaspettato"

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Lo scorso fine settimana i clienti non parlavano d’altro: “Hai sentito chiude?” era la domanda che rimbalzava tra i tavolini del locale, tra i bicchieri di vino accompagnati da taralli e focacce pugliesi. Una notizia piombata addosso a inizio settimana come un fulmine a ciel sereno: lo scorso martedì il padrone di casa Antonio Ciavarella aveva annunciato sui social che queste sarebbero state le ultime settimane di attività della sua vineria ‘La confraternita dell’uva’. La causa dell’addio, si legge nel post su Instagram, è il mancato rinnovo del contratto da parte della proprietà. In tutta risposta, le persone hanno riversato online e al bancone tutto l’affetto per quello che in otto anni è diventato un punto di riferimento in via Cartoleria: “Onestamente non mi aspettavo così tanto amore. Quando dai anima e corpo a un progetto non te ne rendi conto di quello che stai lasciando agli altri. In un momento così difficile vedere che tanta gente ci ha a cuore ci fa piacere e ci carica a molla per il futuro”, dice Ciavarella a BolognaToday.

La festa d'addio, poi la chiusura: "Sarà tristissimo"

Il 30 giugno Antonio abbasserà la serranda del civico 20b ma non prima di aver versato per l’ultima volta i bianchi e i rossi selezionati servendoli insieme alle specialità pugliesi: “Il 28 faremo una grande festa d’addio con vinelli e musica dal vivo”, annuncia il gestore. Poi dovrà staccare l’insegna a caratteri rossi: “Sarà un momento tristissimo. Era stato lo zio del co-fondatore, Giorgio Santangelo, ad appenderla otto anni fa. Me lo ricordo ancora benissimo quel momento: era il simbolo di qualcosa che diventava realtà”. Fino alla pandemia la ‘Confraternita’ era stata una vineria-libreria, poi dopo il lockdown le strade di Santangelo e Ciavarella si sono separate in serenità: il primo, libraio, ha spostato il suo progetto in via Belmeloro, mentre il secondo ha messo altre bottiglie dove fino a qualche mese prima c’erano i romanzi. Tra timori e nuove sfide, il post-Covid aveva premiato l’enoteca, che ha saputo unire le diverse anime della città: lo studente fuorisede, il bolognese raffinato e l’intellettuale un po’ eclettico.

Il futuro incerto: "Riaprire da solo sarà impossibile"

Dopo il primo interrogativo, i clienti della ‘Confraternita’ sabato sera si ponevano il secondo, forse il più importante: “Chissà dove riaprirà?”. È una domanda a cui nemmeno Antonio sa rispondere al momento. La decisione di non rinnovare il contratto, racconta il gestore, è stata presa dalla nuova proprietaria del locale, che probabilmente vuole cambiarne la destinazione. Gettando molte ombre sul futuro dell’attività: “Dentro o fuori dal centro, riaprire solo con le mie forze è impossibile. Servirebbero risorse economiche che io non ho. In questi giorni mi sono arrivate molte proposte e sono aperto a tutte le idee. Ora mi fermerò e mi prenderò del tempo per valutare quale sia la migliore. Per ora è tutto un enorme punto interrogativo”.

La nascita della vineria-libreria e la scommessa

Pugliese trapiantato a Bologna come tanti per l’università, Ciavarella si era buttato nell’avventura della ‘Confraternita’ quasi per caso: “Avevo 28 anni e facevo teatro. Ero seduto sugli scalini con la mia compagna quando ho notato questo locale. Siamo entrati di soppiatto e siamo stati accolti dal proprietario, un uomo che sembrava molto stanco”. La folgorazione e la ricerca di qualcosa di simile da aprire insieme a Santangelo, che allora lavorava a Barcellona e aveva il grillo di fondare una libreria indipendente: “Abbiamo cercato in lungo e in largo per la città un posto dove aprire, ma nulla. Allora siamo tornati dal vecchio gestore supplicandolo di cederci il locale. Dopo tanto tempo ha accettato e così siamo partiti”.

Bilal e Anton: il lavoro come riscatto

Dietro al bancone, Bilal spilla le birre: originario del Gambia, ha lasciato il suo paese per cercare nuova fortuna e, dopo un tirocinio, è stato assunto alla Confraternita. La vineria dà lavoro anche ad Anton, rifugiato a Bologna dopo essere scappato dalla guerra in Ucraina. Sono solo due dei ragazzi giovani che lavorano e hanno lavorato con Ciavarella: “Ho sempre pensato il lavoro come un mezzo per aiutare le persone in difficoltà a inserirsi nella società – conclude l’oste –. Dopo aver saputo della chiusura, i ragazzi erano un po’ rassegnati. Ora che hanno visto quanto Bologna ci vuole bene anche loro sono pronti a ricominciare da capo”.

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