Lavoratori dello spettacolo in piazza: "Basta aiutini, ma tutele vere"

Sit-in piazza Maggiore, dove oggi si ritrovano musicisti, attori teatrali, tecnici e sarte di scena colpiti più di altri dal lockdown

FOTO AGENZIA DIRE

"Il problema è che nessuno di noi è convinto di avere il diritto di 'chiedere cose'. Più che la miriade di soldini, aiutini e contributi con cui siamo costretti ad avere a che fare, quindi, ci servirebbe un vero ammortizzatore sociale. E soprattutto ci servirebbero tutele vere, che ci rendano lavoratori come tutti gli altri".

È solo uno degli interventi di oggi in piazza Maggiore, dove si ritrovano i lavoratori dello spettacolo (dai musicisti "anche delle cover band" agli attori teatrali, dai tecnici del suono ai macchinisti passando per le sarte di scena) colpiti più di altri dal lockdown. In realtà si tratta delle stesse persone che da anni e decenni ormai chiedono di essere riconosciute come 'veri' lavoratori, dentro un settore sempre più frammentato.

In piazza Maggiore si sono radunati in un centinaio, a distanza e con mascherina in attesa aspettando di incontrare l'assessore comunale alla Cultura Matteo Lepore. Si è chiesto aiuto anche al neo assessore regionale alla Cultura Mauro Felicori, aspettando sviluppi dal Governo.

Lavoratori dello spettacolo in piazza, le richieste

Si chiedono il pagamento delle indennitàe della cassa integrazione in deroga, la garanzia di una ripartenza in sicurezza e del rilancio degli investimenti pubblici, appunto "un ammortizzatore di continuità" e la creazione di osservatori istituzionali territoriali per rimettere mano un po' a tutti i nodi del comparto. Spiega Antonio Rossa della Slc-Cgil di Bologna: "Rivendichiamo diritti e tutele per i lavoratori dello spettacolo, che non solo per molto tempo avranno difficoltà. Una volta ripartiti, infatti, pagheranno comunque le disfunzioni di un sistema che non riconosce loro le giuste garanzie". E precisa il sindacato: "Questi non sono lavoratori precari, ma in certi periodi hanno bisogno di un redito di continuita' e di tutele. Sono lavoratori a tutti gli effetti, per questo portiamo i caschetti oggi in piazza: fare spettacolo e' un lavoro gravoso e rischioso, che deve essere riconosciuto". Avvisa Rossa anche parlando al microfono: "Dall'emergenza sanitaria in poi, a molti di questi lavoratori non e' stato riconosciuto ancora nulla. Ci siamo inventati indennità' specifiche, che dovrebbero essere trasformate pero' in qualcosa di strutturale. Molti di quelli che pure hanno i requisiti per ottenere aiuti, infatti, non hanno visto ancora un euro. Da mesi, quindi, questi lavoratori sono senza lavoro e senza retribuzione".

Le storie

Ma sono tante le storie che risuonano oggi in piazza, dovre sembra prevalere per ora un certo sconforto. Racconta Donatella, attrice: "Quando ci chiedono 'ma ce la fai a sopravvivere?', e a noi lo chiedono spesso, io dico 'sì, certo', ma a luglio compio 39 anni e la maggior parte dei miei coetanei, quelli che hanno studiato con me, ha già smesso di fare questo lavoro o sta smettendo". Sono tante le colleghe di Donatella nella stessa situazione, come conferma un'altra attrice meno giovane: "Siamo abituati- dice- ai monenti difficili, siamo precarissimi, lavoriamo quasi tutti a chiamata. C'è una concorrenza bestiale e la nostra professionalità ormai è poco riconosciuta: pigliano gli attori dai reality e studiare per questo mestiere è diventato un optional. Stanno venendo al pettine tutti i nodi che in questi anni abbiamo tralasciati. Vogliamo essere riconosciuti come categoria di lavoratori a livello giuridico nel campo dei beni culturali, questo è il nostro sogno". (Agenzia Dire)

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