Lavoro da casa, il Comune ci prova con i portatili per i dipendenti

Piano i due anni. Lavorare da casa non sarà obbligatorio

Dallo smart working per fronteggiare l'emergenza Covid allo smart working stabile: tanto che il Comune di Bologna man mano sostituirà i computer fissi che i dipendenti hanno in ufficio con portatili utilizzabili tanto in sede quanto a casa o in altro luogo.

"Abbiamo stabilito di stanziare fondi a bilancio per una strutturazione definitiva dello smart working, acquistando device e supporti affinché possano essere utilizzati per uno smart working stabile", spiega in commissione l'assessore all'Agenda digitale, Elena Gaggioli.

Questo smart working stabile "non diventerà obbligatorio per dipendenti e funzionari- precisa Gaggioli- ma percorribile quanto il lavoro in presenza": così si potrà usare stabilmente lo smart working o alternare lavoro da casa e in sede. Ma "perché questo sia sano dal punto di vista della produttività e delle possibilità- sottolinea Gaggioli- è importante investire su infrastrutture, device, connessioni e accessi sicuro. Su questo partiremo nei prossimi mesi".

L'intoppo, del resto, è sempre dietro l'angolo: proprio a Gaggioli, dopo l'intervento, è capitato di restare esclusa dalla commissione online. La nuova sfida, intanto, segue lo sforzo non indifferente fatto negli ultimi mesi e non solo sul fronte smart working, sottolinea Gaggioli, visto che il lockdown ha comportato la necessità di spingere molto sui servizi online: dalla gestione dei buoni spesa alle pratiche per i centri estivi e gli ampliamenti dei dehors, passando purtroppo per l'estrazione dei dati sui decessi. "Sicuramente trarremo dei frutti da una situazione così sfortunata e complessa- afferma il direttore del settore Agenda digitale, Andrea Minghetti- perché il progetto di digitalizzazione dell'ente continua e dovrà portare a un efficientamento e a una diversa modalità di lavoro". 

Questa nuova formula "prescinde dal dover restare tutti a casa ma può essere significativa nel lavoro quotidiano anche in presenza", sottolinea Minghetti: l'uso delle videoconferenze, infatti, può essere utile anche se si lavora dall'ufficio. Su questi temi, nell'emergenza il Comune di Bologna si è trovato in vantaggio "perché già in passato avevamo fatto scelte orientate all'utilizzo di questi strumenti, in una visione futura in cui l'amministrazione ha sempre creduto", rimarca il dirigente.

Però va considerato che su 2.400 dipendenti oggi in telelavoro, "molti stanno operando con le proprie dotazioni informatiche, questo in una fase emegenziale è sostenibile- continua Minghetti- ma se dovessimo immaginare una situazione a tempo pieno, sarebbe improponibile".

Ecco perché in un paio di anni il Comune vuole sostituire i computer fissi, affinché "ci sia sempre l'opportunità di lavorare sia in sede sia da remoto", afferma Minghetti: largo ai portatili, dunque, con l'aggiunta di alcuni accessori per agevolarne l'uso in ufficio (monitor aggiuntivi più grandi, ad esempio).

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"L'obiettivo è ottenere un'infrastrutturazione tecnologica che consenta a tutti i dipendenti individuati come potenziali operatori da remoto di avere una strumentazione pronta all'uso", aggiunge Stefano Mineo dell'unità Sistemi informativi: le "postazioni portatili" consentiranno il lavoro da casa ma anche di interagire di più con altri colleghi o soggetti esterni quando si sta in ufficio. Parallelamente, "il progetto della nuova rete civica Iperbole non si è fermato e confemiamo l'obiettivo di avere a fine anno una nuova piattaforma, con una maggiore integrazione tra mondo fisico e virtuale per far sì che i cittadini possano accedere ai servizi in maniera sostanzialmente indifferente". (Pam/ Dire)

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