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Cronaca

Smart working e dinamiche da pandemia, la psicologa del Lavoro: "E' dura, ma ci sono anche lati positivi"

Come stanno cambiando i rapporti umani e il capitale umano nel mondo del lavoro? La psicologa Maria Carla Tabanelli traccia la sua analisi e snocciola qualche consiglio utile

Il Covid che cambia i rapporti umani e il capitale umano nel mondo del lavoro: meno stimoli, giornate che si somigliano troppo l'una con l'altra, isolamento e meno cura per se stessi perchè tanto la telecamera di Zoom, Meet, Skype la lasciamo spenta e non ci vede nessuno. Maria Carla Tabanelli, psicologa del Lavoro e psicoterapeuta biosistemica, è la persona giusta per capire, fra un'ondata e l'altra, quali sono le problematiche dello smartworking cercando di capire anche se ci sono degli aspetti positivi del lavorare a casa "per forza". 

"In questo momento storico il fattore tempo è diventato difficile da gestire e mette a dura prova le nostre energie, visto che la pandemia è una situazione straordinaria e dunque richiede uno sforzo altrettanto straordinario. Succede poi, oltre a questo, che in generale viviamo continue limitazioni e quindi uno stato di costrettività che ci mette di fronte anche a delle giornate un po' troppo simili fra loro" la premessa di Tabanelli. 

Dunque quali sono i "contro" del lavorare a casa come condizione obbligatoria come sta accadendo in questi mesi? 

"Intanto il lavoro da casa porta molti meno stimoli, a volte le giornate tendono a somigliarsi troppo diventando noiose e c'è quindi il rischio di impatto sulla motivazione. Ci si deve organizzare senza sollecitazioni esterne, si hanno delle riunioni ma chiusi nelle proprie mura domestiche e tutto ciò innegabilmente porta all'isolamento, ma anche a pigrizia e a meno cura per se stessi". 

"Non state in tuta tutto il giorno. Vestitevi come per uscire. Organizzate una call con la videocamera accesa"

Intende la cura per il proprio aspetto fisico?

"Esatto. Bisognerebbe vestirsi come per uscire e non imbruttirsi e immobilizzarsi tenendo la tuta tutto il giorno. Spesso abbiamo dei meeting online, ma per la tenuta della linea di tende a lasciare spente le webcam: non mi vedono gli altri, certo. Ma mi vedo io. E questo sulla psiche ha un certo effetto. E poi c'è quella minore voglia di dedicarsi alle relazioni se non sono strettamente necessarie. Fondamentale, per non entrare in un circolo vizioso, chiedersi quanto ci si stia isolando e porsi degli interrogativi".

Un esempio di buona pratica? 

"Trovare un momento per salutare un collega con la telecamera accesa e vedersi". 

Questo momento a un certo punto passerà. Noi torneremo come prima o ci saranno degli strascichi di questa esperienza? Come evitare di portarsi dietro qualcosa di negativo nel momento in cui si tornerà a lavorare come prima?  

"Il disagio rischia di rimanere se non si doventa proattivi. La proattività è la capacità di allenarsi per quando si modificheranno le cose: si tratta di pensare in anticipo a quello che io posso fare e per pensarci devo essere consapevole di quello che mi sta accadendo". 

Abbiamo parlato di contro, ma ci sono anche dei pro del lavoro da casa?  

"Se l'umore scende e facciamo fatica a lavorare sulla nostra proattività dobbiamo tenere a mente che lavorare da casa ci dà anche delle cose positive. Intanto abbiamo quel 'po' di tempo da dedicare a se stessi' che desideravamo prima della pandemia e che ora possiamo sfruttare, conciliando le richieste casa/lavoro. E poi pensiamo a tutte le scoperte che abbiamo fatto su noi stessi, belle o brutte che siano, in primis il grado del nostro spirito di adattamento. E ci adatteremo anche all'uscita dalla pandemia". 

"Pensare sempre che avere un lavoro, anche se a distanza per lungo periodo, dà un senso alle nostre vite"

Qualche spunto di riflessione sul modo in cui stiamo imparando a lavorare? 

"E' molto importante riflettere per capire come io penso il lavoro a distanza e le relazioni a distanza: fare dunque un lavoro di consapevolezza che mi possa aiutare a comprendere cosa posso fare poi per me. Se penso solo in modo negativo non riesco a cogliere gli aspetti positivi,  ma le relazioni sono un fattore resiliente. Che cos'è la resilienza, questa parola che oggi si usa spesso? E' un contenitore di grandi strumenti per il benessere cos' come il supporto sociale". 

Abbiamo parlato del fattore temporale, ma dello spazio cosa possiamo dire? Ogni lavoratore che trasforma la sua casa o parte di essa nel suo ufficio, con persone che la abitano, metrature varie e ambienti diversi, come deve organizzarsi per riuscire a gestirsi al meglio? 

"Chiaramante non ci sono regole che valgono per tutti proprio perchè le abitazioni e le situazioni sono molto varie e hanno diverse dinamiche e complessità. Posso dire però che è importante identificare un luogo di lavoro che possa sia essere sempre lo stesso, ma anche no: potrebbe per esempio variare (anche in base alle esigenze della famiglia) nelle diverse fasi della giornata. Importante è stabilire dove si lavora, dove si fa pausa, magari evitando di portarsi il pc sul divano e lavorare indifferentemente nei feriali e nei weekend".   

Maria Carla Tabanelli 

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