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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca Crespellano

Turni di lavoro massacranti e lavoro nero: in tre a processo

La Fiom si costituisce parte civile: 'Il fascicolo? Un libro degli orrori'

"Durante i primi mesi al mattino andavo in giro per i mercati, al pomeriggio, finito il mercato, venivo inviato in fabbrica da Euroricambi a lavorare come metalmeccanico fino alle 21". "Non è vero che si lavora part-time, solo che alcuni miei connazionali hanno paura di perdere il posto e non lo dicono". "Non ho mai firmato un contratto e non so nemmeno che contratto viene applicato". 

"Tutti gli operai guadagnano cinque euro netto l'ora comprensivi di 13esima, 14esima e straordinario. Inoltre, mi veniva decurtato l'affitto, 150 euro, per una casa di 65 metri quadrati di cui una stanza era adibita ad ufficio. Nelle altre stanze abitavamo in otto o nove". Chi ha provato a ribellarsi "è stato minacciato. Un mio collega e' stato pure picchiato da uno dei titolari della cooperativa". "Alcuni miei connazionali mi hanno riferito che per venire a lavorare in Italia con i flussi hanno pagato tra gli 8.000 e i 10.000 euro". E poi le minacce ai familiari in Pakistan, le estorsioni.

E' l'inferno dei lavoratori, tutti stranieri, della cooperativa Lavoro e servizi, che si è occupata della logistica all'interno di una delle più grandi aziende di Bologna, la Euroricambi di Crespellano, scelta lo scorso anno da Confindustria come modello da presentare ai parlamentari eletti il 4 marzo del 2018.

L'impresa bolognese, dopo l'avvio dell'indagine dall'Ispettoraro del lavoro e poi della Procura, non è stata a guardare e ha assunto 34 lavoratori della cooperativa, i cui titolari, tre cittadini pakistani, sono andati a processo: la prima udienza si è tenuta oggi e la Fiom, per la prima volta in un caso del genere, si è costituita parte civile.

"Questo fatto deve essere da monito. Il sistema delle imprese di Bologna deve fare una scelta rispetto all'affidamento degli appalti", scandisce il segretario Fiom-Cgil, Michele Bulgarelli. "Le imprese bolognesi devono avere un'attenzione altissima sulle aziende che, in casa loro, gestiscono pezzi dell'attivita'", avverte Bulgarelli, ricordando che, soprattutto in settori 'fragili' come la logistica, non è escluso ci si possa imbattere in realtà a rischio di infiltrazioni mafiose.

"La Fiom in questo caso è parte lesa. In un contesto di questa natura è impossibile per i lavoratori far valere i diritti sindacali di cui il sindacato è titolare in quanto firmatario dei contratti", spiega il segretario della sigla della Cgil, ricordando che la prassi della costituzione come parte civile per le tute blu è consolidata nel caso di incidenti mortali sul lavoro in aziende metalmeccaniche. La vicenda nasce da un'indagine avviata nel 2014 dall'Ispettorato del lavoro su segnalazione di alcuni lavoratori che si erano rivolti alla Cgil.

L'Ispettorato, dopo alcune verifiche sui flussi dei lavoratori dal Pakistan e su altri elementi sospetti, raccolte le testimonianze di alcuni dipendenti della coop, ad aprile 2015 passa la palla ai Carabinieri, a luglio il fascicolo ("un libro dell'orrore", commenta Bulagrelli) arriva in Procura. A distanza di quattro anni, inizia il processo contro i tre titolari della cooperativa (uno ha fatto perdere le sue tracce), accusati di aver manipolato le procedure che regolano i flussi di lavoratori dall'estero e di estorsione ai danni dei dipendenti, una condotta criminale durata dai quattro ai sei anni: in 13 compaiono come persone offese nel procedimento.

"Bisognerà vedere se vengono a testimoniare. Le prove a carico degli imputati sono forti, ma devono essere confermate in Tribunale. La situazione è delicata, queste persone hanno subito minacce e sono molto spaventate", spiega l'avvocato del sindacato Simone Sabattini. (Vor/ Dire)

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