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Ricerca di lavoro, gli psicologi: "Abbiamo competenze che non sappiamo di avere"

Un team di accademici e sindacalisti ha selezionato venti persone per indagare a fondo motivazione, passione e capacità nascoste, con l'obiettivo di trovare un'occupazione mirata: "Un 5-7 per cento di disoccupati è 'solo' fortemente demotivato"

Trovare lavoro con l'aiuto (anche) dello psicologo. È "Pad", acronimo per "Progetto Assistenza Disoccupazione", realizzato con la collaborazione dell'Auser nella sede di Piazza dell'Unità e al supporto di due professori dell'Università di Bologna a della Cgil. Il progetto, sperimentale, si concluderà a maggio con la diffusione dei risultati ma l'ambizione degli ideatori è andare avanti e farlo diventare un tassello del welfare bolognese.

Come funziona "Pad"? I disoccupati incontrano tre psicologi clinici e uno del lavoro. Obiettivo, rimotivare e guidare chi ha perso il lavoro, aiutandolo ad indagare a fondo sulle proprie aspettative e le proprie capacità. I disoccupati, 20 quelli selezionati per la fase sperimentale (dieci uomini e dieci donne), sono stati anche intervistati da studenti dell'Università di Bologna, per una indagine di tipo qualitativo. Soprattutto, però, hanno potuto contare sulla collaborazione con la Cgil per un reinserimento 'mirato' nel mondo del lavoro.

Ma, sorpresa, i quattro che hanno trovato un posto in breve tempo (dunque uno su cinque) lo hanno fatto "per passaparola": è bastato cioè il circuito informale creato dal progetto per portarli all'obiettivo. "La disoccupazione- spiega la coordinatrice Anna Russo- non è solo perdita di lavoro ma anche disorientamento, perdita di stima di sé e di relazioni, in una spirale negativa". Tra le finalità dei colloqui, spiega la psicologa Ambra Cavina, c'è quello di "individuare le competenze che le persone non sanno neanche di avere". Ma questo non basta a trovare lavoro.

"Effettivamente- spiega Alessandro Fabbri Sol Cgil durante l'audizione tenuta oggi in Comune- anche a Bologna c'è una sacca di occupazione diversa rispetto a quella del passato, persone che fanno fatica a rientrare sul mercato di lavoro e si allontanano progressivamente dai centri per l'impiego e dalle agenzie del lavoro. Quel 5-7% di disoccupazione che risulta dalle statistiche è in realtà uno zoccolo duro", sottolinea.

Per rendere "Pad" qualcosa di più di un progetto di nicchia è già nata un'associazione. "Chi viene da noi ci dice che i servizi non funzionano. Noi abbiamo dedicato 25 ore in media a ogni utente e adesso c'è un luogo dove i disoccupati si confrontano e si scambiano informazioni", spiegano ancora i promotori del progetto. "Siamo convinti che occorra fare una rete coi servizi. Vogliamo essere una proposta insieme alle altre". (Dire)

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