Sanità, Cgil: "Più precari con il Covid, ora assumere"

La richiesta del sindacato è di istituire entro settembre un tavolo a livello interaziendale

Foto archivio

L'emergenza covid ha generato, tra i vari effetti collaterali, anche un aumento del precariato tra gli operatori sanitari, reclutati in fretta e furia (ma a tempo determinato) per far fronte alla crisi sanitaria. È per questo che ora la Cgil di Bologna chiede ad Ausl, Policlinico Sant'Orsola e Istituto Rizzoli di aprire entro settembre un tavolo congiunto fra le tre Aziende e i sindacati, per trovare una soluzione al problema e stabilizzare il personale.

La richiesta, che si aggiunge alla petizione lanciata nei giorni scorsi per l'assunzione del personale, è messa nero su bianco in una lettera inviata ai tre direttori generali dai responsabili della Fp-Cgil sanità, la Fp-Cgil medici e la Nidil-Cgil, Gaetano Alessi, Vittorio Dalmastri e Gaia Stanzani. "La vicenda covid-19, affrontata con tenacia e coraggio da parte di tutti gli attori in campo - si legge nella lettera - ha però prodotto, a causa di norme nazionali che impongono regole e limiti precisi sul reclutamento del personale, un risultato parallelo inaspettato: l'aumento del precariato all'interno delle strutture sanitarie".

Questo significa che "infermieri a tempo determinato di 36 mesi hanno preso il posto di colleghi a tempo indeterminato" e che i "contratti di somministrazione stanno prendendo, in pratica, il posto dei tempi determinati". In buona sostanza, avverte il sindacato, "tutte le professioni sanitarie, tecniche, amministrative e socio-sanitarie, mediche e del comparto, hanno subito uno scivolamento verso il precariato e sono aumentati i contratti di collaborazione e libero professionali".

In questi mesi, continua la Cgil, "abbiamo lavorato tutti per la salvaguardia della sanità pubblica, ma al momento l'abbiamo, senza nessuna intenzione, resa precaria". Per questo, dicono i sindacalisti rivolgendosi ai direttori generali delle tre aziende sanitarie di Bologna, "vi chiediamo un atto di coraggio nell'affrontare il problema, cercando insieme soluzioni all'interno dell'azienda e all'esterno, coinvolgendo la politica e le Istituzioni", a partire dalla Conferenza socio-sanitaria metropolitana.

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La richiesta del sindacato è "istituire entro settembre al livello interaziendale un 'tavolo dei diritti', che analizzi tutti i dati e dia risposte a quei professionisti che hanno affrontato di petto una pandemia che di certo non chiedeva il contratto di lavoro per esplodere in tutta la sua pericolosita' e violenza. Piu' diritti vuol dire piu' stabilita' nei reparti, formazione continua, una maggiore valorizzazione professionale del personale, una cura piu' attenta delle persone. Vuol dire futuro, quello che tutti dobbiamo cercare di garantire alla sanita' pubblica", concludono i rappresentanti Cgil. 

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