A Bologna non c’è lavoro: “Faccio la stagione al mare”. Ma a che condizioni?

La denuncia di alcuni bolognesi che hanno scelto di lavorare stagionali in Riviera: 3 interviste, stesse condizioni: salari bassi, metà stipendio "in nero" e la raccomandazione: non fate scontrini!

Stabilimenti balneari in Riviera

C'è crisi e “a Bologna non c’è lavoro”. Così tanti giovani, molti dei quali laureati con esperienza, hanno fatto i bagagli e sono andati sulla costa Romagnola per lavorare da stagionali in alberghi, locali e stabilimenti balneari. Mete più gettonate, Rimini, Riccione e Marina di Ravenna. Ma a quali condizioni? Contratti “bufala”, oltre 12 ore al giorno, 7 giorni su 7.

BolognaToday ha raccolto le testimonianze di alcuni lettori.

CONTRATTO "A CHIAMATA". Avevo un contratto a chiamata da 800 euro mensili per 4 ore al giorno – racconta L.E., 28enne bolognese laureato in Lettere e oggi disoccupato – “Le ore diventavano sistematicamente 10/12 e a volte anche 14, naturalmente senza giorno libero. Poi c’era una quota fuori busta, e quindi in nero,  di 350 euro al mese che avrebbe dovuto integrare gli straordinari. Ma questi stessi straordinari, nonostante fossero extra e non tassati venivano pagati secondo quota oraria da busta paga, quindi circa 5 euro”. C’era poi l’incubo del cosiddetto “monte ore“: “Se non si raggiunge il monte ore, che è un totale di ore da fare in tutto il periodo di lavoro e che supera le 1.000, lo stipendio resta in bilico e quindi bisogna accumularne il più possibile, saltando anche la pausa pranzo, quando è prevista dall’orario…”.

NERO. La seconda testimonianza riguarda una ragazza della provincia bolognese, A.M., che ha lavorato come barista in una gelateria sul lungomare: “Il mio stipendio non ha mai superato i 1.100 euro mensili, inclusa una parte non considerata da contratto e nonostante le tante ore di straordinario accumulate. Da questa cifra va però sottratto il canone d’affitto (visto che l’alloggio non era incluso!) che per una stanza si aggirava intorno ai 350 euro al mese, naturalmente pagati in nero al padrone di casa. Insomma, alla fine ho lavorato tantissimo, ma la mia situazione finanziaria non è poi cambiata molto!”.

VITTO SI’, MA SOLO AVANZI.Potete mangiare qualcosa qui, ma solo quello che avanza dopo il pranzo”, questa la raccomandazione del datore di lavoro di F.B., 27enne di Castenaso stagionale in uno stabilimento balneare con la qualifica di addetto alla spiaggia. E così “anche quella mezz’ora di pausa diventa un momento di tensione visto che si è costretti a cibarsi solo di panini, pizzette e piadine che i clienti non hanno acquistato”. Oltre a tutto questo, il giovane racconta anche che ai ragazzi che stavano alla cassa del bar veniva chiesto di “evitare di fare scontrini fiscali”, anche se fortunatamente qualcuno lo richiedeva in modo esplicito.

DAL MONDO DEI BLOGGER. I lavoratori stagionali della costa romagnola, attraverso un blog (schiavinriviera.it), hanno denunciato con racconti e documenti le loro avventure in Riviera puntando il dito contro un vero e proprio “sistema di schiavismo”: Tfr, giorno libero e ferie pagate soltanto degli optional a discrezione del datore di lavoro. Lo stipendio va dai 1.200 (ma si registrano anche salari di 800 euro per le stesse ore di lavoro, con addendum in nero) ai 1.600 euro per un orario di lavoro di 10-12 ore (7 giorni su 7), quando i dipendenti dovrebbero farne 6,40 per 6 giorni.

Secondo il sindacato: "La responsabilità è del datore di lavoro e se qualcuno offre un tipo di contratto illegale, bisogna dirgli semplicemente di no". Ma come se non ci sono alternative, come si fa a dire “NO”?
 

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