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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Ddl Zan, Bologna non si ferma. Rivolta Pride e Cassero: "I nostri corpi oggetto di scambio politico"

Ieri sera alcune attiviste e attivisti sono scesi in strada per manifestare

Bologna non ci sta. Il giorno dopo lo stop al ddl Zan, il disegno di legge contro l'omotransfobia finito nella tagliola al Senato con voto segreto, il mondo Lgbt+ cittadino annuncia mobilitazioni e il sindaco Matteo Lepore chiama a raccolta anche le altre città.

"Occorre portare avanti questa battaglia – dice il primo cittadino, come riporta l'agenzia Dire – e dalle città deve crescere una mobilitazione perché si continui a portare avanti una proposta di legge contro ogni forma di odio, discriminazione e omotransfobia". Lepore ne ha parlato a margine di una conferenza stampa al Sant'Orsola e ha ringraziato il segretario Pd Enrico Letta "per aver tenuto duro su questo, Alessandro Zan e le migliaia di attivisti che si sono battuti per questa proposta. Bologna – assicura – continuerà a lavorare in questa direzione come città più progressista d'Italia. Daremo il nostro sostegno a questa battaglia a livello nazionale".

Ieri, ribadisce Lepore, "è stata una brutta giornata per il paese e anche per Parlamento. Vedere deputati e senatori esultare quando si negano i diritti delle persone più fragili, quelle che vengono colpite da odio e discriminazione, è davvero una pagina buia per la storia del nostro paese. È il frutto dei populismi, della politica cinica che purtroppo ha preso possesso del Parlamento. Credo che questa immagine di ieri richieda un passo avanti dei progressisti e dei democratici".

Il Cassero: "Ddl Zan è morto ma noi no"

"Abbiamo appena assistito all’ennesima pagina vergognosa per i diritti delle persone Lgbti+ nelle aule della democrazia italiana – scrivono le attiviste del Cassero – poche ore fa il Senato ha votato a favore della cosiddetta “tagliola”, presentata da Fratelli d’Italia e votata a scrutinio segreto. Questo provvedimento segna definitivamente la morte del ddl Zan per come lo abbiamo conosciuto finora. La discussione al Senato ha dimostrato che chi siede sugli scranni del parlamento non ha nessuna intenzione di tutelare le vite di chi appartiene alla comunità Lgbti+ e non ha nessuna consapevolezza di quali siano i bisogni di cui essa è portatrice: i nostri corpi sono stati usati nuovamente come oggetto di scambio politico e per squallidi giochi di potere, a destra come a sinistra". 

"Siamo arrabbiate – proseguono – perché oggi ci è stato ribadito per l'ennesima volta che l'Italia non è un paese per noi frocie. Siamo arrabbiate perché le nostre vite e i nostri corpi sono oggetto di violenze quotidiane, verbali, fisiche e simboliche, come dimostrano le aggressioni di questi ultimi mesi e le parole offensive pronunciate oggi da chi rappresenta le istituzioni. La legge contro l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo era il minimo sindacale, già frutto di compromessi e oggetto di attacchi diretti per eliminare qualsiasi riferimento all’identità di genere, ma siamo scese in piazza più volte per chiederne l’approvazione senza nessun passo indietro". 

"Siamo arrabbiate e scenderemo di nuovo in piazza per continuare a chiedere molto più di Zan, oggi più che mai è necessario continuare a farlo. Continueremo ad incontrarci in assemblea con tutte le realtà associative e non che compongono la nostra comunità, con tutt? le lesbiche, gay, trans*, bisessuali, pansessuali, intersex, assessuali, non binary, e alleat?".

Rivolta Pride: "Se le istituzioni affossano il Ddl Zan, ci autorganizziamo"

"Ieri siamo state testimoni dell'affossamento della Legge Zan. Atto inaspettato, quanto sospetto e preventivato, è stato espressione dell'omolesbobitransfobia diffusa in questo Paese. Non solo, dimostra ancora una volta quanto la violenza istituzionale sia intrinseca al nostro sistema e ai suoi "rappresentanti", i quali esultano mentre privano le persone dei propri diritti. Questo non fa che sommarsi alle discriminazioni che come persone LGBTQIA+, donne e persone con disabilità – si legge in una nota – viviamo quotidianamente sulla nostra pelle. Come se non bastasse, la Legge Zan è morta anche perché è diventata terreno di battaglia per le rese dei conti tra partiti, compiendo un gioco al ribasso sui nostri corpi che non abbiamo accettato fin dall'inizio del dibattito parlamentare".

"Durante quest'anno siamo scese in piazza gridando #moltopiudizan, consapevoli che quella legge rappresentava il minimo di ciò che davvero vogliamo. Non vogliamo essere uccise  o aggredite per la nostra identità di genere, per il nostro orientamento sessuale, per la nostra disabilità o a causa di odio misogino. Abbiamo sperato nell'articolo 4 e di poter così sedimentare le azioni positive contro le discriminazioni nelle scuole con un'educazione alle differenze, al genere e alla sessualità".

"La chiusura dell'iter parlamentare del Ddl Zan, farcita di violenze verbali irricevibili, ci porta necessariamente ad alzare il livello di autorganizzazione del movimento LGBTQIA+ tutto. Il 27 ottobre ci siamo ritrovate in centinaia in assemblea pubblica per organizzare insieme la lotta contro la violenza strutturale omolesbobitransfobica, abilista e misogina e per esprimere il bisogno della nostra comunità di spazi di organizzazione, per i nostri servizi e per la nostra socialità. Spazi che nella città di Bologna ci sono stati tolti violentemente o si sono ridotti drasticamente negli ultimi anni". 

"Nella Bologna che si racconta come città inclusiva e rainbow, noi vogliamo ricordare che le persone LGBTQIA+ la scelgono perché noi lesbiche, trans, froce, transfemministe la attraversiamo da decenni e qui abbiamo costruito con le nostre forze e con pochissime risorse, a nostre spese, quella cultura "progressista" di cui tanto si parla di questi tempi. E paghiamo ancora, sovraffollate per la scomparsa di spazi fisici, attaccate e molestate dal centro alle periferie, ignorate dalla politica, come l'iter del Ddl Zan vuole dimostrare. Dalle 30mila persone al Rivolta Pride del 3 Luglio 2021, alle centinaia mobilitate nelle Slutwalk e in assemblea in questa città il messaggio è chiaro: noi non ci fermiamo. E per dimostrarlo siamo già scese in strada ieri sera, 27 ottobre, attraversando il Pratello fino a piazza Maggiore, gridando con tutta la nostra rabbia: #moltopiudizan".

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