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Foto Ansa/ Giorgio Benvenuti

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Scontri all'Università, studenti si distaccano dai collettivi: "Non ci rappresentano"

LE LETTERE. Sono diversi gli studenti che ieri hanno vissuto gli scontri violenti fra membri dei collettivi universitari e forze dell'ordine loro malgrado e che fanno delle riflessioni. Michela a Gabriele: "Loro non ci rappresentano"

Gli scontri di ieri fra i collettivi universitari e le forze dell'ordine per alcuni istanti hanno trasformato via Zamboni nel teatro di scene piuttosto violente, suscitando diverse reazioni da parte degli studenti che si trovavano in facoltà o in biblioteca nei momenti più caldi. Fra questi Gabriele e Michela, iscritti rispettivamente a scienze storiche e ad antropologia e scienze orientali.  

"Sono Gabriele, studente di scienze storiche dell'università di Bologna. Ci terrei a condividere con voi una posizione che non è solo la mia, ma è la stessa di numerosi altri studenti e per questo ho scritto la mia Lettera al Collettivo Universitario Autonomo di Bologna".  

"Io non sono rappresentato da queste persone, ci tengo a precisarlo pubblicamente. Coloro che dovrebbero rappresentare la 'voce degli studenti"'si auto-presentano, già su, Facebook con una raffigurazione di un ragazzo in tenuta antisommossa. Come pretendete dunque di passare per vittime non appena avvengono scontri con la Polizia? I metodi della polizia criticati da voi, studenti come me, sono esattamente gli stessi che voi adottate. Sento vostri membri vantarsi degli sforzi fatti tentando dialoghi pacifici, ecc... ma i dialoghi pacifici perdono la loro efficacia quando sono solo il preludio ad una risposta violenta, o quantomeno prepotente. E siete probabilmente troppo fieri delle vostre barricate per capire che lanciare sedie e bottiglie danneggerà in maniera irrimediabile qualsiasi prossimo tentativo di essere presi sul serio in maniera civile.

"La violenza come difesa mi sembra assurda, non giustifico affatto il ricorso alla violenza come forma di resistenza. Un metodo più efficace di resistere, in questa epoca storica, è quello di sottrarsi all’uso della forza e cercare soluzione alternative. Ma probabilmente voi questa la giudicate codardia. Se aveste veramente a cuore un obiettivo di lungo periodo non vi converrebbe affatto concedere deroghe alla violenza in base alle circostanze. E non sto qui a fare discorsi sul fatto che 'la violenza porta ad altra violenza', anche se (purtroppo, nel 2017) ce ne sarebbe bisogno.  Questa comunque è la mia opinione. Può essere sbagliata. Mi auguro di non ricevere accuse di fascismo o bottigliate. Principalmente ci tenevo a precisare che io, in quanto studente, non sono rappresentato dal CUA".

Un'altra studentessa, Michela (dipartimento di lettere e beni culturali) che si trovava al 38 nel momento dell'irruzione dei collettivi vuole dire la sua: "Vorrei solo dire che per mia sfortuna oggi (ieri ndr) ero fra quei ragazzi rimasti chiusi dentro al 38 per colpa dei collettivi e vi assicuro che questi "studenti" non erano 500, bensì una ventina/trentina. Leggendo l'articolo mi è parso quasi che si facesse riferimento alla maggior parte degli studenti universitari, ma quando oggi ci hanno chiuso dentro e hanno iniziato a urlarci che la polizia era entrata bruscamente al 36 e ciò non era giusto, noi tutti ci siamo schierati contro questi gruppi deidi collettivi anarchici e poco rispettosi, dicendo che volevamo uscire al più presto e che non saremmo andati contro nessuno perché erano stati loro a occupare ingiustamente e illegalmente il 36.

"Ecco, scrivo solo perché queste persone che pensano di rivoluzionare il mondo con la violenza e distruggendo spazi pubblici dediti alla cultura non rappresentano la maggior parte degli universitari, bensì una piccola cerchia ahimè più rumorosa che purtroppo coinvolge tutti noi".  

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