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75 anni fa la Liberazione di Bologna: luoghi, aneddoti e storie della Resistenza

Ne abbiamo parlato con Olga Massari dell'Istituto Parri di Bologna

 

La prima grande città del nord Italia a liberarsi dal nazifascismo è Bologna. Era il 21 aprile 1945, 75 anni fa. All'alba di quel giorno in città entrano le prime unità combattenti alleate: alle 6 da est i soldati del 2° Corpo Polacco dell'VIII Armata, al comando del generale Anders; alle 8 da sud i reparti avanzati della 91a e 34a divisione USA, le avanguardie dei gruppi di combattimento italiani "Legnano" (battaglione bersaglieri "Goito"), "Friuli", "Folgore" e parte della brigata partigiana “Maiella”, aggregata all'VIII Armata.

In strada Maggiore alcuni militari polacchi impugnano minacciosamente le armi alla vista delle bandiere rosse sventolate dai partigiani. Piazza Maggiore diventa a poco a poco un grande parcheggio di mezzi militari alleati. 

All'alba, quando si sa che la città è liberata, gruppi di donne e parenti dei partigiani cominciano a deporre fiori ed affiggere foto sul muro esterno del Comune in piazza Nettuno poiché in quel luogo, chiamato dai fascisti 'posto di ristoro dei partigiani', furono fucilati molti resistenti. Nacque così, in maniera del tutto spontanea, "dal basso", il Sacrario dei partigiani.

Ovunque la popolazione bolognese accorre e circonda festante i soldati liberatori. Bologna è libera, la gente festeggia la fine di un incubo. I carri armati ed altri mezzi corazzati occupano il crescentone e la campana dell’Arengo suona a festa. Bologna, città medaglia d'oro della Resistenza, è finalmente libera.

Partigiane e Partigiani

Come ricorda Olga Massari, storica e collaboratrice dell'Istituto Storico Parri, nel bolognese ci sono circa 12mila partigiane e partigiani riconosciuti. I morti più di 2mila, come ricorda uno dei luoghi storici, il Sacrario dei Partigiani appunto.

"Si è calcolato che per ogni partigiano che combatteva – spiega – ce ne fossero almeno dieci che ruotavano intorno, si tratta di quella resistenza civile grazie alla quale il partigiano riusciva a mangiare, dormire e nascondersi. Se non ci fosse stata questa resistenza civile – continua – si è calcolato che quella in armi non ci sarebbe stata".

"Gli uomini, rispetto alle donne erano molti di più: la proporzione è circa di uno a otto – spiega Massari – per questo le donne sono in un certo senso molto più eroiche degli uomini. Parliamo di donne giovani, di età compresa tra i 20  e i 30 anni, cresciute e vissute negli anni del fascismo, negli anni Trenta e Quaranta, cresciute senza mai conoscere la Libertà".

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(Immagini Istituto Storico Parri)

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