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'Liberidifare', i disabili scendono in piazza: 'No a elemosine assistenziali'

La richiesta al nuovo Governo del diritto alla vita indipendente: 'Poter pagare un assistente che ti rende una persona libera, di fare e di decidere, nonostante la disabilità'

"Tra reddito di cittadinanza, flat tax e altre misure il nuovo governo promette di spendere fino a 125 miliardi di euro". E per le persone con disabilità? Se lo chiede il Movimento "Liberidifare", la rete italiana che contesta l’insufficienza di assistenza personale per le persone disabili che scenderà in piazza a Bologna il 9 giugno alle 17 in via Indipendenza (angolo via Marsala).

"C’è un nuovo Ministero, sarà forse l’occasione di aprire la stagione dei diritti e chiudere quella delle elemosine
assistenziali? Così non sembra leggendo il contratto di governo. Sulla disabilità, il contratto lancia molte
dichiarazioni di principio, anche condivisibili, ma nessuna misura concreta e quantificata, salvo l’equiparazione della pensione di invalidità all’assegno sociale – ovvero: spiccioli, e per i pochi che non superano il limite di reddito". 

Per il movimento il neo-ministro Fontana (Ministro della Familgia - ndr) perpetuerebbe la retorica degli “aiuti” da concedere, dichiarando che andrà cercato qualche “escamotage” perché le persone disabili siano “aiutate un po’ di più che in passato”. 

"Caro ministro - mandano a dire i disabili - nel 2018 non cerchiamo più aiuti, ma diritti. E da un governo che ha il
coraggio di sfidare i vincoli di bilancio su temi molto più divisivi ci aspettiamo ben altro: per esempio una vera garanzia del diritto alla “vita indipendente” – cioè poter pagare un assistente personale che ti alza la mattina, ti veste, ti porta in bagno e ti fa uscire di casa quando lo desideri. Ti rende una persona libera, di fare e di decidere, nonostante la disabilità". 

"Sembra assurdo - continua Liberidifare - che tra tutti gli investimenti promessi manchi proprio la garanzia del
diritto più essenziale che c’è: poter compiere i gesti vitali di base di ogni essere umano. Si tratta di un diritto già esistente sulla carta, grazie alla L. 162/98 e alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ma mai concretamente esigibile a causa della mancanza di fondi". 

'Solo se sei fortunato e abiti in una regione virtuosa...'

In pratica, si denuncia che il sistema di welfare nazionale, dia ancora per scontato che i compiti assistenziali spettino – gratis,– alle famiglie: non esistono misure economiche nazionali che garantiscano il pagamento degli assistenti personali: "L’unica che ci somiglia è  l’assegno di accompagnamento: 500 euro. Che di certo non bastano ad assumere in modo regolare degli assistenti qualificati che attraverso dei turni coprano le 24 ore della
giornata. Solo se sei fortunato e abiti in una regione virtuosa, potresti accedere al cosiddetto assegno di cura: una somma di importo variabile, che quest’anno c’è e l’anno prossimo  chissà, dipende se la regione confermerà lo stanziamento. Una somma calcolata sulla disponibilità di bilancio, non sul bisogno della persona: ci sono soldi per l’assistenza solo tre volte a settimana? Gli altri giorni non esci di casa. Non possiamo pagarti l’assistenza 24 ore al giorno? Che problema c’è, continuerai a vivere coi genitori anche a 50 anni, tanto sei disabile". 

Fondo per la Non Autosufficienza

Il Fondo per la Non Autosufficienza (FNA), finora, non arriva a 500 milioni "negli anni più fortunati, ma in gran parte coprono le rette delle strutture residenziali. E per la vita indipendente – li chiamano ancora progetti sperimentali – ci sono 15 milioni. Già un agguerrito gruppo di persone con SLA, il 'comitato 16 novembre', aveva proposto di alzare l’FNA a 1 miliardo - naturalmente senza successo. Eppure cosa sarebbero, per chi ha promesso di spenderne 125?". 

Quindi "Se davvero l’istituzione del Ministero per la Disabilità vuole fare la differenza, non si limiti a distribuire qualche aumento a mo’ di elemosina. Il vero cambiamento sarebbe riconoscere che l’assistenza personale è un diritto di base, come la sanità o l’istruzione, e garantirlo in maniera permanente, su scala nazionale. Assicurare insomma a tutti i cittadini che, in caso di disabilità, si dovranno preoccupare di tante cose, ma almeno non di come pagarsi l’assistenza". 

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