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Luci accese sui teatri dopo un anno di buio: "Azione simbolica contro il rischio che ci si abitui alla nostra assenza"

Ieri sera luci puntate su alcuni teatri che hanno risposto all'appello di UNITA, Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo: "Un anno fa si chiudeva tutto. Fatica per molti a sbarcare il lunario"

I teatri sono chiusi, ma le loro luci si sono accese come le candeline di una torta: la ricorrenza però è la peggiore di sempre e segna un anno esatto dalla chiusura dei palchi a causa del Covid-19. Arena del Sole, Dehon, Testoni, Antoniano, Stignani di Imola sono alcuni dei teatri che in lungo e in largo per l'Italia hanno raccolto l'invito dell'Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo (U.N.I.T.A) a illuminare e tenere aperti i propri edifici nella sera del 22 febbraio (dalle 19.30 alle 21.30) per chiedere al nuovo governo Draghi e a tutta la cittadinanza che si torni a parlare di teatro e di spettacolo dal vivo, con l'obiettivo di programmare una riapertura in sicurezza. Un'accensione fortemente simbolica. 

Giuliano Barbolini, Emilia Romagna Teatro Fondazione (ERT) torna indietro nel tempo: "Un anno fa (eravamo proprio nel pieno di un festival di richiamo internazionale con spettacoli sia di nostra produzione che ospitate e poi è successo quello che ben sappiamo. Un anno terribile per noi, con massimo rispetto per le persone che non ci sono più e per il loro cari. Anche il teatro e la cultura hanno sofferto e soffrono ancora tanto: questa iniziativa è servita per dire che ci siamo e che il teatro riprenderà la relazione con il suo pubblico. Quando abbiamo riaperto simbolicamente a giugno e poi a settembre sempre nel rispetto delle misure anti-contagio (misurazione della temperatura, pubblico ridotto, ecc...) eravamo felici di essere presenti e abbiamo toccato con mano una grande voglia da parte del pubblico di tornare a teatro insieme all'mpressione è che le norme fossero a un buon grado di sicurezza sia per i lavoratori che per gli spettatori. Tengo a dire che anche a porte chiuse, dentro non si è mai smesso di lavorare per far sì di essere prontissimi il giorno in cui si potrà risalire sul palco. Un'intervista di ieri a Dario Franceschini (lunedi 22 febbraio 2021 ndr) lascia intendere che c'è una volontà verso la cultura come risorsa e quindi stasera siamo qui ad esprimere una esigenza". 

L'Emilia-Romagna tornata in zona arancione: cosa è aperto e cosa no

Massimo Sterpi, responsabile di programmazione di Cinema e Teatro Antoniano: "L'adesione è simbolica, ma si tratta di quei simbolismi dal forte significato: domenica 23 febbraio 2020 eravamo aperti con ben tre film sui nostri schermi. Sentivamo quel timore di qualcosa che sta per accadere, ma non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere e soprattutto una sosta così pesante che alla lunga ha messo in ginocchio tutto il sistema. Questo momento e queste luci sono accese per sentirci uniti a tutti i lavoratori dello spettacolo e alle maestranze come i liberi professionisti che hanno fatto e stanno facendo ancora più fatica a sbarcare il lunario". 

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"Il bambino-spettatore ci manca moltissimo - spiega Gabriele Marchioni, presidente de La Baracca - Teatro Testoni Ragazzi - noi come teatro ragazzi abbiamo sospeso le attività per le scuole il 24 di febbraio dello scorso anno per poi organizzare degli spettacoli in estate, ma in con i nostri locali sempre chiusi e l'impossibilità di vedere le classi tornare ad assistere agli spettacoli. Questa luce vuole portare l'attenzione su una situazione che sta venendo a mancare e il rischio è quello di abituarsi all'assenza. Ecco, la luce serve a evitare questo". 

"Facciamo luce sul teatro": l'iniziativa del 22 febbraio 

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Licia Navarrini, attrice e regista iscritta a UNITA, si è presentata puntuale davanti al Teatro Tivoli insieme ai suoi colleghi e alle sue colleghe per puntare la luce sulla situazione scura degli attori e degli interpreti: "Chi parla del nostro lavoro non sa davvero di che parla, Franceschini compreso. Siamo lavoratori senza garanzie, le nostre attività sono state interrotte da un anno e non sappiamo quando potremo riaprire. Per molti nessun ristoro, non veniamo riconosciuti come professionisti a da metà degli anni'50 ad oggi (quando era Eduardo a chiederlo) non siamo riusciti ancora ad ottenere un registro nazionale degli attori. Siamo qui per accendere il nostro teatro". 

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Si è acceso anche il Teatro Stignani di Imola 

Anche il teatro comunale di Imola ha aderito all’iniziativa “Facciamo luce sul teatro!” e i cittadini sono invitati a presentarsi all’ingresso del Teatro Stignani, illuminato e simbolicamente aperto per incontrare di nuovo la cittadinanza. “Una protesta silenziosa ma tangibile, nel rispetto delle normative, per accendere la  luce  per il teatro e per chiedere che i lavoratori dello spettacolo non siano lasciato soli” il commento dell’assessore alla Cultura Giacomo Gambi.
Luca Rebeggiani, responsabile del Servizio teatri e attività musicali del Comune di Imola: “rubo una frase di un mio collega direttore in un altro teatro della zona: ‘I teatri, chiusi, si ammalano’. Può sembrare una frase retorica ma non lo è. I teatri si ammalano perché non hanno il pubblico. I teatri di tutta la Nazione sono spenti da un anno, hanno perso la loro funzione di piazze aperte sulla città, motori emotivi e culturali della vita di una comunità. Abbiamo quindi sposato con entusiasmo questa iniziativa".

Foto Studio Bettini-2

Teatri e cinema chiusi: come far fronte a questa ulteriore stangata? 

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